Ci rivolgiamo a tutte e tutti coloro che hanno camminato con noi nel percorso del Brancaccio, verso la “Sinistra che ancora non c’è”.
Abbiamo risposto per sincero spirito costruttivo e di responsabilità ai tanti appelli che si sono succeduti in questi giorni e di cui ringraziamo tutti. Lo spirito del Brancaccio ha seminato bene, e di questo siamo felici.
Eravamo e siamo a tutt’oggi convinti che la formazione di una alleanza fra cittadini e forze politiche per la difesa della Costituzione e la riaffermazione dei diritti cancellati dalle politiche neoliberiste degli ultimi governi, la costruzione di un fronte unico e innovativo della Sinistra verso un progetto più grande dei suoi singoli pezzi, il rilancio delle politiche per l’uguaglianza e per una democrazia compiuta, in tutte le sue forme partecipative e sostanziali siano e restino l’obiettivo primario di ogni ragionamento e azione politica della stagione che viviamo.
Ma, ad oggi, la nostra proposta alle forze politiche, perché il percorso verso una lista unica a Sinistra potesse essere ampiamente partecipato, democratico, libero e trasparente, non ha avuto alcuna risposta.
Il risultato è che ormai si corre a grandi passi verso due liste: una di MDP, Possibile, SI; l’altra di Rifondazione Comunista e altri soggetti.
Nessuna di queste due proposte corrisponde a quella idea di unità, credibilità, partecipazione, innovazione, radicalità lanciata nel nostro appello del 18 giugno, che prefigurava l’inizio di una nuova stagione per il Paese e per la Sinistra.
Di più, le ragioni e i fini che sembrano muoverle – nel rispetto della piena autonomia dei soggetti politici che le guidano – non richiamano, neanche lontanamente, il metodo e lo spirito del Brancaccio.
Nessuno – a cominciare da noi due – può pensare di imporre agli aderenti a quell’appello una linea comune circa le decisioni che tutti ci troveremo a dover prendere nelle prossime elezioni: scegliere tra due liste diverse, guardare altrove o prendere la tristissima e dura decisione di non votare.
In queste ore si moltiplicano gli appelli pubblici e privati a noi stessi e a tante personalità della cosiddetta società civile perché si esprimano a favore di uno dei due processi a sinistra: naturalmente ognuno degli interpellati deciderà in totale libertà.
Ma noi teniamo a sottolineare che il progetto dell’ “alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza” era quello
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Anna Falcone e Tomaso Montanari raccolgono 'il grido di dolore ...' ma pongono le loro condizioni "per far ripartire la sinistra del Brancaccio".
pubblicato su Huffington Post del 18 novembre 2017
L’appello firmato da Luciana Castellina e da tante altre personalità pubbliche della Sinistra italiana, e i numerosi altri appelli giunti da tutta Italia in questi giorni tormentati, meritano una risposta seria e responsabile.
Il percorso del Brancaccio è stato il tentativo di costruire una lista che accogliesse, unisse e portasse in Parlamento la Sinistra più diffusa, concreta e carica di futuro. Quella dei cittadini, e delle tante lotte e vertenze disseminate nel Paese, per la difesa di un posto di lavoro, di un territorio, di un bene comune, di uno spazio, un diritto, un servizio o un principio. Quella della Costituzione, e della vittoria del 4 dicembre.
Abbiamo proposto di farlo non contro, ma con, i partiti: in un’alleanza per la democrazia e l’uguaglianza. Perché, come ci ha ricordato anche ieri Maurizio Landini, “il problema non è mettere insieme cose che già ci sono, ma innescare un nuovo processo”.
Ci siamo fermati quando abbiamo avvertito con nettezza, nei soggetti organizzati, la paura di mettersi in gioco fino in fondo, preferendo ad una partita in campo aperto il tratto autoconsolatorio dell’identità, e quello politicista dell’autoconservazione: si stava, e si sta andando, verso la somma di tre partiti già esistenti.
Se l’assemblea del 18 novembre rischiava di liquidare ogni anelito unitario, quella del 3 dicembre si sta costruendo – sono parole dell’appello cui rispondiamo – come mera “ratifica di una scelta interna al tavolo dei partiti”.
Una scelta legittima, certo: ma assai diversa dal “nuovo processo” che avremmo voluto, e che ci siamo promessi al Brancaccio.
Ora, e prima che sia troppo tardi, con sforzo d’immaginazione e ottimismo della volontà, ci par di vedere un solo modo per rimettere in carreggiata quel processo: costruire un processo autenticamente democratico di cui nessuno abbia il controllo.
Un’assemblea che possa decidere, liberamente e realmente, su programma, leadership, criteri delle candidature, comitati etici e di garanzia.
Crediamo che ci siamo ancora due modi per arrivare a questo risultato.
Il primo è costruire un percorso completamente diverso
(13 novembre 2017)
L’assemblea generale del percorso del Brancaccio convocata a Roma per sabato prossimo, 18 novembre, è annullata. Mi scuso personalmente con tutti coloro che, non di rado con sacrificio, hanno già acquistato il biglietto del treno o dell’aereo.
E mi scuso con tutti i cittadini che sarebbero venuti a discutere la redazione finale del progetto di Paese che è uscito dalle Cento Piazze per il Programma.
Il fatto è che sono sparite una ad una, nelle ultime ore, le condizioni minime per tenere un’assemblea democratica e per pensare che l’itinerario del Brancaccio possa arrivare a raggiungere il suo scopo.
***
Ricordo quale fosse il progetto del Brancaccio, nelle parole della relazione di apertura che ho pronucniato nell’assemblea del 18 giugno: «Se fossimo convinti che la forma partito è sufficiente, oggi non saremmo qua: non si tratta di rifare una lista arcobaleno con una spruzzata di società civile. C’è forte l’esigenza di qualcosa di nuovo, e di qualcosa di più grande. Lo diciamo con le parole di Gustavo Zagrebelsky: è necessaria la “più vasta possibile unione che sorga fuori dei confini dei partiti tradizionali tra persone che avvertano l’urgenza del momento e non siano mosse da interessi, né tantomeno, da risentimenti personali: come servizio nei confronti dei tanti sfiduciati nella politica e nella democrazia”». Un’alleanza tra cittadini e partiti, dunque. Ma oggi sento il dovere di denunciare pubblicamente che
Leggi tutto: Tomaso Montanari scende dall'autobus: "Il Brancaccio si ferma. Per ripartire."
Però attraverso i nominati garantisce loro l’asservimento del Parlamento
di Alessandro Messina
Adesso che è diventato legge, avendola imposta con 8 fiducie sia alla Camera che al Senato (caso unico per leggi elettorali nella storia della Repubblica), tutti i padrini del rosatellum, cioè i contraenti del patto politico che l’ha generata, si sbracciano a dire che non è perfetta, che non è quella che avrebbero voluto loro, che è un compromesso, anzi l’unico compromesso possibile.
Renzi non può certamente provare questa affermazione perché ha obbligato il governo Gentiloni (parole, gravissime, di Napolitano, come metterle in discussione?) a impedire con la fiducia qualunque emendamento o miglioria a questa legge. Insomma l’unico compromesso possibile perché altri non se ne volevano!
È stata approvata al Senato con un’ampia maggioranza (213, ne bastavano politicamente 161 e in pratica anche molti meno) il ché è un bene per una legge elettorale ma anche perché in tal modo se ne assume la responsabilità, per il contenuto e per il metodo, l’intera classe politica rappresentativa dell’establishment.
Si può certamente osservare come l’ampio schieramento che la sostiene rende del tutto paradossale l’utilizzo della fiducia che è stata ottenuta, in realtà, con l’inserimento dei verdiniani già stabilmente organici ai governi Gentiloni e Renzi, ma mai esplicitamente riconosciuti, e da ultimo anche con la presenza decisiva in aula per sostenere il governo (mettendolo al riparo dalla mancanza del numero legale) di una pattuglia di leghisti e forzisti.
Si prefigura così una vera e propria nuova (?) maggioranza per la prossima legislatura?
Renzi dice che il rosatellum non è la legge che vorrebbe; ne ha proposte o sparate tante che dobbiamo credergli anche se non si sa bene quale sia il suo ideale.
Tuttavia ce lo ricordiamo bene quale legge ha imposto a sua volta al Parlamento con il voto di fiducia, affermando che quella legge ce la avrebbero invidiata tutti in Europa. Era l’italicum! Peccato che la Corte Costituzionale (composta fra l’altro in modo prevalente da giudici indicati dal Pd) l’abbia giudicata contraria ai principi costituzionali ed in buona parte abrogata! Ma anche il Berlusconi (per bocca di Romani) si affretta a far
sapere che no, non è l’ideale, ma è il miglior compromesso.
Ma anche qui lo sappiamo bene qual era l’ideale berlusconiano in tema di sistemi elettorali: quello che confezionò insieme all’astuto Calderoni, suo compare anche in questa occasione, che fra non molto (ci scommetto) ci farà sapere che si tratta di una nuova porcata. Eh sì amici cari il porcellum è la legge di Berlusconi e della Lega, quella che si approvarono in famiglia con il voto della loro sola maggioranza in via di estinzione in coda alla legislatura. Peccato davvero che la Corte Costituzionale anche quella legge l’ha giudicata (sia pur dopo troppi anni ….) totalmente incostituzionale.
Ecco, abbiamo capito quali sono le leggi elettorali ideali per i nostri campioni del compromesso “rosatellum”: quelle in contrasto con i principi della Costituzione!
Ma se per responsabili di reati gravi (e ad es quelli contro la pubblica amministrazione) si commina spesso come pena accessoria l’interdizione dai pubblici uffici, per quelli che provano a violare la Costituzione non c’è una misura cautelare che li obblighi a stare lontani dalle tentazioni legislative in materia elettorale? Se non altro per evitare la “reiterazione del reato”: rosatellum bis!
Commenta (0 Commenti)Pubblichiamo di seguito il documento letto da Tomaso Montanari e Anna Falcone nella conferenza stampa che si è tenuta oggi nella sala della Stampa Romana che fa il punto della situazione politica in seguito alle vicende di questi giorni e rilancia con forza l’inizio del percorso per un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza.
1.
Crediamo che davvero non si possa più aspettare, e lo diciamo con umiltà e con il massimo rispetto per ogni percorso politico: il momento è ora. Perché «guasto è il mondo, preda / di mali che si susseguono, dove la ricchezza si accumula / e gli uomini vanno in rovina» (Oliver Goldsmith, The Deserted Village).
Di fronte all’ennesima legge elettorale-truffa, a un dibattito mediatico-politico concentrato su leadership e personalismi, invece che sulle soluzioni ai problemi delle persone e sulla costruzione di una nuova visione di società e di Paese, una parte importante di cittadini ed elettori si sta chiedendo se andare o no a votare alle prossime elezioni politiche. Perché rischia di trovarsi dinnanzi all’ennesimo Parlamento di nominati non scelti dagli elettori. Perché manca nell’offerta politica un progetto veramente innovativo capace di rappresentare chi non ha voce; di contrastare la precarietà in cui vivono i più, e la quasi totalità delle giovani generazioni; di proporre, oltre alla protesta, un nuovo modello sociale più giusto, inclusivo, solidale. Un progetto capace di rovesciare «la scandalosa realtà di questo mondo» (papa Francesco).
Per cambiare veramente lo stato delle cose non basta il professionismo politico che c’è, occorre qualcosa di veramente nuovo: un progetto unitario più grande e ambizioso dei singoli pezzi, un progetto che vada oltre le prossime elezioni e abbia come denominatore comune il contrasto alle politiche neoliberiste che in questi anni hanno decapitato diritti, futuro e ruolo della sovranità popolare e delle istituzioni democratiche.
Dopo la lunga stagione dei governi e delle politiche nell’interesse dei pochi contro i bisogni e i desideri dei molti è giunto il tempo di immaginare una politica e un governo nell’interesse della maggioranza delle persone. Un mezzo, insomma: e non un fine.
È per questo che consideriamo chiusa la stagione del centro-sinistra: perché è giunto il tempo di rovesciare il tavolo delle diseguaglianze, non di venirci a patti. E per far questo serve costruire la Sinistra che
Riavvicinare le persone alla politica,
partendo dai bisogni e dai valori della sinistra.
Il 30 settembre si terrà a Ravenna la prima iniziativa pubblica in provincia
del movimento di Tomaso Montanari e Anna Falcone.
Alleanza Popolare per la Democrazia e l'Uguaglianza della provincia di Ravenna ha organizzato un incontro di presentazione e di partecipazione sabato 30 settembre alle ore 15,30 presso la sala D'Attorre a Ravenna.
Sono invitati tutti i cittadini interessati a dare un nuovo volto alla politica di sinistra, tutte le associazioni disponibili alla creazione di una forza unitaria ed incisiva e tutte le forze politiche coscienti della necessità di una riorganizzazione dal basso.
Il 04 dicembre 2016 ha rappresentato, con la vittoria del no al referendum costituzionale, l'apice della consapevolezza e della forza che tutti insieme abbiamo un grande terreno comune su cui lavorare se abbandoniamo logiche individualiste e divisive.
Al Brancaccio di Roma, il 18 giugno 2017, è stato fondato il seme di questo lavoro di interazione e partecipazione di tutti attraverso l'adesione all'appello lanciato da Falcone e Montanari: si può dare nuova voce e nuova incisività alla sinistra, soprattutto attraverso coloro che non si sentono attualmente rappresentati, ma che vivono i propri ideali come concreta problematica del nostro paese. Lavoro, Ambiente, Migrazione, Povertà, Istruzione, Ricerca, sono solo alcuni dei temi che ci contraddistinguono e che, senza retorica, trovano il loro faro ideale nell'applicazione della nostra costituzione.
Sabato 30 settembre alla sala D'Attorre di Ravenna in via Ponte Marino presso Casa Melandri troveranno spazio tutti coloro che hanno intenzione di interagire dopo una breve introduzione esplicativa del chi siamo e cosa siamo e dopo tre brevi interventi di esperti sul temi centrali per il nostro territorio: Ambiente, Lavoro e Povertà.
Sarà un momento sia conoscitivo che partecipativo per avvicinare tutti all'idea di una sinistra unita, concreta e partecipata per decidere poi come proseguire in questo percorso.
Alleanza Popolare per la Democrazia e l'Uguaglianza di Ravenna