Coronavirus. Può essere l’occasione per prendere coscienza del punto esatto nel quale è iniziata la deriva inarrestabile che mette in discussione le basi della civiltà fin qui realizzata: in discussione è l’intero modello di sviluppo globale, le gerarchie di mercato della globalizzazione reale, senza regole, che sembrava inarrestabile e che invece all’improvviso si scopre vulnerabile ma senza ammetterlo
Codogno deserta © Ap
Per paradosso che possa sembrare, ecco che l’epidemia terribile del Coronavirus sembra riportare in primo piano i contenuti di fondo della politica, quelli che fatichiamo a rendere evidenti in primo luogo alle nostre coscienze.
Perché viviamo nella stagione storica nella quale precipita la crisi del modello energetico basato su fonti non rinnovabili, mentre è sotto gli occhi di tutti – meno che dei potenti – la calamità che non dà speranza del riscaldamento climatico, e la guerra che si diffonde nel mondo come in un supermercato producendo esodi di massa.
A ben vedere sono tutti argomenti che richiamano in primo piano le scelte sul destino di una sola razza, quella umana, e che riportano alla luce temi decisivi, quali le forme della democrazia necessaria, dell’eguaglianza e della libertà nell’epoca dell’assolutismo del capitalismo finanziario e della iperconnessione dell’informazione; e insieme ripropongono la residua resistenza del bene comune di fronte alla logica e alla pratica istituzionale della privatizzazione generalizzata che ha colpito quel 99% di esseri umani subalterni che non hanno potere, espropriati di ogni possibilità e ricchezza nel presente e nel futuro.
L’epidemia del Coronavirus, nella sua pericolosità reale e in quella enfatizzata dai media, sembra rappresentare così una sorta di malefica sfida e di epocale occasione.
Un’occasione per prendere coscienza del punto esatto nel quale è iniziata
Leggi tutto: L’epidemia come sfida e occasione - di Tommaso Di Francesco
Commenta (0 Commenti)COMUNICATO STAMPA
Camerlona, Savarna, Ponte degli Allocchi
Un vergognoso scempio fascista
Da condannare e contrastare, ogni giorno
Neppure Ravenna - dove la Resistenza e l’antifascismo sono stati forti e con radici popolari ancora profonde - è immune dal virus neofascista e neonazista che si aggira in Europa e in Italia.
Gli episodi di Camerlona, di Savarna e, la notte scorsa, del Ponte degli Allocchi, uno dei luoghi di maggiore intensità simbolica della Resistenza ravennate, denunciano un dilagare di simbologia opposta, fascista e nazista, che aggredisce memoria storica, impegno civile, volontariato, e addirittura, irride una singola persona, citando per nome Artioli, il presidente dell’ANPI provinciale.
Non esistiamo a dire che tutto ciò testimonia rozzezza e ignoranza, che condanniamo con forza.
Ieri, durante la bellissima conversazione di Carlo Smuraglia con studentesse e studenti di Ravenna, un giovane ha chiesto: “Come si possono fermare neofascismo e neonazismo, con forza ma senza violenza?”. La risposta di Smuraglia: “ Con l’applicazione rigorosa delle leggi, che ci sono, e con la diffusione della conoscenza, della storia e della nostra Costituzione”.
E’ quello che facciamo ogni giorno, e che continueremo a fare.
Piena solidarietà quindi all’ANPI e ad Artioli, e grata memoria a chi riposa, a Camerlona.
Senza dimenticare chi è accanto ai bisognosi con solidarietà, come i Volontari di Mato Grosso, a Savarna, fanno da tempo immemorabile.
Chiediamo inoltre ai pubblici poteri italiani che abbiano parole forti di condanna come quelle di Angela Merkel, che non minimizza, ma dichiarainaccettabili i compromessi politici con il neonazismo, e parla con grande allarme dell’odio che attraversa la Germania e l’Europa.
Un odio che va, in modo assoluto, respinto.
Comitato in Difesa della Costituzione di Ravenna
21 febbraio 2020
Un mio caro amico ha sintetizzato la dinamica che ha portato alla vittoria di Bonaccini e del PD in Emilia-Romagna con queste parole che condivido: “A sinistra Bonaccini ha recuperato grazie alla paura del “lupo”, a destra ha drenato presentandosi come la forza della stabilitá, che non tocca i rapporti di forza ma li consolida”. Il mio giudizio sulla politica della Regione di questi anni è che essa sia stata espressione, nelle sue linee fondamentali, di quel “neoliberismo progressista” di cui il PD è il principale perno nel nostro paese.
In Emilia-Romagna quell’aggettivo ” progressista” risente più che altrove della lunga storia della “regione rossa” che ha alle spalle. E dunque è migliore di quello che mediamente il PD riesce a esprimere nazionalmente. Ma la collocazione del PD nel contesto sociale è saldamente ancorata agli interessi forti, non più vissuti come distinti, per non dire alternativi, ai ceti popolari. Il PD vive la società come una melassa di soggetti indistinti annegati nel binomio onnicomprensivo e salvifico di “lavoro e impresa”. Sotto questa visione pacificata situazioni anche estreme di sfruttamento del lavoro, di abbandono e degrado sociale, di decadimento qualitativo e privatizzazione dei servizi sociali, di cementificazioni selvagge ( tarate spesso sulle esigenze dei costruttori) si producono senza sollevare eccessivo scandalo. D’altra parte i gruppi dirigenti del centrodestra condividono quelle politiche ed anzi le vorrebbero attuare in misura ancora più drastica.
La esplosione del voto grillino degli anni passati si era alimentata di quote crescenti di malcontento e di stanchezza nei confronti di queste politiche. Quando il voto grillino si è dissolto per effetto delle sue contraddizioni, della sua incapacità di dare uno sbocco al malcontento, come si è visto coi Governi Conte, una parte di quel voto è trasmigrato verso la Lega facendone il primo partito regionale alle Europee del 2019. Ma la Lega, come si è detto, è un partito non solo di protesta populista, bensì anche una forza che ha cercato, finora con un buon successo a livello nazionale, di unire la protesta populista a interessi conservatori molto simili a quelli che al momento in maggioranza, almeno in Emilia Romagna, sono vicini al PD. L’operazione della Lista Bonaccini
Leggi tutto: Una mia lettura contropelo del voto in Emilia Romagna - di Lanfranco Turci
Commenta (0 Commenti)La candidata più votata dell'Emilia Romagna. Via memorandum e decreti Salvini, ora una politica più umana. La rifondazione del Pd? La guardo con attenzione ma aspetto di capire cos’è. Una lista civica nazionale? Il progetto ancora non c’è ma il nostro metodo può ispirare le altre regioni. Abbiamo dimostrato che si può fare una sinistra che guarda ai movimenti e chiude l’era delle divisioni
Ieri a pagina 10 del Paìs campeggiava il titolo «Elly Schlein, la nueva estrella de la izquierda italiana». Lei sorride, frastornata dagli oltre 20mila voti (a Bologna 15.975, a Reggio Emilia 3.896 a Ferrara 2.227). E dire che «avevo inteso la mia come una candidatura di servizio». La lista «Emilia Romagna coraggiosa» ha preso il 3,8%.
Adesso la chiamano tutti. Hanno scoperto che c’è una sinistra «coraggiosa»?
E questo è un bene. Ma è stato un lavoro di squadra, un metodo che ci siamo dati, e che ci ha permesso di ottenere questo risultato. La vittoria è di tutta la coalizione, ma in buona parte anche di Bonaccini, come dimostra il voto disgiunto. Ma la notizia è che se la sinistra si rinnova nei metodi e nelle proposte torna a fare la differenza. In tre mesi di campagna elettorale abbiamo ottenuto punte oltre l’8 per cento a Bologna ma, ci inorgoglisce il voto anche nelle aree interne e dell’Appennino, che si sentono abbandonate.
Tre settimane di campagna. Ma una storia, la sua, che parte da Occupy Pd fino allo strappo con il Pd, e poi alla sua saggia rinuncia di partecipare alle europee. Si sta ricucendo lo strappo con il Pd?
C’è un’interlocuzione diversa rispetto al Pd precedente. Ma alcune contraddizioni restano. Non era scontato stare in coalizione. Abbiamo chiesto il consenso per contribuire a frenare una destra pericolosa e bugiarda ma anche per condizionare a sinistra le future scelte della regione. È stato capito: i nostri due consiglieri saranno decisivi. Il lavoro più difficile è stato mettere insieme mondi diversi. Il civismo ma anche quattro forze politiche, Art.1, Sinistra Italiana, Èviva e Diem25. Ci siamo dati un metodo, abbiamo lasciato da parte i personalismi e abbiamo cercato le persone più credibili. Nelle liste c’è uno spaccato di società regionale, dei mondi rimasti al margine. Abbiamo fatto un patto intergenerazionale con personalità come Errani e Bersani. Abbiamo condiviso un’idea di futuro sull’emergenza climatica e quella sociale. Da qui abbiamo messo condizioni a Bonaccini, e lui si è impegnato a un patto per il clima, sul trasporto pubblico gratuito per i giovani, un piano per la casa e il rinnovo del patto per il lavoro. C’è un margine di miglioramento su cui lavorare.
Dirigenti Pd che la snobbavano ora la invocano. Che effetto fa?
Ogni attestazione di stima fa piacere. Ma non volevamo solo aggiungere un pezzo che mancava a questa coalizione, perché siamo l’unica lista di sinistra, femminista ed ecologista che ha sostenuto Bonaccini, ma fare un invito: proviamo a riaggregarci, a ricostruire un’intera area attorno a una visione chiara sui temi su cui si mobilita spontaneamente nella società. Le manifestazioni per il clima, quelle di Nonunadimeno e delle realtà femministe, della solidarietà per i migranti. E le sardine.
Siete gli ufficiali di collegamento fra il centrosinistra e le sardine?
Le sardine a marzo discuteranno del proprio futuro. È un processo da seguire con attenzione. Cercheremo di essere un ponte per capire se si può riaggregare un intero campo su basi nuove. Le persone nelle piazze chiedono unità, ma un’unità nella chiarezza, abbandonando l’ambiguità su alcuni temi, come ad esempio l’immigrazione.
Molti nel Pd chiedono che lei sia coinvolta nella loro rifondazione.
Continuerò a tenere un’interlocuzione solida con il Pd, guardo con interesse a quello che si sta muovendo, in attesa di capire di cosa realmente si tratta. Ma nessuno si illuda che la vittoria vuol dire che va tutto bene. È questo il momento di cambiare tutto se si vuole ritrovare la fiducia delle piazze che si muovono da sole.
Sarà la leader di una lista «Coraggiosa» nazionale?
È presto per fare questa riflessione. Ma siamo felici di condividere la nostra esperienza con altri territori. Ma in questo momento non c’è ancora in campo un progetto del genere. Certo,in Coraggiosa ci sono stimoli utili per chi sta per affrontare il voto in altre regioni. A partire dal metodo di costruire le liste e di ascoltare i territori.
Quanto ha contato Prodi nel suo percorso politico?
La mia esperienza politica nasce nel solco delle proteste contro i 101 che ne affossarono l’elezione al Colle. Prodi è un punto di riferimento per molte cose. Sono stata europarlamentare, non posso che guardare a lui con rispetto e stima.
Il Pd al governo rinnova il memorandum sui migranti con la Libia, senza alcuna modifica.
Per le conseguenze sui diritti umani quella è una vergogna che invece va cancellata. Come i decreti sicurezza. Anche su questo chiediamo più coraggio. Lo dico con umiltà, la persona più votata è quella che ha affrontato questi temi con Bartolo, il medico di Lampedusa, a sua volta votatissimo alle europee. È un segnale chiaro al Pd. Ogni centimetro che si cede alla destra rafforza la destra. Il fenomeno migratorio si può gestire con più lungimiranza e rispetto dei diritti.
Si aspettava che il video di lei che chiede conto a Salvini delle assenze dai vertici sui migranti diventasse virale in rete?
No, è stato un incontro casuale. Evidentemente fare le domande giuste e pacate aiuta a inchiodare la destra alle sue responsabilità. Salvini è scappato.
C’è un complimento che le ha fatto particolarmente piacere?
L’endorsement di Mara Maionchi (produttrice musicale, ndr). Tanti messaggi commoventi. Una nonna di 92 anni che si è fatta accompagnare al seggio, una ragazza partita da Monaco, 16 ore di viaggio per votare. Una persona che non aveva mai votato.
La sinistra ha qualche problema con le donne. Ora ha trovato la sua leader?
Non mi piace l’uomo solo al comando, neanche se è una donna. Ma certo, una delle serate più belle della campagna elettorale è stata quella in cui mi sono trovata sul palco con Rossella Muroni, Annalisa Corrado, Marilena Grassadonia, Anna Falcone e Michela Murgia. Non si possono scrivere buone politiche senza lo sguardo delle donne. E a sinistra c’è ancora tanto sessismo strisciante.
Commenta (0 Commenti)Si avvicina la data delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, anzi siamo già in piena campagna elettorale. Si tratta di un appuntamento importante, probabilmente decisivo oltre che per il futuro della nostra regione e della qualità della nostra vita anche per le sorti dell’intero paese. Non solo perché la Lega e il suo capo ne hanno fatto l’occasione di scontro per liquidare il fragile governo Conte 2 ma perché rappresenta il momento, forse cruciale per molti anni a venire, nel quale si fronteggiano due diverse concezioni della politica e della democrazia stessa. La destra italiana, rapidamente compattata dietro le leadership populiste sovraniste e postfasciste, mostra il suo volto più antico, reazionario autoritario e bellicista: va fermata subito, a partire da qui, dall’Emilia-Romagna che della tradizione socialista e popolare è stata la culla.
La redazione di questo sito ha discusso e ha considerato che è necessario, in tali circostanze, innanzitutto che vi sia una massiccia partecipazione al voto e, in secondo luogo, esprimere un voto che sia utile a battere la protervia e la sfida di Salvini, ma sappia anche raccogliere quel consenso di cittadini già di sinistra o di giovani elettori che sfiduciati dalle politiche neoliberiste portate avanti dal centro-sinistra in questi anni, si erano rifugiati nell’astensione o nel voto ai movimenti populisti.
L’iniziativa di Elly Schlein di dar vita a una lista aperta a sinistra e al mondo verde che metta al primo posto le scelte ambientaliste e un modello di economia sostenibile e che riporti la giustizia sociale e i diritti del lavoro ad essere una priorità delle politiche della coalizione di sinistra in regione, ha consentito di connotare a sinistra l’alleanza che sostiene il candidato presidente Bonaccini collaborando in tal modo a battere questa destra pericolosa e reazionaria.
La redazione si riconosce in questa scelta e sostiene la lista CORAGGIOSA che a Faenza (facente parte del collegio di Ravenna) presenta come candidati ben due faentini, Edward Jan Necki e Luca Ortolani, oltre a Isabella Marchetti e Federica Vicari.
Il sito, naturalmente, fedele alla sua ispirazione originaria, continuerà a essere (come dice il nostro documento di intenti) “Uno spazio aperto, pluralista, che favorisca una convergenza unitaria per l'iniziativa politica e sociale a livello locale, ma anche nazionale, europeo e globale …“ ed è pertanto a disposizione per ricevere interventi, informazioni e proposte di dibattito anche dalle altre liste che si collocano nell’ambito politico culturale di QualcosadiSinistra.info.
La redazione
9 gennaio 2020