Russia-Ucraina Dopo l’accordo sui minerali Washington si prepara a dare a Kiev componenti per gli F-16
Ucraina: una miniera di ilmenite, usata per produrre il titanio, nella regione di Kirovohrad – AP
Ci si appresta a commemorare il passato con entrambi gli occhi rivolti al presente. A tenere banco nelle schermaglie diplomatiche fra Russia e Ucraina di ieri ci sono infatti i preparativi per la parata della “giornata della vittoria” che si terrà venerdì prossimo a Mosca, con cui il Cremlino celebra la fine della seconda guerra mondiale. Volodymyr Zelensky si lascia scappare un commento dai toni minacciosi, affermando che Kiev non può garantire la sicurezza dei rappresentanti stranieri che andranno ai festeggiamenti. «Non sappiamo che cosa farà la Russia in quei giorni», ha detto il presidente ucraino durante una conferenza stampa. «Può essere che intraprendano azioni di un certo tipo, come incendi o esplosioni, per poi incolpare noi».
IN PRECEDENZA, il presidente russo Vladimir Putin aveva messo sul piatto una tregua di 72 ore nei combattimenti proprio per il periodo del 9 maggio. Ecco allora che, dopo il rifiuto definitivo delle ultime ore, le autorità del Cremlino colgono l’occasione per segnalare come questo dimostri che Kiev non sia pronta alla pace. «Si trattava di un test da parte nostra», ha commentato il portavoce Dmitry Peskov. «La mancanza di una risposta diretta mostra chiaramente come il neonazismo sia l’ideologia strutturale dell’attuale governo dell’Ucraina». Dal canto loro, Zelensky e i suoi insistono che Mosca non ha mai accettato la proposta di un cessate il fuoco di trenta giorni e che non si è mai rivelata affidabile nel rispettare alcun tipo di tregua (un mezzo tentativo era stato portato avanti a Pasqua, ma vennero denunciate violazioni da entrambi i lati).
Sotto questo scambio di accuse, comunque, c’è più che altro la volontà di accreditarsi sulla scena internazionale e cementificare le proprie alleanze. Una delegazione delle forze armate di Kiev parteciperà infatti alle celebrazioni in Gran Bretagna, quasi a segnalare il distacco sempre più netto dalla memoria sovietica legata alla seconda guerra mondiale. Putin, d’altra parte, cerca di smontare un po’ l’immagine di un’Europa unita nel suo sostegno all’Ucraina puntando quei leader che hanno interessi nello sfidare Bruxelles: pare tuttavia che non ci saranno né l’ungherese Viktor Orban (presente lo scorso anno) né il serbo Aleksandar Vucic (colto da un malore durante la sua visita negli Stati uniti), mentre lo slovacco Robert Fico si dice ancora intenzionato.
AL DI LÀ DELLE MANOVRE diplomatiche, la guerra continua. Nella notte di ieri si è verificato un massiccio attacco russo su Karkhiv, che ha causato incendi in diversi quartieri e lasciato sul campo circa 50 feriti. Le autorità locali denunciano inoltre che i droni utilizzati per colpire la città dell’Ucraina orientale erano muniti di testate termobariche, proprio per amplificare l’onda d’urto e fare in modo che i danni fossero maggiori. Ma anche il centro di Kherson (sud-est del paese), che vede una sponda del fiume ancora occupata dall’esercito di Mosca, è statA ripetutamente colpitA (un morto) così come Zaporizhzhia (20 feriti). Allo stesso tempo, però, l’intelligence ucraina rivendica di aver abbattuto un caccia russo che sorvolava il Mar Nero utilizzando un drone subacqueo (sarebbe la prima volta che un’ azione del genere va a segno) e il governatore della regione russa di Krasnodar accusa Kiev di aver attaccato un edificio residenziale a Novorossiysk, causando quattro feriti.
SONO I PRIMI momenti successivi a quello che sembra essere un effettivo disimpegno degli Stati uniti dai tentativi di negoziato. Dopo la fatidica firma dell’accordo di cooperazione economica avvenuta il primo maggio, con cui Washington si è garantita una partecipazione nello sfruttamento delle risorse ucraine, diversi rappresentanti a stelle e strisce hanno segnalato che non prenderanno più iniziative per far dialogare le parti in conflitto. Ma tutto sembra puntare verso un più deciso sostegno a Kiev: secondo il Pentagono, il dipartimento di Stato avrebbe approvato una vendita di componentistica e servizi per gli aerei F-16 pari a 310milioni di dollari, mentre alcune fonti della Reuters riferiscono che sarebbero pronte nuove sanzioni contro la Russia, che prendono di mira fra gli altri il gigante del gas Gazprom.
NON STUPISCE allora che Zelensky lodi l’«accordo sui minerali» e si dica fiducioso che il prossimo 8 maggio sarà ratificato dal parlamento. Stando a lui, l’incontro con il presidente statunitense durante i funerali del Papa è stata una svolta: «Trump mi ha promesso che difenderà l’Ucraina».
