Attacco al cuore dell’Iran, nella notte Israele colpisce siti nucleari, leader militari e decine di civili. Dopo decenni Netanyahu apre il fuoco contro il suo nemico più grande. Trump apprezza, l’Europa non condanna, Teheran giura vendetta: missili su Tel Aviv. Sono le armi il nuovo assetto del Medio Oriente
Israele-Iran Nella notte di giovedì Benyamin Netanyahu ha lanciato l'offensiva Rising Lion. 78 morti a Teheran e altre località. Uccisi i comandanti militari e della Guardia rivoluzionaria. Teheran reagisce con lanci di missili su Israele: 34 feriti a Tel Aviv
Un vigile del fuoco a Teheran – Ap
Con un abile gioco di squadra, Israele e l’Amministrazione USA ieri hanno dato il via a «Rising Lion», l’ultimo capitolo della guerra permanente di Benyamin Netanyahu in Medio Oriente. Dopo aver imbastito un negoziato con Teheran, accompagnato da apparenti «buone intenzioni», Donald Trump giovedì ha ingannato l’Iran e il resto del mondo, smentendo l’imminenza di un’offensiva israeliana. Poi ieri, mentre i cacciabombardieri israeliani martellavano l’Iran, il presidente americano ha confessato di «essere stato al corrente di tutto sin dall’inizio». Quindi ha elogiato l’offensiva israeliana, definendola «eccellente», ed ha esortato l’Iran a cogliere un’ultima opportunità: «Faccia un accordo adesso, prima che non resti più niente». Benyamin Netanyahu ha confermato che gli Stati Uniti erano stati preavvisati dell’attacco israeliano.
A completare la festa degli inganni sono stati i leader europei, che hanno approvato l’attacco a freddo lanciato da Israele. Al contrario, hanno accolto in pieno la narrazione di Netanyahu dell’«attacco preventivo» contro Teheran, intenzionata, a suo dire, a «dotarsi della bomba atomica». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato l’unico leader europeo a ricevere in anticipo la notizia dell’attacco. Il programma nucleare iraniano, ha affermato Merz, «viola le disposizioni del Trattato di non proliferazione (Tnp) nucleare e costituisce una grave minaccia per l’intera regione, in particolare per lo Stato di Israele». Il cancelliere ha sorvolato sul fatto che proprio Israele possiede segretamente tra 100 e 200 ordigni nucleari e non ha mai aderito al TNP.
Dopo 16 anni di pressioni sugli Usa e sull’Europa e di un’incessante campagna a favore della guerra, Benyamin Netanyahu ha infine attuato il suo piano di attacco militare all’Iran, ordinando a oltre 200 aerei israeliani di colpire obiettivi multipli, tra siti nucleari e basi militari. Ma anche complessi residenziali, dove ha fatto uccidere gli uomini ai vertici delle Forze armate e della Guardia rivoluzionaria, tra cui i generali Hossein Salami, Mohammad Bagheri, Amir Ali Hajizadeh, Gholamali Rashid e Ali Shamkhani. E ha decimato il team scientifico nucleare: sei scienziati uccisi. Decine i civili i civili ammazzati, almeno 78. A favorire i raid sarebbe stata, secondo i media israeliani, una base segreta creata in territorio iraniano dal Mossad, nella quale sarebbero stati immagazzinati droni introdotti clandestinamente nel paese. Questi droni sarebbero poi stati utilizzati prima e durante la prima ondata di attacchi per mettere fuori uso la difesa antiaerea iraniana.
I raid sono andati avanti per tutta la giornata, non risparmiando alcun punto dell’Iran, da nord a sud, da est a ovest. Sono state prese di mira Teheran, Fordow, Isfahan, Qom, Shahriar, Malard, Chitgar, Pakdasht e tante altre città e località. È stata una pioggia di fuoco e fiamme. Gravi i danni riportati dalla centrale di Natanz, dove viene prodotto gran parte dell’uranio arricchito. Secondo l’Aiea, l’impianto ora è fermo e si sono registrate lievi perdite di radioattività. Sarebbe stata colpita anche
la centrale di Isfahan.
Gli analisti sono convinti che il governo israeliano abbia deciso di attaccare ora per approfittare della debolezza, politica e strategica, dell’Iran che lo scorso anno durante gli scontri a distanza avvenuti tra i due paesi non era apparso in possesso di una sufficiente capacità di deterrenza. Teheran, peraltro, nella regione non può più contare sull’aiuto di due alleati importanti, il movimento sciita libanese Hezbollah e il regime siriano di Bashar Assad. Il primo, duramente indebolito dall’eliminazione del suo capo carismatico Hassan Nasrallah e dalle pressioni di altre forze libanesi, ha fatto sapere che resterà fuori dallo scontro in atto. Bashar Assad invece è stato deposto sei mesi fa e a Damasco governano ora islamisti sunniti avversari dell’Iran.
Rivolgendosi alla popolazione israeliana in un video diffuso dopo l’inizio dell’attacco, Netanyahu ha descritto «Rising Lion» come un momento decisivo che cambierà le sorti di Israele e del Medio oriente. Non sarà un episodio isolato, ha ripetuto, bensì l’avvio di una campagna destinata a durare «finché serve». Questa nuova guerra farà davvero gli interessi di Israele? I dubbi sono molti. Gli analisti prevedono che l’Iran aggredito non tarderà a riprendersi e stavolta potrebbe realmente costruire la bomba atomica che Netanyahu dice di aver voluto fermare. Non pochi ipotizzano che uno degli obiettivi di Israele sia quello di innescare la fine della Repubblica islamica.
In serata ha cominciato a materializzarsi la reazione iraniana, ordinata dalla Guida Suprema Ali Khamenei e anticipata al mattino dal lancio di un centinaio di droni (quasi tutti abbattuti). Le sirene di allarme sono entrate in funzione in tutto lo Stato di Israele per l’arrivo di centinaia di missili balistici in varie ondate. Il cielo si è riempito di scie luminose e di esplosioni di razzi intercettori della contraerea. Molti missili sono stati abbattuti, ma almeno sette hanno colpito gli obiettivi. A Tel Aviv, uno sarebbe caduto nei pressi di Kirya, dove è situato il ministero della Difesa. I feriti, secondo media non israeliani, sarebbero almeno 34, di cui due in gravi condizioni.
