A tutto spiano Raid senza sosta, massacro in una palazzina della capitale. L’Iran risponde con i missili e cancella il tavolo nucleare in Oman
Tel Aviv, soldati israeliani verificano lo stato di un edificio colpito dai missili iraniani – ZUMA Press Wire
In una telefonata con l’Alta rappresentante alla politica estera dell’Unione europea, Kaya Kallas, il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araqchi, ha detto che «la continuazione dei negoziati in una situazione in cui persiste la barbarie del regime sionista è ingiustificabile». Va così in fumo la speranza del presidente americano, che auspicava un’imminente decapitazione del programma nucleare iraniano nei colloqui previsti per oggi, domenica.
TEHERAN non si aspettava un’offensiva militare prima del tavolo previsto oggi in Oman. L’aviazione israeliana ha attaccato ieri almeno 15 località in tutto l’Iran, tra cui Isfahan, Tabriz, Qom, Arak, Hamedan e Shiraz. Anche la capitale Teheran è stata presa di mira intensamente per tutta la notte tra venerdì e sabato. Il rombo della contraerea non è cessato nemmeno un momento. Israele ha dichiarato di aver colpito più di 150 obiettivi.
Gli impianti nucleari di Fordow e Natanz hanno subito danni limitati. «Ci sono stati danni ad alcune aree del sito di Fordow nella provincia di Qom», ha dichiarato il portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran, Behrouz Kamalvandi, aggiungendo che l’impianto di arricchimento dell’uranio è rimasto illeso. «Abbiamo già spostato una parte significativa delle attrezzature e dei materiali, non ci sono preoccupazioni di contaminazione». Kamalvandi ha affermato che nel sito di Natanz è stata rilevata una contaminazione radioattiva, ma che non si è diffusa all’esterno: «Dobbiamo bonificare le radiazioni all’interno della struttura e poi valutare i danni». Inoltre, la portavoce dell’esercito israeliano, Effie Defrin, ha dichiarato che venerdì i caccia israeliani hanno eseguito un attacco contro l’impianto nucleare di Isfahan, Iran centrale.
L’AMBASCIATORE IRANIANO alle Nazioni unite, Saeed Iravani, ha affermato: «Israele ha attaccato siti nucleari protetti. Un atto sconsiderato e criminale che avrebbe potuto innescare una catastrofe radiologica ben oltre i confini dell’Iran». Da parte sua Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’Energia atomica, ha dichiarato: «Gli impianti nucleari non devono mai essere attaccati, indipendentemente dal contesto o dalle circostanze, potrebbero danneggiare le persone e l’ambiente».
Gli impianti nucleari non devono mai essere attaccati, indipendentemente dal contesto o dalle circostanze, potrebbero danneggiare le persone e l’ambiente Rafael Grossi
NUMEROSI PALAZZI residenziali sono stati colpiti dagli attacchi. La tv di Stato iraniana ha riferito che 60 persone, tra cui 20 bambini, sono morte in un raid su un complesso abitativo. Altri attacchi simili sono stati segnalati in varie regioni e in serata pesanti bombardamenti hanno colpito le strutture petrolifere a sud. Il bilancio provvisorio delle vittime civili causate dagli attacchi israeliani è di 178 morti. In risposta, Teheran ha lanciato circa 200 missili balistici in quattro ondate. Le sirene antiaeree hanno allertato la popolazione israeliana, costretta a cercare rifugio mentre i missili attraversavano il cielo e gli intercettori venivano lanciati per fermarli. Bilancio provvisorio di 70 feriti e tre morti. Un ammonimento
arriva dal ministro della difesa Israel Katz: «Teheran brucerà se la guida suprema iraniana, l’ayatollah Khamenei, non fermerà gli attacchi missilistici mortali contro Israele».
Le forze israeliane hanno dichiarato l’intenzione di operare liberamente su Teheran, dopo aver neutralizzato le difese aeree nella notte. Israele afferma che la sua operazione potrebbe durare settimane e il premier Netayahu ha esortato il popolo iraniano a ribellarsi alla leadership. Tuttavia, sembra che l’attacco israeliano offra agli iraniani una causa comune, nonostante i sentimenti nei confronti del loro governo.
Le divisioni interne appaiono già superate: tutte le fazioni, dai dissidenti ai riformisti, si stanno unendo. I messaggi di unità si diffondono rapidamente, con un chiaro invito a mettere da parte le divergenze per combattere insieme. Ieri decine di migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città iraniane. A Teheran, il palco di Piazza della Rivoluzione era decorato con bandiere rosse, simbolo di vendetta e determinazione. A sole tre ore dall’attacco, la tv di Stato ha rimosso il consueto cartello nero del lutto, sostituendolo con la bandiera nazionale. I dissidenti riformisti hanno chiesto la liberazione dei prigionieri politici, auspicando una resistenza comune contro Israele.
LA REPUBBLICA ISLAMICA ha storicamente dimostrato una sorprendente capacità di sopravvivere a minacce esistenziali. Di fronte alla crisi attuale, Teheran potrebbe giocare diverse carte imprevedibili: alleanze nascoste, operazioni cibernetiche, guerra asimmetrica o una dottrina di «resistenza» rivisitata. Pur non essendo stati i più abili nella gestione delle crisi, gli iraniani frequentemente sono riusciti a trasformare le emergenze in opportunità di rafforzamento del loro potere, dimostrando una notevole capacità di mantenere il controllo e di reagire efficacemente. Più che la fine dell’influenza regionale dell’Iran, potremmo essere di fronte all’inizio di una nuova fase, imprevedibile e potenzialmente più complessa. La battaglia si è spostata a Teheran, ma l’esito rimane incerto: la leadership può essere ferita ma non ancora sconfitta.
AL MOMENTO, i due paesi continuano a scambiarsi minacce, alimentando i timori di un lungo conflitto regionale su larga scala. Una spirale di violenza che nemmeno l’intervento del megalomane presidente Trump sembra in grado di arrestare.
