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Ucraina Il parlamento mette Nobu e Sapo sotto la tutela del governo, addio sogni di Euromaidan

Zelensky presenta il suo piano al parlamento ucraino, Ansa Zelensky presenta il suo piano al parlamento ucraino – Ansa

Il parlamento ucraino ha approvato a larga maggioranza una legge che riporta il Paese indietro di 30 anni, elimina i controlli sul governo e potrebbe portare alla rottura con l’Unione europea. Con 263 voti a favore, 13 contrari e 13 astenuti le due principali agenzie anti-corruzione del Paese, l’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (Nabu) e l’Ufficio speciale del procuratore anti-corruzione (Sapo), vengono – di fatto – smantellate. L’ultima parola spetta al presidente, il quale volendo avrebbe il diritto di veto.

SE ZELENSKY firmerà, sarà davvero difficile contraddire chi a questo punto parla di deriva autoritaria del governo di Kiev. E non si tratterebbe di un rischio mitigato dai bisogni della guerra, ma di un dato di fatto. Le agenzie anti-corruzione in Ucraina non sono state solo una risposta a un sistema marcio, per anni ai primi posti globali per livelli di corruzione, ma la spinta riformatrice (fortemente sostenuta da Use e Ue) alla cesura con il mondo post-sovietico. Erano uno degli emblemi delle riforme successive alle proteste di Euromaidan. Ora, la riforma conferisce al procuratore generale ucraino il potere di «impartire direttive nelle indagini della Nabu o addirittura riassegnarle al di fuori dell’agenzia […] di delegare i poteri della Sapo ad altri procuratori […] e addirittura di chiudere le indagini su richiesta degli avvocati difensori» spiega il Kyiv Independent, di certo non una testata filo-russa. «L’agenzia anti-corruzione è stata appena distrutta dai nostri stessi legislatori», ha dichiarato il capo della Nabu, Semen Kryvonos.

IL DISEGNO DI LEGGE è stato approvato dalla commissione parlamentare, dal legislatore e firmato dal presidente del parlamento, Ruslan Stefanchuk, in un solo giorno. La stretta si è fatta più evidente quando un mese fa Zelensky ha nominato a capo della procura generale dell’Ucraina Ruslan Kravchenko, un suo fedelissimo. Il 21 luglio, agenti di diverse forze dell’ordine hanno effettuato perquisizioni presso gli uffici della Nabu e del Sapo. Il risultato sono 15 indagati, tra cui, uno con l’accusa di spionaggio a favore di Mosca e un altro per un presunto coinvolgimento nel traffico di droga e per legami con gruppi filo-russi.

Gli altri 13 hanno generiche accuse «che vanno dalle violazioni del codice della strada alla cattiva condotta amministrativa» riporta ancora il Kp. Nella conferenza stampa di ieri, Kryvonos ha affermato che le forze dell’ordine hanno usato «forza fisica eccessiva» durante le perquisizioni, tanto da ferire tre dipendenti del suo ufficio. Lo stesso giorno l’Sbu ha fatto irruzione anche negli uffici del Sapo senza preavviso (come prevederebbe la legge). Per l’anti-corruzione gli uomini dei servizi hanno «avuto accesso alle informazioni relative a tutte le misure operative delle agenzie , aumentando il rischio che le informazioni sulle indagini in corso potessero essere divulgate», ma l’Sbu ha negato. A sua volta gli organi anti-corruzione hanno reso nota un’indagine che incriminerebbe un alto funzionario dell’Sbu e due complici per aver estorto tangenti (fino a 300mila dollari) in cambio dell’organizzazione di attraversamenti illegali delle frontiere per uomini in età da leva.

MA L’EXPLOIT di lunedì non è isolato: l’11 luglio agenti armati dell’ufficio investigativo statale hanno fatto irruzione nell’abitazione privata di Vitaly Shabunin, attivista a capo dell’Anti-corruption center (Antac), la più importante organizzazione no profit del Paese nel campo della lotta alla corruzione. Anche se la figura di Shabunin andrebbe approfondita a parte, in questa sede è opportuno concentrarsi sulla costanti critiche dell’attivista a Zelensky via Telegram – «il presidente sta muovendo i primi passi, ma con sicurezza, verso un autoritarismo corrotto» – e sulle indagini dell’Antac contro Andriy Yermak, il Mazzarino d’Ucraina, e il suo vice, Oleg Tatarov, per appropriazione indebita di fondi destinati all’acquisto di armi occidentali. In precedenza la Nabu aveva accusato Oleksiy Chernyshov, vice-primo ministro vicino alla famiglia di Zelensky, di aver intascato una tangente di 345mila dollari per una compravendita immobiliare illecita, accusa che il diretto interessato ha sempre negato.

SE NEGLI ULTIMI ANNI gli Usa insistevano per il mantenimento e l’indipendenza degli organi anti-corruzione, con l’arrivo di Donald Trump se ne sono completamente disinteressati. Le armi tra Kiev e la Casa bianca si trattano in privato e sono frutto di accordi economici in cui l’Ucraina paga (o pagherà, che forse è più pericoloso). Al tycoon poco importa che le procedure siano trasparenti, sono soldi loro. Ma per l’Unione europea, già primo sostenitore dell’Ucraina in tempi di donazioni e ora costretta a pagare per le armi che saranno prodotte negli Usa, è fondamentale. «L’Ue è preoccupata per le recenti azioni dell’Ucraina nei confronti delle sue istituzioni anti-corruzione – ha dichiarato il portavoce della Commissione Europea Guillaume Mercier – «queste istituzioni sono fondamentali per il programma di riforme dell’Ucraina e devono operare in modo indipendente per combattere la corruzione e mantenere la fiducia dei cittadini». Il funzionario ha anche aggiunto che le forniture europee, così come l’adesione all’Ue sono «subordinate ai progressi in materia di trasparenza, riforma giudiziaria e governance democratica».

Se Zelensky firmerà Bruxelles e i politici europei sono pronti a fare un passo indietro sull’Ucraina o, almeno, a costringerla a eliminare questa legge anti-democratica? Probabilmente no, hanno investito troppo sulla lotta alla Russia, Kiev lo sa e infatti azzarda. Il tutto mentre oggi a Istanbul inizierà il terzo vertice negoziale tra i rappresentanti del Cremlino e di Zelensky. Ma, come dicono da Mosca: «non bisogna attendersi svolte magiche».

INTANTO, rivela Bloomberg, la nuova premier ucraina, Yulia Svyrydenko ha già intenzione di chiedere ulteriori finanziamenti al Fondo monetario internazionale, dato che «finora i donatori internazionali hanno stanziato solo la metà dei 75 miliardi di dollari stimati necessari per il bilancio dei prossimi due anni».