La Corte di giustizia europea fa a pezzi il modello italiano di deportazione dei migranti. I governi Ue non possono accelerare le procedure di asilo definendo gli Stati «sicuri» senza il controllo dei giudici. È l’ultima bocciatura, per Meloni sempre colpa delle toghe rosse
Albania tragica Paesi di origine sicuri: no alle eccezioni per categorie di persone. L’ultima parola spetta ai giudici. La premier si arrabbia: «Ancora una volta la giurisdizione, questa volta europea, rivendica spazi che non le competono, a fronte di responsabilità che sono politiche»
Shengjin, Albania: l’arrivo dei migranti – Armando Babani/Zuma
La sentenza letta ieri mattina alla dieci in punto dal presidente della Corte di giustizia Ue Koen Lenaerts è una sconfitta su tutta la linea per il governo Meloni. Stabilisce che l’esecutivo può definire per legge una lista di «paesi di origine sicuri», ma il giudice nazionale ha sempre il dovere di verificarne la compatibilità con le normative europee. Sia il magistrato che il richiedente asilo devono poter accedere alla fonti qualificate alla base della designazione di sicurezza. Infine, afferma che non può essere considerato come «paese di origine sicuro» quello Stato in cui ci sono gruppi di persone a rischio.
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Alla Corte europea Stati e Commissione Ue hanno tradito il diritto d’asiloQUEST’ULTIMO PUNTO resta effettivo fino all’entrata in vigore del nuovo patto Ue su immigrazione asilo, che ammette simili eccezioni, ma segna inevitabilmente il futuro prossimo del progetto Albania. Perché tutti i paesi coinvolti nella prima fase del protocollo – in particolare Bangladesh ed Egitto, ma eventualmente anche Tunisia e gli altri in testa alla classifica degli sbarchi – non rispettano tale criterio.
Le condizioni di assenza «generale» e «costante» di persecuzioni, torture o altre forme di trattamenti inumani e degradanti richieste dalla Direttiva procedure devono essere rispettate, scrive la Corte, «con riferimento a tutta la popolazione del paese terzo
interessato affinché possa essere designato paese di origine sicuro».
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Favilli: «Patto asilo, la proposta Ue è contraddittoria»AGLI ESPERTI della materia sembrerà la logica conseguenza della decisione con cui il 4 ottobre 2024 gli stessi giudici di Lussemburgo avevano escluso la possibilità di eccezioni per porzioni di territorio. Ma nella nuova fase politico-istituzionale segnata dall’egemonia delle destre, più o meno estreme, è soprattutto una netta affermazione dell’indipendenza della Corte e della sua funzione di garanzia su quei diritti fondamentali che le Costituzioni nazionali e le Convenzioni europee hanno sottratto al potere esecutivo di turno.
Nell’udienza del 25 febbraio scorso dodici Stati membri e la stessa Commissione Ue, in un incredibile testacoda rispetto alla memoria depositata appena un mese prima, avevano provato ad affermare la tesi opposta. E infatti è su questo punto che si scatena la rabbia del governo italiano, il quale confidava in una sentenza più sfumata che lasciasse aperti almeno i margini per nuovi trasferimenti di richiedenti asilo oltre Adriatico e per puntare il dito contro quelle toghe che, da Catania a Roma, ieri hanno avuto ragione su tutta la loro interpretazione della normativa comunitaria.
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«Il modello Albania è un attacco a democrazia e stato di diritto»«SORPRENDE la decisione della Corte di Giustizia Ue in merito ai paesi sicuri di provenienza dei migranti illegali. Ancora una volta la giurisdizione, questa volta europea, rivendica spazi che non le competono, a fronte di responsabilità che sono politiche», attacca la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «La sentenza della Corte europea è l’ennesimo schiaffo alla sovranità nazionale del nostro Paese», alza il tiro il vicepremier leghista Matteo Salvini.
Questa volta l’esecutivo italiano ha capito bene qual è la posta in gioco: ci sono dei limiti all’arbitrio, anche nel campo dei diritti dei cittadini stranieri. Le dichiarazioni preludono a un nuovo attacco alle norme sovraordinate o alle loro istituzioni di garanzia. La Corte Ue da un lato, la Corte europea dei diritti dell’uomo dall’altro. Contro quest’ultima la premier italiana aveva già avviato una raccolta firme tra i capi di governo pretendendo di fissare dei paletti alle sue decisioni, per adesso soltanto in materia di immigrazione.
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Albania, il Viminale nega le informazioni sui rimpatriL’ALTRO VICEPREMIER, il forzista Antonio Tajani, prova invece a minimizzare: «La decisione non mi convince, ma avrà effetti molto brevi perché presto con l’entrata in vigore delle nuove norme comunitarie sull’immigrazione cesserà di valere». In realtà, a parte il tema delle eccezioni per categorie di persone, il pronunciamento della Corte Ue sembra alludere anche ad alcuni limiti che dovrà avere il patto Ue sull’immigrazione. Nella sua proposta di lista comune di paesi di origine sicuri, per esempio, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha omesso qualsiasi indicazione circa le fonti utilizzate. Elemento necessario ai fini della legittimità della designazione secondo i giudici di Lussemburgo.
In ogni caso, al momento, i centri di detenzione in Albania restano attivi solo in forma residuale, per i migranti “irregolari” deportati dall’Italia. I giudici di pace, magistrati non togati, sono gli unici che continuano a prorogare i trattenimenti senza curarsi dell’altro rinvio pregiudiziale alla Corte Ue, quello con cui a fine maggio la Cassazione ha chiesto se anche la seconda fase del protocollo violi le norme europee.
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La Cassazione affonda il progetto AlbaniaPER TRASFERIRE a Shengjin e Gjader nuovi richiedenti asilo, secondo il piano iniziale del governo italiano riservato a chi non era mai entrato nel territorio nazionale, l’unica strada resta quella di anticipare alcuni punti del patto Ue. La Commissione, per aiutare Meloni, lo ha già proposto. Il Consiglio ne ha iniziato a discutere. Deve però votare e deve farlo anche l’europarlamento. Possono accelerare, ma sarebbero comunque necessari dei mesi. Anche avvenisse prima di giugno 2026, quando le nuove norme diventeranno effettive, la sentenza di ieri afferma il principio che sui diritti fondamentali l’ultima parola spetta all’istituzione di garanzia. La giurisdizione.
