Usa-Russia La settimana prossima i due presidenti si incontreranno, forse negli Emirati. Per Kiev si profila un’offerta «prendere o lasciare». Il presidente ucraino tenta di coinvolgere l’Ue, ma Bruxelles non dà segnali chiari
Truppe ucraine in prima linea nella regione di Zaporizhia – Evgeniy Maloletka /Ap
La guerra in Ucraina finirà con un accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin oppure si esaurirà nel sangue. Sono i «no» del presidente Usa a farcelo capire. «Non è necessario che Putin incontri prima Zelensky; non è necessario che Zelensky sieda al tavolo del prossimo incontro; Non è indispensabile che Putin accetti di incontrare Zelensky».
Nello Studio ovale, con la cravatta gialla invece della rossa d’ordinanza, Trump ha risposto alle domande della stampa e ci ha riportato indietro di mesi. Siamo di nuovo al punto di partenza, si parla con il più forte, gli altri non contano, neanche se combattono da tre anni e mezzo.
Ma se la figura di Zelensky, che resta il capo dell’altro esercito belligerante, non è fondamentale né prima né durante né dopo il vertice tra Usa e Russia che, secondo l’agenzia russa Tass, dovrebbe tenersi alla fine della prossima settimana forse negli Emirati arabi, qual è il ruolo che Trump ha pensato per l’Ucraina?
DA QUANDO l’inviato speciale di Washington, Steve Witkoff, ha incontrato a Mosca il presidente russo alla Casa bianca si sono convinti che è il momento di tentare il tutto per tutto per cercare di porre fine al conflitto in Europa dell’est.
I russi devono essere stati davvero convincenti perché persino l’ultimatum dell’8 agosto sembra non essere mai esistito. Al momento in cui questo numero del giornale è andato in stampa non c’è stata alcuna dichiarazione dell’amministrazione Usa sui dazi secondari alla Russia, né sulle nuove misure previste per colpire le navi della flotta ombra di Mosca che trasportano petrolio sotto la bandiera di Paesi compiacenti per conto delle compagnie russe sottoposte a sanzioni.
«Dipenderà da Putin» ha dichiarato Trump alla vigilia, «vedremo cosa ha da dire, ma la decisione finale spetterà a lui». Dunque, tutto rimandato a dopo l’incontro, fatta eccezione per i dazi del 50% all’India, che in seguito al blocco delle importazioni dell’Ue è diventato il principale acquirente di greggio russo.
La redazione consiglia:
Modi risponde a Trump: stop alle armi statunitensiSECONDO BLOOMBERG, esisterebbe già un piano di massima sul quale le cancellerie da una parte all’altra del Pacifico stanno lavorando. L’esercito ucraino dovrebbe ritirarsi dalle zone che ancora controlla nel Donetsk, permettendo così a Putin di realizzare finalmente la promessa di riportare il Donbass sotto il controllo di Mosca.
Sarebbe uno smacco epocale per la reputazione di Zelensky e un colpo alla schiena (e al cuore) per i soldati ucraini, che dal 24 febbraio 2022 hanno perso decine di migliaia di commilitoni per impedire l’avanzata russa nel Lugansk e nel Donetsk.
Mariupol, Severodonetsk, Lysichansk, Bakhmut, Avdiivka, Chasiv Yar, Pokrovsk sono i nomi che forse meglio si ricordano delle battaglie campali di questa guerra e si trovano tutti nelle stesse due regioni che dal 2014 sono state al centro della contesa tra Russia e Ucraina.
Il Lugansk è caduto mesi fa, al Donetsk manca circa il 35% del territorio, all’interno del quale si trovano le roccaforti Slovjansk e Kramatorsk. Cederle a Putin sarebbe un regalo enorme, vorrebbe dire dare ai russi una vittoria che sul campo non sono riusciti a ottenere.
Inoltre Kiev dovrebbe cedere definitivamente la Crimea, sotto il controllo russo di fatto dal 2014. In cambio non è chiaro se Putin dovrebbe restituire pezzi delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia (magari la centrale nucleare), o semplicemente fermarsi dov’è ottenendo, tra l’altro, il congelamento delle linee del fronte.
L’Ucraina rinuncerebbe per sempre all’ingresso nella Nato e dovrebbe adottare lo status di Paese neutrale.
All’esercito di Kiev potrebbe essere chiesto di abbandonare tutte le posizioni nel Donetsk e consegnare l’intero Donbass alla Russia Bloomberg
UNA DÉBACLE per Zelensky e i suoi, che in cambio otterrebbero solo la fine delle ostilità. Anche se il piano è ancora in fieri e quasi sicuramente subirà modifiche, Bloomberg specifica che Trump sta già facendo passi importanti per convincere gli alleati europei e il governo ucraino ad accettarlo. Per quest’ultimo sembra che lo scenario più probabile sia «prendere o lasciare». La ritorsione potrebbe essere la solita: l’interruzione delle forniture militari.
TUTTAVIA, a differenza di qualche mese fa, ci sono dei vincoli vecchi e nuovi.
Tra quelli vecchi annoveriamo limiti imposti dai due presidenti nelle rispettive costituzioni. Da un lato il presidente ucraino non ha il diritto di cedere territori, dall’altro le quattro regioni parzialmente occupate (Zaporizhzhia, Kherson, Donetks e Lugansk) sono già state inserite all’interno dei confini della Federazione russa.
E fin qui sono ancora ostacoli tutto sommato semplici da superare. Ma Trump ha imposto ai Paesi dell’Ue di acquistare armi per l’Ucraina made in Usa, aumenti di spese al 5% del Pil per la Nato e 750 miliardi di armamenti da ordinare in cambio dei dazi «calmierati» al 15%.
Come si potrà giustificare tutto ciò di fronte all’abbandono dell’Ucraina? O meglio, l’Ue inghiottirà anche questa violenza senza ribellarsi?
ZELENSKY sta provando in tutti i modi a coinvolgere gli alleati dell’Ue. Ieri è tornato persino a farsi portavoce della necessità di una «posizione comune europea su ogni aspetto della sicurezza». Ha chiamato Meloni, Macron, Merz, Starmer, Tusk e i vertici di Bruxelles.
Ripete quotidianamente che «agli incontri dobbiamo essere presenti anche noi» e che «tutto deve svolgersi alla luce del sole» per non essere «ingannati di nuovo» da Putin. Ma i rappresentanti del Vecchio continente non reagiscono come il leader ucraino vorrebbe.
Continuano a sostenere, letteralmente, Kiev, inviando soldi – come i 3,2 miliardi promessi ieri all’interno dell’«Ukraine Facility», il meccanismo di di sostegno a medio termine creato per accompagnare il paese nella ricostruzione. Come l’Ucraina arriverà a quel punto al momento è un’incognita enorme. Se mutilato nel territorio e nelle aspettative o dopo altri mesi di sanguinosa guerra dipende dall’incontro della prossima settimana.
