Odio l'estate Calo del potere d’acquisto delle famiglie e prezzi delle strutture ricettive schizzai a +4% in un anno: è la crisi degli ombrelloni
Lo sciopero dei bagnini lungo il litorale della provincia di Rimini – Ansa
Gli italiani quest’anno hanno meno soldi per andare al mare e gli imprenditori turistici si lamentano, ma sono loro stessi la causa del proprio male. I dati ufficiali Istat sulle presenze turistiche saranno pubblicati a fine estate, ma il Sindacato balneari di Confcommercio ha già stimato un -15% sugli ombrelloni a luglio e le associazioni degli albergatori danno per scontato un calo rispetto allo scorso anno. Il motivo sta nel minore potere d’acquisto delle famiglie: l’inflazione continua a crescere e il prezzo dei beni alimentari è aumentato del 3,7% in un anno secondo l’Istat, mentre i salari reali sono inferiori del 7,5% rispetto al 2021 secondo l’Ocse. Risultato: chi non può permetterselo rinuncia alle vacanze oppure sceglie mete più economiche della nostra penisola.
ALTROCONSUMO SEGNALA che i prezzi delle strutture ricettive in Italia sono schizzati del +4% in un anno e del +34% rispetto al 2020, ben oltre l’inflazione. Senza contare i rincari su benzina, autostrade, bar e ristoranti. Se si aggiunge che la vacanza al mare – scelta da 7 italiani su 10 d’estate – nel nostro paese significa essere quasi obbligati ad affittare l’ombrellone in uno stabilimento balneare, poiché le località più frequentate sono anche quelle col 95% di spiagge in concessione, ecco che diventa più conveniente rimanere a casa oppure, a parità di costi di viaggio, andare in paesi dove gli hotel e i ristoranti costano meno e la maggior parte dei litorali è a libera fruizione. A ciò si aggiunge il riscaldamento globale, che rende le giornate al mare un’esperienza sempre meno piacevole alle nostre latitudini.
Nel 2020 il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici aveva previsto uno spostamento dei flussi turistici da sud a nord e le Alpi ne stanno già beneficiando a scapito di Adriatico e Tirreno. E forse anche il recente dibattito sull’overtourism ha influito, spingendo a cercare luoghi meno inflazionati e affollati. Ma la questione economica resta l’ostacolo principale alle ferie fuori casa, come ha riconosciuto anche il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca: «Per quanto riguarda gli italiani il turismo è legato alle buste paga», ha detto giovedì in un’intervista al Corriere della sera. «Se non si interviene sul cuneo fiscale, se non si lasciano più soldi in tasca, c’è poco da fare». Detto da chi è anche senatore di Forza Italia, sembra chiamare in causa il governo Meloni che nulla sta facendo per aiutare gli italiani in difficoltà.
LE PAROLE DI BOCCA non sono passate inosservate a Filcams-Cgil: «Sorprende che a tirare in ballo le buste paga degli italiani sia proprio il presidente di Federalberghi, ovvero una delle associazioni datoriali che più hanno tirato la corda al momento del rinnovo del contratto collettivo nazionale del settore: la bellezza di sei anni dalla scadenza del precedente», scrive il sindacato dei lavoratori del terziario. «I dati del settore vedono per il turismo poco più di 60 euro lordi per giorno lavorato, a fronte dei 96 che rappresentano la media generale di tutta l’economia».
Anche l’indice Istat sulle retribuzioni orarie non lascia spazio a dubbi: nel settore alberghiero gli stipendi medi sono immobili da dieci anni e nella ristorazione sono aumentati dell’8%, contro il +15% del comparto manifatturiero e il +12% di quello tecnologico. Il turismo si distingue inoltre per le irregolarità superiori al 70% riscontrate dall’Ispettorato del lavoro e per l’ampio ricorso ai contratti precari e ai ritmi massacranti.
Contro questi problemi, una piccola ma simbolica manifestazione è stata indetta ieri dai bagnini di salvataggio della provincia di Rimini. Gli addetti al salvamento hanno protestato contro la pausa pranzo a torrette alternate introdotta dalla Regione Emilia-Romagna, che obbliga un singolo bagnino a sorvegliare 300 metri di mare; ma l’iniziativa è stata anche occasione per sensibilizzare sugli stipendi inadeguati di questi lavoratori stagionali, che percepiscono in media 1.200 euro al mese per un lavoro molto pericoloso. Lo sciopero di otto ore è stato precettato dalla prefettura, che ha contestato l’interruzione di un servizio pubblico essenziale, ma i bagnini in divisa rossa hanno organizzato un corteo sul lungomare di Rimini e un flash mob lungo 30 chilometri di litorale, da Bellaria a Cattolica: alle 11, in 250 si sono allineati in mare a bordo del proprio moscone e hanno soffiato nei loro fischietti coi remi alzati, guadagnandosi gli applausi dei turisti.
