Il «giorno della verità» per l’ex Ilva di Taranto si risolve in una sceneggiata. Il ministro Urso, il presidente della Regione e il sindaco firmano non un accordo ma un documento in cui dicono che si accorderanno. I sindacati: nessuna certezza su tempi, risorse e occupazione
Tarantelle Esulta il governatore della Puglia, meno i sindaci del territorio e i sindacati che denunciano: «Nessuna certezza per i lavoratori»
Gli impianti dell’ex-Ilva di Taranto foto Gaetano – Imagoeconomica
Sarebbe dovuto essere «Il giorno della verità» per l’ex Ilva di Taranto. Così diceva il ministro delle Imprese Adolfo Urso e in un certo senso lo è stato. La verità è che una soluzione per lo stabilimento siderugico deve ancora essere trovata. Ma almeno il governo può appuntarsi sul petto l’accordo con gli enti locali. O meglio, mezzo accordo: nel testo approvato ieri non sono indicati i tempi della riconversione ecologica del sito e neanche dove verranno posizionati gli impianti per la realizzazione del preridotto Dri (direct reduced iron), necessario ad alimentare i forni elettrici. Su questo punto una nuova riunione del tavolo si terrà dopo il 15 settembre, termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti.
QUESTO è il risultato della lunga giornata di ieri al ministero, dove si sono alternati due tavoli: quello con regione Puglia e comune di Taranto che avrebbero dovuto sottoscrivere l’accordo di programma e quello con i sindacati. «Occorre dimostrare agli investitori che siamo tutti d’accordo», aveva affermato Urso facendo appello alla «responsabilità di ciascuno», accogliendo il governatore Michele Emiliano mentre il sindaco tarantino Piero Bitetti era in collegamento. Una proposta di accordo era stata inviata lunedì sera dal Mimit alle istituzioni locali. La bozza aveva incontrato il favore di Emiliano e del Pd che si sono resi subito disponibili mentre forti perplessità rimanevano tra i sindaci del territorio, come quello di Taranto, Piero Bitetti, che aveva anche minacciato di dimettersi, a pochi mesi dall’elezione con una coalizione guidata dal Pd e dalla lista Emiliano, su pressione delle associazioni cittadine.
«Oggi (ieri, ndr) abbiamo sottoscritto un documento, non un accordo di programma che recepisce le nostre richieste – ha precisato il primo cittadino – In particolare, il testo riporta l’obbligo vincolante della piena decarbonizzazione del sito di Taranto che impone ai soggetti interessati lo spegnimento delle aree a caldo alimentate a carbone. In nessun passaggio si fa cenno all’ipotesi di approvvigionamento tramite nave gasiera. Bitetti si smarca anche dai toni entusiasti dei compagni di partito sull’accordo (definito «un giorno che resterà nella storia della Puglia e dell’Italia intera» da Emiliano e «passaggio importante» e «segnale nella giusta direzione» dai dem) e del governo: «A questa giornata attribuisco la giusta importanza perché saranno gli impegni solennemente assunti e i fatti che seguiranno a definire il giudizio che il Comune di Taranto esprimerà su tutta questa complessa vicenda».
LE SOLE NOVITÀ del testo riguardano il bando per la vendita dell’ex Ilva pubblicato lo scorso 6 agosto e che sarà modificato con l’obbligo vincolante della piena decarbonizzazione del sito che impone ai soggetti interessati di impegnarsi allo
spegnimento delle aree a caldo alimentate a carbone; alla realizzazione di tre forni elettrici nel rispetto delle prescrizioni contenute nella nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e alla tutela occupazionale quale principio inderogabile». L’acquirente si impegnerà a «presentare offerte per l’intero complesso aziendale o rami d’azienda o l’intero compendio Nord o Sud». Sarà poi nominato un commissario ad hoc per la reindustrializzazione delle aree libere.
Soddisfatta Confindustria mentre per i sindacati quello firmato è «un documento privo di tutela e certezze per i lavoratori e le comunità interessate», come dice Rocco Palombella della Uilm. «L’accordo non garantisce i lavoratori dell’ex Ilva – ha spiegato il segretario generale della Fiom, Michele De Palma – rispetto alle questioni che riguardano la decarbonizzazione e dunque l’impatto su Taranto e sugli altri impianti industriali». E ribadisce che per i sindacati «l’accordo deve avere due gambe: una è la decarbonizzazione, l’altra la garanzia occupazionale. E quest’ultima nel testo non l’abbiamo letta». Anche per Ferdinando Iuliano, della Fim – Cisl la «pre-intesa non è positiva: non chiarisce i tempi di realizzazione, le risorse necessarie e le modalità di attuazione del piano industriale, permangono inoltre incertezze sul ruolo dello Stato come garante del progetto».
MENTRE AL MIMIT si discuteva, al Tar di Taranto diverse associazioni (tra cui Giustizia per Taranto, PeaceLink, Isde, Genitori Tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti) presentavano un ricorso «contro la nuova Aia che consente l’uso del carbone a Taranto per altri 12 anni». «Sono stati già raccolti oltre 5mila euro per coprire le spese legali – spiegano i ricorrenti – a dimostrazione di un diffuso sostegno alla lotta contro l’ulteriore proroga».
