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La mobilitazione Sabato in corteo la Cgil, poi lo sciopero di Usb e Cub e i cortei degli studenti e di Nudm

Manifestazione della Cgil Manifestazione della Cgil – Aleandro Biagianti

La speranza della destra che, dopo il presunto accordo di pace tra Trump e Netanyahu, terminassero le manifestazioni di dissenso contro il governo è stata delusa. Sono già in calendario diverse mobilitazioni contro la manovra in continuità con quelle contro il genocidio. La legge di bilancio licenziata dal consiglio dei ministri, infatti, è piegata alle esigenze del riarmo europeo e non lascia nulla per le emergenze sociali.

COMINCERÀ LA CGIL che, con le associazioni della rete La Via Maestra, ha indetto per sabato una manifestazione nazionale a Roma: il concentramento è fissato in Piazza della Repubblica alle 13.30, con conclusione in Piazza San Giovanni in Laterano e interventi di Maurizio Landini e del segretario generale della confederazione sindacale internazionale (Ituc) Luc Triangle. Al primo punto della piattaforma c’è lo stop al riarmo e la richiesta di riallocare quelle risorse su sanità, istruzione, non autosufficienza, politiche abitative e sociali. Ma da corso Italia già annunciano che la mobilitazione continuerà anche dopo sabato. «Abbiamo tutta l’intenzione di proseguire perché il nostro obiettivo è quello di cambiare la manovra finanziaria», dicono dalla Cgil. Date e strumenti sono ancora da decidere ma non è escluso che possa essere proclamato ancora uno sciopero generale a dicembre.

COME, DEL RESTO, hanno già fatto Usb e Cub che hanno indicato il 28 novembre come data per l’astensione dal lavoro di tutte le categorie «contro la finanziaria di guerra», invitando i movimenti sociali e le realtà indipendenti ad aderire. «È ora di riprendere la pratica del “Blocchiamo tutto”, utilizzata efficacemente in difesa del popolo palestinese, contro il genocidio e a sostegno della Flotilla, per fermare la corsa al riarmo. Invece di nuove armi è ora di tornare a costruire case popolari e di affrontare l’emergenza della sanità pubblica», hanno detto dai sindacati di base. Al centro dello sciopero anche la questione del salario con l’Usb che invita «a rimettere in discussione la firma degli ultimi contratti nazionali che hanno contraddetto l’esigenza di garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni».

SARÀ UN AUTUNNO caldissimo per Meloni: altri cortei sono attesi in tutta Italia per il giorno dopo, 29 novembre, per la Giornata internazionale della solidarietà con il popolo palestinese. In questa data dovrebbero convergere tutte le realtà pacifiste e antimilitariste, anche di stampo cattolico, che hanno dato corpo alle manifestazioni degli inizi di ottobre. Gli studenti, che hanno contribuito a raccogliere il dissenso contro lo sterminio dei palestinesi, manifesteranno in oltre 30 città il 14 novembre. E non solo contro il modello di scuola reazionario e nazionalista del ministro Valditara ma anche contro l’autoritarismo del governo («Ogni volta che gli studenti esprimono dissenso, l’unica risposta è la repressione», ha scritto l’Uds in una nota) e l’imposizione del militarismo come prospettiva per il futuro. «Difendere il diritto allo studio significa anche opporsi alla privatizzazione, lottare per una scuola libera vuol dire contrastare programmi orientati alla propaganda governativa – ha spiegato il coordinatore nazionale Martelli – il 14 novembre è il punto di caduta di un percorso che vuole mettere alle strette il governo». Sempre a novembre, il 4, si terranno presidi in tutto il paese in occasione della giornata nazionale contro il militarismo, mentre il 15 (in concomitanza con la Cop30 di Belem) è il giorno della mobilitazione globale per il clima. Il 25 novembre, inoltre, si terranno anche le manifestazioni del collettivo transfemminista Non Una Di Meno contro la violenza sulle donne, sia quella fella famiglia che quella dello Stato.

L’OBIETTIVO, PERÒ, rimane quello di far convergere tutte le realtà in mobilitazione in una unica grande giornata di lotta, come quella del 3 ottobre. La Rete No Ddl Sicurezza sta già lavorando a una manifestazione nazionale sulla scorta dei No King Days degli Stati Uniti che si oppongono a Trump: «Ci stiamo riunendo per capire come rilanciare quella sintonia che ha creato un autentico blocco sociale alle politiche del governo»