Riarmo Oggi il corteo nazionale del sindacato: in arrivo pullman da tutta Italia. Martedì presidio davanti a Palazzo Chigi per l’ex Ilva. In Campania il quarantesimo incidente mortale sul lavoro del 2025, dato più alto d’Italia
Manifestazione della Cgil – Daniele Leone/LaPresse
È stato posticipato ancora il tavolo tra governo e sindacati sull’ex Ilva. Con una nota Palazzo Chigi ha spostato la discussione, prevista per martedì prossimo 28 ottobre, all’11 novembre a causa della concomitanza con il consiglio dei ministri. Una decisone che non è piaciuta a Fim, Fiom e Uilm: i rispettivi segretaria generali (Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella) hanno deciso di recarsi in ogni caso davanti a palazzo Chigi, «per avere risposte concrete dai ministri competenti sul futuro dei lavoratori e degli stabilimenti». Una decisione, hanno sottolineato, «necessaria e non rinviabile», a causa della «situazione di estrema drammaticità in cui versa l’ex Ilva».
OGGI intanto la Cgil sarà in piazza a Roma con la manifestazione nazionale «Democrazia al lavoro» per contrastare la quarta manovra di bilancio del governo Meloni. «No al riarmo, all’austerità e all’economia di guerra» sono le parole d’ordine del sindacato, che chiede invece che le risorse vengano investite in salari e spesa sociale da destinare a scuola, sanità, servizi pubblici e un piano industriale che tenga conto delle transizioni da compiere, da quella energetica a quella tecnologica. L’opposto della strada imboccata dall’esecutivo e dal Consiglio europeo, che ha derubricato anche il Green deal in nome di «flessibilità» e «pragmatismo». «È il momento di dire stop al riarmo: le risorse pubbliche devono essere destinate a sanità, istruzione, non autosufficienza, politiche abitative e sociali. Occorre prendere i soldi dalle grandi ricchezze e dall’evasione fiscale. Diciamo no alla flat tax generalizzata e ai condoni. Vanno restituiti a lavoratori e pensionati i soldi persi con il drenaggio fiscale, neutralizzando quello futuro» ha scritto il sindacato.
IL CORTEO di oggi si muoverà alle 13.30 da piazza della Repubblica per arrivare a piazza San Giovanni: qui sono previsti gli interventi finali, con il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, e il segretario della Confederazione internazionale dei lavoratori Luc Triangle. Prenderà parola anche Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report che lo scorso 16 ottobre è stato vittima di un agguato davanti alla propria abitazione dove è esplosa una bomba carta con un chilo di esplosivo.
LA MACCHINA ORGANIZZATIVA di Corso Italia ha mobilitato gli iscritti di tutto il Paese per riempire le strade della Capitale. Da Bologna sono oltre mille le persone che hanno prenotato treni e pullman per raggiungere Roma, ha fatto sapere il sindacato, ma anche dalle regioni del Sud ci sarà un afflusso importante: in partenza dalla Puglia ci sono 60 pullman con a bordo 3mila persone, un migliaio si è mosso già ieri sera dalla Sardegna con un traghetto verso Civitavecchia. «Ricordiamo a chi guida il Paese che il Mezzogiorno ha tantissime criticità e molti problemi, economici e sociali, strutturali, a cui non si danno risposte e non si programmano interventi» ha detto Nicola Ricci della Cgil di Napoli e Campania. Ieri a San Vitaliano, in provincia di Napoli, si è registrato il quarantesimo incidente mortale sul lavoro dell’anno nella regione, il dato più alto d’Italia. Un uomo di 68 anni, titolare della ditta, è precipitato dall’altezza di sette metri da un’impalcatura mentre svolgeva un sopralluogo in un cantiere aperto di una pompa di benzina, morendo sul colpo.
CON IL SINDACATO in piazza ci saranno anche le associazioni. L’Anpi ha dato la propria adesione per «invertire la pesante tendenza in atto puntando sulla crescita della partecipazione popolare e dando una speranza di futuro al Paese». Con loro anche la campagna Stop Rearm Europe, «per dire no all’economia di guerra, alimentata nella legge di bilancio con 23 miliardi di spese militari in più nei prossimi 3 anni, e che, in base al Piano di riarmo Ue da 6.800 miliardi entro il 2035, lieviteranno in l’Italia fino a circa 960 miliardi nei prossimi 10 anni», Greenpeace e il Forum Diseguaglianze e diversità, che ha criticato la politica governativa dei bonus, utilizzata dall’esecutivo per tamponare le emergenze senza affrontare il tema strutturale delle diseguaglianze.
