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Il caso Scontro Meloni-Schlein sull’Authority. La segretaria dem: «Ora devono dimettersi». Mollicone (FdI) attacca: «Non è inchiesta». E annuncia un’interrogazione

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Caso Report, ora il garante della privacy è in bilico Il conduttore di Report Sigfrido Ranucci – Angelo Carconi/Ansa

«Dopo quello che è emerso grazie a più persone dell’ufficio del Garante, è bene che si dimetta; con quale credibilità può continuare a prendere decisioni?». Dopo la coda lunga di discussioni durata tutta la giornata, a seguito dell’inchiesta di Report sul Garante della privacy, l’ultima richiesta di dimissioni arriva dallo stesso conduttore Sigfrido Ranucci. Prima di lui la stessa richiesta era arrivata da parte dei leader dell’opposizione, Elly Schlein in primis, cui sono seguite le repliche del governo e della maggioranza, dalla premier Meloni al responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli, che ha commentato con sprezzo: «La linea di FdI rimane la stessa: favorevoli, con grande slancio e giubilo, allo scioglimento di qualsiasi ente o autorità nominata dalla sinistra». I quattro componenti del collegio sono stati nominati dal Parlamento nel luglio del 2020, durante il governo giallorosso: il presidente Pasquale Stanzione, in quota Pd, e i tre membri del collegio Agostino Ghiglia legato a FdI, Guido Scorza in quota M5S e Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente e in quota Lega.

IL CASO è nato da un’inchiesta mandata in onda domenica sera, che intendeva fare luce sull’indipendenza dell’autorità di garanzia, di cui venivano raccontati i possibili conflitti di interesse dei membri. In particolare rispetto a un procedimento da 44 milioni di euro del Garante nei confronti di Meta, relativo agli smart-glasses messi in commercio dal 2021. Procedimento prima ridotto e poi caduto in prescrizione nell’ottobre del 2024, mentre la trasmissione ha riportato di un incontro tra il membro della commissione in quota FdI Agostino Ghiglia e il responsabile delle relazioni istituzionali di Meta ad agosto di quell’anno. Ad avere un potenziale conflitto di interessi nella vicenda sarebbe anche Guido Scorza, avvocato eletto in quota M5S.

GHIGLIA AVEVA INTIMATO Report di non mandare in onda il servizio, ritenendolo una «forzatura con intenti diffamatori». Ranucci aveva replicato parlando di «fatti inoppugnabili» e chiamando in causa un possibile intervento della Corte dei Conti per danno erariale. I due si erano trovati ai ferri corti già poche settimane fa, dopo che il Garante aveva comminato alla trasmissione una multa di 150mila relativa alla pubblicazione di alcuni audio dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Il giorno prima della decisione, aveva denunciato Report, Ghiglia si era recato nella sede di FdI per parlare con Arianna Meloni. Sul caso Meta ieri Scorza in un’intervista a Repubblica aveva parlato ieri di dimissioni come di un’«opzione sul tavolo», pur respingendo le accuse.

«STA EMERGENDO un quadro grave e desolante sulle modalità di gestione del garante che rende necessario un segnale forte di discontinuità. Penso che non ci sia alternativa alle dimissioni dell’intero consiglio», ha dichiarato in mattinata la segretaria del Pd Elly Schlein. Cui ha replicato la premier Giorgia Meloni, non chiamata in causa direttamente ma con il partito inseguito da giorni dalle polemiche: «L’autorità è eletta dal Parlamento, non abbiamo competenza sulla possibilità di azzerare l’autorità. È una decisione che casomai spetta al collegio. Però una cosa la voglio dire: questo Garante è stato eletto durante il governo giallorosso, quota Pd e 5S e ha un presidente in quota Pd, dire che sia pressato da un governo di centrodestra mi pare ridicolo. Se il Pd e i 5S non si fidano di chi hanno messo all’Autorità per la Privacy, non se la possono prendere con me, forse potevano scegliere meglio», ha detto la premier in partenza per Bari.

TANTO GHIGLIA quanto Scorza hanno respinto nel pomeriggio di ieri l’ipotesi di una dimissione del collegio, ma allo stato attuale tutte le forze politiche sembrano averli scaricati, sfidandosi invece sulla trasmissione. In Aula a Montecitorio Federico Mollicone di FdI ha colto l’occasione per attaccare il programma di Ranucci, ritenuto una «fiction da streaming»: «Presenteremo un’interrogazione parlamentare. Quello di Report e anche di altre testate che si oppongono a questo governo e a questa maggioranza non è giornalismo di inchiesta: nella stragrande maggioranza delle volte, come quella di ieri, è giornalismo militante che ha provocato infiniti danni. Un giornalismo a tesi».

PRIMA DI LUI anche il leader dei 5S Giuseppe Conte aveva chiesto l’azzeramento dell’autorità, rilanciando la proposta di legge sul conflitto di interessi, ipotesi appoggiata anche dalla segretaria Pd Elly Schlein: «Guardate che le istituzioni di garanzia non possono diventare succursale di un partito e neppure di Colle Oppio. Quello che emerge è che qui è stata minata la credibilità e il prestigio di un’intera istituzione, che deve essere e deve anche apparire indipendente».