Beati i ricchi Una settimana di cortei: Cobas e Usb in piazza il 28 novembre. Poi Uil, Cgil e Cisl
Una manifestazione Uil a Genova – foto Ansa
Tutti contro la manovra, ma in giorni separati. Come da aspettative anche la Uil ha annunciato la sua mobilitazione contro la quarta legge di bilancio varata dal governo Meloni. Nel tentativo avviato da diversi mesi dal segretario generale Bombardieri di divincolarsi dalla Cgil troppo di lotta e differenziarsi dalla Cisl acquiescente verso il governo, il sindacato ha faticato a trovare una direzione. Poi ieri la decisione dell’esecutivo nazionale: «Vogliamo dare continuità alla mobilitazione già in atto sui territori e nelle categorie, con iniziative e assemblee nei luoghi di lavoro che culmineranno nella manifestazione nazionale a Roma sabato 29 novembre, con l’obiettivo di ottenere modifiche alla manovra». Il sindacato guidato da Bombardieri, pur apprezzando la detassazione degli aumenti contrattuali, benché insufficiente, «ribadisce il proprio giudizio negativo sui capitoli relativi a pensioni, sanità e fisco, considerati inadeguati e incompleti». E chiede all’esecutivo di confermare «senza indugio», la tassa sugli extraprofitti delle banche estendendo la misura anche ai settori farmaceutico ed energetico «dove, negli ultimi tempi, si sono registrati enormi profitti».
LE MOTIVAZIONI per protestare dunque ci sono ma le date possibili erano già state tutte prenotate dagli altri sindacati (il 28 novembre lo sciopero generale di quelli di base, il 12 dicembre quello della Cgil e il 13 la manifestazione Cisl) e alla Uil non è rimasto altro che scegliere il 29. Altro giorno occupato, non dalla manovra, ma dalle iniziative per la giornata internazionale di solidarietà con la Palestina che coinvolgono diverse realtà che hanno riempito le piazze di ottobre. Una scelta, quella della Uil, che a molti è sembrato come un tentativo maldestro di giovarsi della partecipazione contro il genocidio e da altri come un ulteriore segnale del tafazzismo dell’opposizione al governo, che si scopre frammentata persino davanti a una legge di bilancio giudicata pessima persino da Bankitalia. Con il consueto scambio di accuse tra i soggetti coinvolti a chi ha più deluso le aspettative di quanti avevano visto nello sciopero generale congiunto del 3 ottobre scorso la nascita di un possibile movimento contro il nazionalismo e il bellicismo delle destre.
CHI STA TENTANDO di capitalizzare quella giornata è l’Usb che non a caso è stata la prima sigla a convocare lo sciopero del 28 novembre. Insieme a Potere al Popolo sta tentando di lanciare “Cambiamo tutto”, un percorso in vista delle elezioni del 2027. Inoltre si è premunita con testimonial d’eccezione, come la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese e il musicista Robert Waters. Nei giorni scorsi c’erano stati diversi appelli per far convergere i sindacati su una unica data, tra i quali quello dei Cobas, che sia la Cgil che l’Usb hanno rifiutato. «È un dibattito privo di fondamento – hanno dichiarato dall’Unione sindacale di base – Al di là di qualche “pontiere” che tenta di accreditarsi come mediatore generoso, la realtà è che pochi stanno riflettendo sul significato politico di questa scelta». La differenza è nelle piattaforme di convocazione, è la spiegazione dell’Usb, anche se a prima vista non sembrerebbero così diverse, al netto della proposta del sindacato di base di un reddito di base a 2mila euro al mese per tutti. Anzi, a spegnere le speranze ci pensano proprio loro: «La straordinaria unità del 3 ottobre è stata possibile solo perché la drammaticità del genocidio contro il popolo palestinese aveva imposto uno sciopero politico, fuori dagli schemi e dalle regole consuete, che l’intero paese, oltre le sigle sindacali, ha realizzato con coraggio», hanno spiegato. Di diverso parere i Cobas che avvisano: «L’entusiasmo potrebbe raffreddarsi dovendosi dividere tra date e cortei separati».
LA TRIPLICE, cioè l’alleanza tra Cgil,Cisl e Uil non esiste più ma neanche, a questo punto, la possibilità di unirsi davanti a un obiettivo comune tra realtà diverse, come forse la contingenza avrebbe richiesto. Ma di questa situazione non può gioire neanche la maggioranza che si troverà per giorni sui giornali le cronache dei cortei contro il governo. E sarà uno sforzo complicato derubricare il tutto come «fine settimana lungo».
