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Il limite ignoto Le giravolte del segretario di Stato. Chiamata ai senatori Gop: «Non è la posizione del governo». Poi: «Proposta elaborata da noi»

Trump, Witkoff e Driscoll davanti alla Casa bianco a Washington Trump, Witkoff e Driscoll davanti alla Casa bianco a Washington

In fatto di rapporti diplomatici, alla Casa bianca sembra essere in corso una guerra tra bande, rivelata dalla serie di passi falsi, smentite e gaffe commesse dal segretario di Stato Marco Rubio sulla questione ucraina. Sono stati giorni di confusione attorno al piano di pace in 28 punti, trapelato e descritto da Rubio come «una proposta russa»: non si tratta tanto di un’iperbole, visto che alcuni analisti hanno rintracciato nel testo dei veri e propri passaggi «lost in translation», giustificabili con una brutta traduzione in inglese dal russo.

DOPO CHE LA DIFFUSIONE del piano aveva iniziato a creare scompiglio negli ambienti della diplomazia internazionale, alcuni politici della delegazione bipartisan dei senatori Usa presente all’Halifax International Security Forum hanno affermato che il segretario di Stato, nel corso di una telefonata, aveva assicurato loro che il documento non rappresentava la posizione dell’amministrazione Trump, trattandosi piuttosto di un piano russo. I politici in questione hanno spiegato che, su loro sollecitazione, Rubio li aveva chiamati mentre era in viaggio verso Ginevra per i colloqui con i funzionari ucraini, e in quella telefonata aveva distanziato l’amministrazione Usa dal documento in 28 punti elaborato alla fine del mese scorso da Kirill Dmitriev, inviato di Mosca e capo del fondo sovrano russo, e dall’inviato speciale statunitense Steve Witkoff.

RUBIO, INVECE, ha dichiarato ai senatori di non essere a conoscenza di alcun piano di Donald Trump per interrompere la condivisione di intelligence o l’assistenza militare da parte degli Usa nel caso in cui l’Ucraina avesse rifiutato i termini della proposta, spiegando che l’intenzione del tycoon era «di prendere ciò che era stato pubblicamente discusso nei notiziari e di dare agli ucraini l’opportunità di replicare».

La confusione non è terminata lì, perché più tardi, in un messaggio sul social di Elon Musk – X – Rubio ha cambiato versione contestando l’idea che Washington non fosse stata coinvolta nella stesura del piano. «La proposta di pace è stata elaborata dagli Stati uniti – ha scritto il ministro degli Esteri americano – rappresenta un solido quadro per i negoziati in corso. Si basa sul contributo della parte russa. Ma si basa anche sul contributo precedente e attuale dell’Ucraina».

IL PIANO IN 28 PUNTI è stato diffuso per la prima volta da Axios il 18 novembre, cogliendo di sorpresa l’Ucraina, gli alleati europei, molti parlamentari repubblicani di alto rango, e a quanto pare anche Rubio che, prima di diventare il capo della diplomazia di Trump, quando sedeva al Senato Usa e faceva parte della Comissione intelligence , era un noto “falco”.

I suoi colleghi di allora si sono espressi contro il piano «di pace». Per questo è stato abbastanza sconcertante che proprio loro avessero potuto fraintendere, nel corso di conversazioni separate, le dichiarazioni di Rubio su un argomento importante come le origini della proposta di pace tra Russia e Ucraina.

LA DIVULGAZIONE del piano ha quindi innescato una serie di colloqui diplomatici con il segretario dell’Esercito statunitense Dan Driscoll, personaggio molto vicino al vice presidente JD Vance, inviato a Kiev per incontrare i funzionari ucraini ed europei. Anche questo suo ruolo improvvisamente di primo piano ha rappresentato un’ulteriore sorpresa: prima d’ora infatti Driscoll non era mai stato coinvolto nel processo di pace in Ucraina.

Rubio, Driscoll e Witkoff hanno incontrato a Ginevra i consiglieri ucraini prima di affrontare i funzionari di Mosca, e nelle foto che sono state diffuse si vede il segretario di Stato seduto a centrotavola, come a voler ripristinare la propria autorità, con Witkoff alla sua destra e Driscoll a sinistra.

Non è ancora del tutto chiaro cosa sapesse Rubio dei 28 punti prima che Axios rendesse pubblico il documento. Ma nonostante ciò per molti il segretario di Stato – a fronte di quella che viene letto come l’allineamento di Witkof con Mosca – resta il migliore, se non l’unico, alleato su cui possono contare gli europei e gli ucraini.