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Trump firma la nuova Strategia della sicurezza nazionale e dice addio all’atlantismo come lo abbiamo conosciuto. Attacca l’Europa che rischia «la cancellazione della sua civiltà» e esalta i «patrioti» emergenti, per spaccare il Vecchio continente. Ue afona, Meloni sta con gli Usa

Guerra di secessione Il presidente firma la nuova National security strategy: l’Europa unita è un avversario, la Nato ormai un peso, i migranti il nemico

Donald Trump riceve il «Fifa Peace Prize» dal presidente della Fifa Giovanni Infantino a Washington Epa Donald Trump riceve il «Fifa Peace Prize» dal presidente della Fifa Giovanni Infantino a Washington – foto Epa

Nell’elenco degli interessi strategici americani inseriti nel nuovo documento sulla sicurezza nazionale pubblicato ieri dalla Casa bianca, vi è quello di “assistere l’Europa a correggere l’attuale traiettoria”. E vi è uno specifico modo farlo.

Consiste nel contrastare l’influenza perniciosa dell’Unione Europea, nemica della libertà, della sovranità e promotrice attraverso sconsiderate politiche migratorie, di una cancellazione della civiltà occidentale («civilizational erasure»).

Il documento ha una prefazione a firma di Donald Trump ma che è soprattutto espressione dei think tank neo-reazionari e della corrente che fa capo agli ideologhi più oltranzisti del regime, come Stephen Miller e JD Vance. Le sue pagine codificano un nuovo “secolo americano” che è certificato di morte dell’ordine mondiale del dopoguerra e atto di nascita dell’assetto planetario auspicato dai nazional populisti Maga.

PER FAVORIRE l’emergere di un mondo consono agli interessi degli Stati uniti, ad esempio, il documento prescrive di «favorire partiti patriottici» nel vecchio continente (i ripetuti interventi di alti funzionari Usa a favore dell’Afd in Germania e i comizi elettorali per “Diritto e Giustizia” della ministra Kristi Noem in Polonia, chiariscono, se ce ne fosse bisogno, che il sostegno deve andare all’estrema destra identitaria).

Nel nuovo ordine mondiale «è cosa naturale e giusta che le nazioni pongano i loro o interessi al di sopra degli altri», si sostiene, «e che vigilino sulla propria sovranità». È opportuno quindi che le nazioni-stato quella sovranità la riprendano dagli organi transnazionali, dai trattati e le alleanze che hanno fatto il loro tempo. In questo processo gli Stati uniti intendono tutelare i propri interessi sostenendo semmai le nazioni «sane» dell’Europa «centrale, orientale e meridionale».

E il Vecchio continente dovrà adeguarsi alle nuove priorità. In campo energetico, ad esempio, gli Usa «rifiutano la disastrosa ‘ideologia’ del mutamento climatico così dannosa per gli export di idrocarburi americani. In sostanza le conversioni ad energie alternative verranno considerate alla stregua di attacchi ostili agli interessi nazionali americani.

IL DOCUMENTO elenca le priorità per tutelare «la potenza economica, la supremazia tecnologica e il dominio militare americano». Nel cortile di casa, l’emisfero americano, viene data

per scontata l’esclusiva emisferica denominata «Trump corollary» in un esplicito richiamo alla Monroe doctrine di Teddy Roosevelt.

In Asia si parla di «mantenimento delle rotte di navigazione Indo-pacifiche» per l’approvvigionamento di materie critiche. In Medio Oriente ugualmente dello scongiuramento di un controllo delle scorte energetiche da parte di «avversari». Nel decalogo rientra la tutela del primato americano in tecnologie come intelligenza artificiale, calcolo quantistico e biotecnologia nonché di quello nei mercati finanziari e il monopolio di dati e internet (e anche qui non manca una stoccata alle «restrizioni elitarie e antidemocratiche alle libertà di espressione in Europa», l’eufemismo già impiegato a Monaco da JD Vance per le normative Ue lesive dei colossi di Silicon Valley).

Nel complesso, dopo la carrellata mondiale ed il trattamento soft riservato a Russia e Cina (controparti nel complesso paritarie nella spartizione multipolare), il documento torna a concentrarsi sull’Europa la cui «autostima identitaria» deve essere ripristinata – in primis arginando la «disastrosa immigrazione» (che non è frutto di disuguaglianze globali ma «ideologia sovversiva»).

Il tono con cui si annuncia perentoriamente che «l’era della migrazione di massa si è conclusa» veicola l’allarme per la denatalità di «discendenza europea» e quindi una difesa della razza che era fino a poco fa appannaggio degli angoli oscuri della rete, ma oggi diventa politica ufficiale degli Stati uniti, un paese che attualmente ammette come rifugiati politici solo i bianchi afrikaner, presunti perseguitati del governo del Sudafrica.

È SIGNIFICATIVO che la pubblicazione avvenga a ridosso del doppio boicottaggio americano della Cop30 e del G20 (e la successiva “espulsione” unilaterale del Sudafrica dal gruppo dei 20), a riprova che la crociata americana contro gli «organi transnazionali» è già operativa. Il documento denuncia in particolare la Nato e le Ong, ma è evidente che l’insofferenza si estende ad ogni organizzazione garante di un diritto internazionale che esuli dai rapporti di pura forza.

CON QUESTO manifesto gli Usa sostituiscono l’ordine neoliberista con un mondo in cui blocchi egemoni si affrontano per mediare in modo squisitamente transazionale i propri interessi di potere e denaro con buona pace della moltitudine subordinata in pseudo democrazie. Un ordine in cui l’anarco capitalismo regna su un mondo plasmato da oltranzismo, fanatismo e integralismo religioso, manipolati per massimo vantaggio, disgiunto infine da pretese etiche.

Nel giorno della sua pubblicazione forse nessuna immagine ha incarnato i concetti delineati come l’immagine di un raggiante Donald Trump che al sorteggio dei mondiali si metteva trionfante al collo la medaglia sostitutiva del Nobel per la pace offertagli dal presidente della Fifa.