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All'ultimo piano «Kiev ha tentato di attaccare la residenza di Stato di Vladimir Putin con 91 droni, tutti distrutti», ha annunciato nel pomeriggio di ieri il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov

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Il teatro di Mariupol il giorno della riapertura foto Ap Il teatro di Mariupol il giorno della riapertura – foto Ap

«Kiev ha tentato di attaccare la residenza di Stato di Vladimir Putin con 91 droni, tutti distrutti», ha annunciato nel pomeriggio di ieri il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Di conseguenza, la Russia risponderà ed è già pronta una lista di obiettivi «per rappresaglia». Non solo, «data la degenerazione definitiva del regime criminale di Kiev, che è passato a una politica di terrorismo di Stato, la posizione negoziale della Russia sarà rivista». Kiev nega categoricamente, bollando come «bugie» e ricerca di pretesti per nuovi attacchi le accuse russe. Donald Trump, invece, si tiene nel mezzo: da un lato annuncia che «non gli è piaciuto» l’attacco ucraino e che glielo ha raccontato Putin stesso durante la loro telefonata di ieri mattina; ma dall’altro, ai giornalisti che chiedevano se ci fossero informazioni di intelligence e prove sull’attacco, ha risposto: «Usciranno fuori. Dite che l’attacco potrebbe non esserci stato? È possibile».

Prove video o di altro formato al momento non ne abbiamo. Sappiamo solo, perché lo hanno detto dal ministero degli Esteri, che «nella notte tra il 28 e il 29 dicembre» uno stormo di droni ucraini ha puntato dritto contro la sontuosa dimora presidenziale che si trova sulle rive del lago Valdai, nella regione nord-occidentale di Novgorod. Per Lavrov i sistemi di difesa aerea avrebbero neutralizzato tutti i velivoli e «non si registrano né feriti né danni». Volodymyr Zelensky ieri, durante un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha definito le accuse russe «l’odierna falsità russa, con cui Mosca cerca di far deragliare la diplomazia e giustificare il protrarsi della guerra». Poco dopo, su X ha rincarato la dose parlando di «menzogna totale». «Non siamo noi ad adottare misure che possano minare la diplomazia», ma la Russia ha rilanciato il leader ucraino. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha invece sottolineato che è Zelensky a mentire e che la «pagherà cara per i suoi crimini». La funzionaria ha poi citato una lista delle menzogne di Kiev nelle quali rientrano «i bambini rapiti» o «gli orrori di Bucha».

In passato Zakharova aveva accusato l’Ucraina di aver fabbricato menzogne anche sull’assedio di Mariupol, in particolare sul famoso teatro che divenne uno dei simboli di quella fase del conflitto (eravamo nel 2022, ormai 3 anni fa). L’edifico venne devastato dai bombardamenti e, secondo Amnesty international al suo interno morirono «almeno una dozzina di persone», mentre per Kiev i morti furono molti di più (e il Cremlino, di contro, ha sempre negato). Ieri, dopo un paio di annunci disattesi, è stato riaperto al pubblico in seguito a una ristrutturazione totale. Mariupol è diventato uno dei simboli della volontà russa di assimilare totalmente i territori occupati, soprattutto nel Donbass. I video dei palazzi di nuova costruzione inaugurati dalle autorità filo-russe raccontano chiaramente ciò che Putin dice nei suoi discorsi: «Questi territori sono ora parte della Federazione russa secondo la costituzione».

A poca distanza, soprattutto a Pokrovsk, si combatte con uguale foga, con la differenza sostanziale che all’epoca di Mariupol i droni non avevano ancora fatto il loro ingresso letale sulla scena e che per prendere il porto del Mar d’Azov agli uomini di Putin sono serviti 3 mesi, mentre a Pokrovsk si combatte dall’agosto del 2024. In ogni caso, secondo il ministro della Difesa russa, Andrei Belusov, «a dicembre abbiamo raggiunto il nostro più alto tasso di avanzamento dell’intero anno». Il capo di Stato maggiore, Valeri Gerasimov, ha specificato che: «nel 2025, un totale di 6.460 chilometri quadrati di territorio e 334 centri abitati» sono passati sotto il controllo russo. Un’area poco più grande della Liguria a fronte di un anno di bombardamenti, morte e devastazione.