Crisi Europa Usa Il presidente francese a Davos contro il «bullo», Von der Leyen dura ma cerca il dialogo
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L’intervento di Emmanuel Macron al World Economic Forum di Davos
I toni dello scontro tra le due sponde dell’Atlantico sono sempre più alti. Groenlandia al centro, in attesa dell’arrivo di Trump oggi, al World Economic Forum di Davos è stata la giornata del presidente francese Macron e della presidente della Commissione Ue von der Leyen. Il primo in versione incendiaria, la seconda più cauta, dovendo tenere in conto il rischio di escalation commerciale con gli Usa e le conseguenze di un deterioramento dei rapporti con Washington sul fronte ucraino. Ma è comunque ferma sui principi a sostegno dell’integrità e sovranità dell’isola artica.
VERSIONE TOP GUN, con occhiali da sole blu riflettenti (indossati per un problema all’occhio destro), Macron va a testa bassa all’attacco di Trump, indicando la necessità del rispetto, nei rapporti internazionali, anziché del bullismo. «L’accumulo infinito di nuovi dazi», affonda Macron, è «fondamentalmente inaccettabile», soprattutto quando le tariffe vengono «usate come leva contro la sovranità territoriale». Mentre sull’altra sponda Trump lanciava la guerra allo champagne con tariffe del 200%, una ritorsione contro la Francia per la partecipazione con altri paesi europei all’operazione militare Arctic Endurance sul territorio groenlandese e per il rifiuto di Parigi di partecipare al Board of Peace per Gaza.
LA MATTINATA si era aperta con lo sgarbo del tycoon che sul social Truth aveva pubblicato lo screenshot di un messaggio privato di Macron, che inizia così: «Amico mio, siamo totalmente d’accordo sulla Siria. Possiamo fare grandi cose sull’Iran. Non capisco cosa stai facendo sulla Groenlandia», segue la proposta di organizzare una riunione G7 per domani pomeriggio a Parigi con invito esteso a ucraini e russi. Proposta poi rimangiata.
L’idea di Macron di reagire ai dazi Usa con lo Strumento anti-coercizione europeo (che richiede però dei mesi per entrare in vigore), sta registrano convergenze. Sul fronte interno, dove Macron è agli sgoccioli, arriva il sostegno dell’opposizione di estremadestra, con il lepenista Jordan Bardella. «La nostra sottomissione agli Usa sarebbe un errore storico», scandisce l’eurodeputato di Rn che punta all’Eliseo, poi invita l’Ue ad attivare subito il cosiddetto bazooka commerciale. Sul fronte europeo la Germania, capofila della linea prudente, non può fare finta di niente, lo chiedono gli imprenditori e si mugugna tra i parlamentari della Cdu, qualcuno è arrivato a proporre di boicottare i mondiali in America. Il governo Berlino non lo dice apertamente ma sarebbe in fase di attenta valutazione, secondo quanto emerge da un documento interno del governo di Berlino visualizzato dal settimanale Der Spiegel.
IN ATTESA di una decisione, se ne discuterà al Consiglio europeo straordinario di domani, alza la voce anche il Canada, alleato «americano» degli europei nella Nato. Da Davos, il primo ministro Mark Carney si schiera senza riserve dalla parte della Groenlandia, lanciando un appello alla resistenza rispetto alle superpotenze aggressive e criticando comunque la minaccia americana dei dazi. Si fa sentire soprattutto Von der Leyen. La presidente della Commissione ha annunciato le linee di una nuova strategia europea per l’estremo nord, di cui non ha specificato i dettagli. Alla base c’è la «piena solidarietà» con la Groenlandia e la Danimarca.
La strategia comprende un massiccio aumento di fondi per l’isola artica, ma il focus è tutto dedicato all’aumento della sicurezza della regione. Le parole usate nei confronti degli americani sono chiare. Von der Leyen li considera non solo alleati, ma anche amici, che invece di tener fede nelle relazioni commerciali, come promesso lo scorso luglio in Scozia, stanno facendo precipitare le relazioni transatlantiche in una spirale pericolosa. Le dà manforte il parlamento europeo da Strasburgo, dove i gruppi di maggioranza (Ppe-S&D-Renew) hanno formalizzato la decisione di non procedere al voto di ratifica proprio dell’accordo Ue-Usa sui dazi, siglato con una stretta di mano tra Von der Leyen e Trump in Scozia.
QUANTO ALLA SICUREZZA militare, Londra ha appena annunciato il raddoppio nel giro di tre anni del contingente militare britannico nell’artico norvegese, da 1000 a 2000 marines. Ma la presidente della Commissione osserva che le minacce trumpiane sulle Groenlandia hanno l’effetto di distogliere dal vero nemico: la Russia. Resta quindi il sostegno all’Ucraina a indurre Bruxelles alla cautela, soprattutto rispetto alle forniture militari per Kiev.
Il Vecchio continente ha scelto una strada di parziale autonomia, alla quale tra l’altro è stata costretta dal disimpegno Usa in Ucraina. Ieri il parlamento europeo ha dato il via libera alla procedura accelerata per il prestito da 90 miliardi in due anni garantito dall’emissione di debito congiunto, così come stabilito dal Consiglio europeo di dicembre. Una parte dei fondi è destinato all’acquisto di armi ed equipaggiamento militare che arriva anche dagli Usa.
