Fronte orientale Da oggi al via il primo summit con Ucraina, Usa e Russia
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Fino all’ultimo non si sapeva neanche se sarebbe partito, ma poi Volodymyr Zelensky è arrivato al Forum economico mondiale di Davos e ha monopolizzato la giornata. Dal suo incontro con Donald Trump, durato poco più di un’ora e definito da entrambi «molto positivo», alla conferenza stampa dove ha alzato la voce contro l’Europa come mai aveva fatto prima. Fino ad arrivare all’annuncio ad effetto, che un uomo di spettacolo come lui non poteva sprecare: oggi ad Abu Dhabi si incontreranno per la prima volta allo stesso tavolo i rappresentanti di Stati uniti, Russia e Ucraina.
Secondo il portale Axios per la parte statunitense negli Emirati ci saranno l’inviato speciale di Washington Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner, per la Russia il Capo del fondo sovrano di investimenti e inviato speciale Kirill Dmitriev e il capo dell’intelligence militare Igor Kostiukov mentre per l’Ucraina il capo di gabinetto (e dei servizi segreti militari) Kyrylo Budanov, il capo del Consiglio di sicurezza nazionale Rustem Umerov e forse il diplomatico Seriy Kyslytsya. Un incontro ai massimi livelli diplomatici, insomma. «Tutto ruota attorno alla parte orientale del nostro Paese» sostiene Zelensky, «Questo è il problema che non abbiamo ancora risolto». Tuttavia, ed è un’altra novità della giornata di ieri, «Le garanzie di sicurezza sono pronte, il documento deve essere firmato dalle parti, dai presidenti, e poi passerà ai parlamenti nazionali».
Sembra che durante l’incontro con il presidente Usa si sia definito una volta per tutte l’accordo che lega Washington all’Ucraina e che la vincolerebbe a intervenire manu militari in caso di nuova aggressione russa. Il condizionale è d’obbligo perché non solo Trump non si è ancora espresso chiaramente su questo tema (e nei mesi scorsi si è mostrato piuttosto volubile), ma per il fatto che tutto è vincolato al raggiungimento di un accordo nel più breve tempo possibile. Ad ogni modo, «i documenti volti a porre fine a questa guerra sono quasi pronti» e ora tocca alla Russia. «Speriamo che la guerra stia per finire» ha dichiarato Trump uscendo dalla sala dove ha parlato «a tu per tu» con l’omologo ucraino. Ma, anche se non si è discusso dei confini, il messaggio per Putin è che «la guerra deve terminare».
IL TYCOON ha anche citato la cifra di «30mila soldati morti al mese» che probabilmente gli è stata riferita da Zelensky in camera caritatis. Secondo le ultime stime ucraine «i russi arruolano circa 43mila soldati al mese, ma ultimamente hanno le perdite maggiori dall’inizio della guerra, 35mila al mese». Si consideri che lo stesso periodo dell’anno scorso la stima era di 14mila al mese. A questi andrebbero aggiunte diverse migliaia di renitenti, fuggitivi e imboscati, insomma, perKiev: «Il loro esercito per la prima volta ha smesso di crescere e se la guerra continua inizierà a diminuire oppure Putin dovrà lanciare una mobilitazione».
LA PARTE più consistente (e più dura) del discorso di Zelensky è stata però dedicata al Vecchio continente. «L’Europa ha molta storia ma non ha un reale potere politico» soprattutto a causa della mancanza di un esercito comune, «dovrebbe guidare ma oggi è solo un caleidoscopio di potenze medie». Il nostro difetto principale sarebbe quello di essere incapaci di agire e di farlo compatti. Ora, ad esempio, il presidente ucraino definisce i leader europei «in modalità Groenlandia» e spera che presto si riprendano da questa «distrazione» – così come ha auspicato anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte – per dedicarsi al supporto concreto al suo Paese. Rispetto all’atteggiamento di Wahsington: «L’Europa ha cercato di convincere Trump a cambiare, ma lui non cambierà, rimane quello che è, ha detto che ama l’Europa, ma non ascolterà questo tipo di Europa».
E invece di unirsi contro la Casa bianca, di fronte alla quale comunque si mostra «divisa e persa», dovrebbe avere una «volontà politica condivisa» contro Putin. E infine: «L’Europa si affida alla convinzione che, in caso di pericolo, la Nato interverrà. Ma nessuno ha mai visto l’alleanza in azione», cosa succederebbe – si chiede Zelensky – «se Lituania o Polonia venissero attaccate»? «Viviamo come nel film Il giorno della marmotta, ogni giorno, ogni settimana, ogni anno la nostra vita è uguale e questo forum lo dimostra. Un anno fa ho finito il mio discorso dicendo che l’Europa deve sapere come difendersi. Un anno dopo, nulla è cambiato».
IN SERATA WITKOFF e Kushner sono atterrati a Mosca per incontrare direttamente Vladimir Putin. Al centro del colloquio, dicono dagli Usa, i beni russi congelati oltreoceano. Rispetto all’Ucraina sul tavolo resterebbe «solo una questione e ciò significa che tutto è risolvibile». Molto più cauto il Cremlino che nelle dichiarazioni ufficiali non ha condiviso l’ottimismo di Washington.
