Inverno generale Dalla due giorni di Abu Dhabi non arriva la svolta, ma le parti la definiscono «costruttiva» e si riconvocano per il primo febbraio
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Il tavolo a tre - Ucraina, Usa, Russia - di Abu Dhabi – foto X
Il dato principale che possiamo trarre dal secondo giorno di colloqui ad Abu Dhabi tra Ucraina, Russia e Stati uniti è che si è aperta una nuova fase diplomatica. Tutte le parti hanno definito i colloqui «costruttivi», nonostante Mosca abbia insistito sul fatto che «la questione territoriale rimane la più complessa» e «il ritiro delle forze armate ucraine dal Donbass è importante e si stanno prendendo in considerazione diversi parametri di sicurezza al riguardo».
Il prossimo incontro si terrà nello stesso formato domenica 1° febbraio, sempre ad Abu Dhabi. Fonti Usa fanno inoltre sapere: «Non pensiamo di essere così lontani da un incontro Putin-Zelensky, visti i recenti progressi nei colloqui, ma servono prima altre discussioni».
PER LA PRIMA VOLTA dalla primavera del 2022 delegazioni russe e ucraine di alto livello si sono sedute allo stesso tavolo, «faccia a faccia» come sottolinea l’agenzia russa Ria Novosti. Era dai tempi dell’Accordo sul grano nel Mar Nero che i due paesi non si confrontavano direttamente, ma all’epoca si trattava di un trattato commerciale e non si erano scomodati i funzionari che invece ieri ad Abu Dhabi erano tutti riuniti intorno al lungo tavolo a ferro di cavallo dove gli inviati Usa, guidati da Steve Witkoff e Jared Kushner, sedevano nel lato corto. Interessante che Washington stavolta abbia inviato – oltre ai veterani già citati, al segretario all’Esercito Daniel Driscoll e al comandante supremo alleato della Nato in Europa, il generale Alexus Grynkewich – il commissario del Servizio di acquisizioni federali Josh Gruenbaum, appena nominato da Donald Trump consigliere senior del neonato Consiglio di pace. L’incontro di ieri nella capitale emiratina è durato circa 3 ore, nelle quali si è discusso anche dei «protocolli di sicurezza previsti per l’ucraina nel dopoguerra» in caso di recrudescenza del conflitto che, si è detto in un briefing conclusivo al quale ha partecipato l’Ansa, «sono molto forti».
Sembra dunque che le affermazioni di Volodymyr Zelensky della vigilia sul fatto che mancasse «solo la firma» alle nuove garanzie di sicurezza promesse da Donald Trump non fosse troppo distante dalla realtà. Tale “infrastruttura di sicurezza” dovrebbe essere abbastanza solida da convincere Kiev a cedere una parte emblematica del suo territorio – il 20% restante del Donetsk che i soldati ucraini ancora controllano – e da essere propagandabile come un successo in patria. Allo stesso tempo dovrebbe essere dura ma accettabile per il Cremlino e quindi non includere la Nato sul territorio ucraino. Resta da capire che ruolo avranno, sempre se ne avranno uno, i membri della coalizione dei Volenterosi che da sempre insistono per l’invio di un contingente sul terreno a garanzia dell’accordo.
IN OGNI CASO non si tratta solo sul piano militare, i fondi che gli Usa potrebbero sbloccare per la ricostruzione dell’Ucraina e gli investimenti a stelle e strisce sono una delle tematiche dirimenti per cercare di convincere Zelensky a una scelta che potrebbe essere la sua fine politica. Il diretto interessato ieri ha preferito glissare sul tema, concentrandosi sulle critiche ai russi per i recenti bombardamenti a Kharkiv, Kiev e Chernihiv e sul focus intorno al quale si articolano le trattative: il Donbass. «Il tema chiave della discussione sono stati i possibili parametri della fine della guerra», sottolinea il presidente ucraino, «e gli Usa hanno sollevato le condizioni di sicurezza necessari a tal fine».
ORA OGNI DELEGAZIONE riferirà nella rispettiva capitale sugli aspetti del trattato ancora da definire, soprattutto sulla parte militare, ma per gli annunci ufficiali si aspettano i capi di stato, o probabilmente Trump. L’agenzia Tass comunque annuncia già che «Non si può dire che l’incontro sull’Ucraina ad Abu Dhabi sia stato infruttuoso, anzi ci sono stati dei risultati». La sera prima, a Mosca, Witkoff e Kushner avevano incontrato Putin per un colloquio durato ben 4 ore che a partire dalle condizioni per la fine della guerra in Ucraina si è soffermato in modo particolare sugli asset russi congelati negli Stati uniti. I due, insieme a parte della delegazione Usa, sono poi partiti per Tel Aviv dove hanno incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
