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Il limite ignoto Mentre i raid russi continuano a devastare le infrastrutture civili, il secondo round di negoziati di Abu Dhabi non porta a una svolta

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Foto AP / Terry Renna FILE - Ukrainian officials, left to right: Chief of the General Staff Andrii Hnatov, Deputy Chief to the Head of Defense Intelligence Vadym Skibitskyi, and Secretary of National Security Rustem Umerov during a meeting with U.S. officials on Nov. 30, 2025, in Hallandale Beach, Fla. (AP Photo/Terry Renna, File) – Foto AP / Terry Renna

«Costruttivo, produttivo, importante». Il secondo round di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati uniti si è concluso come il primo, con dichiarazioni piene di aggettivi positivi e incoraggianti per il futuro, ma nessuna mossa concreta per la fine del conflitto.

Per l’agenzia russa Tass, al centro dei negoziati ci sono sempre gli stessi tre temi: «questioni economiche, un meccanismo di cessate il fuoco e questioni territoriali». Mosca vorrebbe la cessione dell’intero Donbass e il suo riconoscimento come territorio russo sia de facto che de iure e gli ucraini «solide» garanzie di sicurezza che includano impegni scritti da parte degli Usa per l’intervento militare in caso di recrudescenza del conflitto. La sola cosa certa al momento è che i bombardamenti russi continuano, massicci e devastanti.

NELLA NOTTE tra i colloqui Kiev è stata colpita di nuovo. Infrastrutture civili e diversi edifici sono stati danneggiati, secondo il capo dell’amministrazione militare cittadina Tymur Tkachenko. A Zaporizhzhia 53mila famiglie sono senza elettricità a causa dei raid ripetuti degli ultimi giorni, mentre a Sumy le autorità locali parlano di «massicci bombardamenti sulle infrastrutture ferroviarie». La situazione generale nelle grandi città resta critica, denuncia il ministro dell’Energia ad interim Denys Shmyhal. Ma Mosca l’ha detto chiaramente: finché non si troverà una soluzione diplomatica soddisfacente la guerra continuerà. E l’inverno è ancora lungo. Ciononostante il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che «Mosca vorrebbe vedere l’Ucraina come un Paese amico e neutrale, non necessariamente un alleato» ed è tornato ad accusare gli europei di «impedire e interrompere i negoziati che si stanno delineando tra noi e gli americani».

Per ora l’unico risultato concreto uscito da Abu Dhabi è un nuovo scambio di prigionieri, 314 per parte secondo l’inviato speciale Usa Steve Witkoff. «Questo risultato – ha dichiarato – è stato raggiunto grazie a colloqui di pace dettagliati e produttivi. Sebbene ci sia ancora molto lavoro da fare» la delegazione statunitense ritiene che la strada sia quella giusta e auspica progressi in tempi brevi.

Anche l’Ucraina esulta: Volodymyr Zelensky ha definito lo scambio di prigionieri «un risultato molto importante» e il suo consigliere (e membro della delegazione negoziale), Kyrilo Budanov, ha specificato che «dei 139 detenuti dal 2022, molti erano soldati che hanno combattuto a Mariupol». I negoziati continueranno, «nel prossimo futuro» ha spiegato il presidente ucraino in conferenza stampa da Kiev accanto al presidente polacco Donald Tusk, giunto ieri in visita ufficiale per per annunciare un nuovo pacchetto di aiuti militari da 47 milioni di euro. L’ex segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, invece ritiene che per la pace «manca solo la volontà di Vladimir Putin, tutti gli altri sono d’accordo».

SUL TAVOLO resta la questione parallela del rinnovo del New Start, il trattato di non proliferazione delle armi nucleari strategiche. Secondo il portale Axios, Washington e Mosca sarebbero vicini a un accordo per prorogare il trattato di «almeno sei mesi». Una fonte anonima ha fatto sapere che le parti hanno concordato «di agire in buona fede e di avviare una discussione su come aggiornare» l’accordo. In ogni caso, ad Abu Dhabi non si sarebbe arrivati a un accordo chiaro. Per Mosca la scadenza del New Start è «negativa» e causa «rammarico», ma fonti governative assicurano che l’approccio russo sarà «responsabile» e il Cremlino ha fatto sapere che è pronto «a continuare a rispettare le restrizioni imposte dal trattato per un anno» a partire dalla scadenza di ieri.

Intanto il Comando europeo degli Stati Uniti ha annunciato la ripresa del dialogo militare con gli omologhi russi dopo che questo era stato sospeso nel 2021, poco prima dell’invasione dell’Ucraina.