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«Under destruction» Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco i leader rispolverano l’ombrello nucleare

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Il discorso di apertura del cancelliere tedesco Friedrich Merz alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco foto Ap Il discorso di apertura del cancelliere tedesco Friedrich Merz alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco – foto Ap

Uniti sotto l’ombrello nucleare e pure nella risposta da dare agli Usa, ma per niente concordi sulla postura da assumere come nazioni leader della nuova Europa. Come una partita di ping-pong geopolitico il presidente francese Emmanuel Macron chiude la prima giornata della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco rispondendo al cancelliere Friedrich Merz che l’aveva aperta con la conferma della frattura tra Usa e Ue e dichiarando la volontà di super-potenza della Germania. Una dura replica, quella di Merz, all’intervento dello scorso anno del vicepresidente Usa, J.D, Vance che aveva sancito l’inizio del disordine globale.

«Il riarmo dei singoli stati europei è un errore; serve una difesa europea; è tornata la deterrenza nucleare» e il climax del premier francese che boccia i piani in solitaria di Berlino anche sul fronte del comune caccia militare da cui la Germania si è appena defilata. Poi rivendica il ruolo dell’Europa senza cui «non ci sarà alcuna pace». Il contrario dell’autarchico Merz, convinto invece di un’ altra visione, eccetto che sugli Usa. «Lasciatemi cominciare con l’amara verità: fra Europa e Usa si è aperto un divario. Il vicepresidente J.D. Vance, lo aveva detto con estrema chiarezza qui a Monaco un anno fa. Aveva ragione».

MERZ HA APERTO la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, quest’anno intitolata «Under Destruction», ripartendo dal punto esatto in cui si era chiusa l’ultima edizione, con la presa d’atto ufficiale della distanza siderale che separa le due sponde dell’Atlantico disunite ormai da una marea di differenze. «La battaglia culturale del movimento Maga non è la nostra», è la prima snocciolata dal capo di governo tedesco di fronte alla settantina di leader mondiali a cui ha voluto trasmettere la svolta politica di Berlino. Il plurale significa Europa, ma Merz, che si proclama paladino del contrasto all’ideologia fascio-populismo, ha in mente innanzitutto la Germania.

Nel disordine mondiale il cancelliere si offre per trasformare il suo Paese in una grande potenza con «il ruolo guida dell’ordine mondiale». Per questo «faremo della Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa» sottolinea attirandosi a breve giro le ire sui social dell’ex presidente russo Dmitry Medvedev che ha caricato una foto di Merz vestito da nazista: «Calmati, pazzo scatenato: siamo nel 2026, non nel 1933!».

Eppure secondo il cancelliere il ruolo di super-potenza deve essere «esercitato non da soli bensì in partnership con gli alleati» a cominciare dal presidente francese. Proprio a Macron il cancelliere ha chiesto di potere spostare la Bundesrepublik sotto l’ombrello nucleare, mentre non ha pronunciato una parola sul futuro dell’Ue e tantomeno sull’Onu.

Diversamente da Macron, secondo Merz il nuovo ordine mondiale d’ora in poi dovrà essere incardinato su «una forte rete di partenariati globale, in questo senso «Canada e Giappone, Turchia, India e Brasile in futuro svolgeranno un ruolo chiave. L’integrazione europea e i patti transatlantici non sono più sufficienti a preservare la nostra libertà» è la chiosa del leader sempre più neocon e sempre meno democristiano.

COSÌ LONTANO, a proposito, da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ieri intervenuta in tandem con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, nel panel destinato al riarmo europeo, l’unico vero piano (anche di traino economico) perseguito dalle due Bruxelles per il resto tutt’altro che influenti nel processo della Conferenza.

«DA ANNI SENTIAMO che tutto lo spettro politico, sia all’interno della nostra alleanza sia fuori, avverte come l’Europa debba fare di più per la sua difesa» è il mantra quasi monocorde di Von der Leyen, mentre Rutte si fa ancora una volta da portavoce delle strigliate dell’amministrazione Trump: «Abbiamo avuto anni, anzi decenni, di lamentele da parte degli Stati Uniti perché noi europei non stiamo spendendo abbastanza per la difesa. Ora la musica è cambiata».

Anche e soprattutto sotto il profilo geopolitico, come dimostra la clamorosa presenza fra gli invitati del vertice del figlio dell’ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi, intervenuto nel pomeriggio per offrire la sua versione dell’Iran, che non è come minimo quella degli iraniani almeno a giudicare dalla manifestazione fuori dall’Hotel Bayerisch, sede del summit, con i cartelli: «Né con gli Ayatollah, né con lo Scià».

L’erede Pahlavi fa più rumore di Anna Rathert, Rüdiger Lucassen e Heinrich Koch: i tre rappresentanti di Afd per la prima volta invitata ufficialmente alla Conferenza. Si tratta di illustri sconosciuti con zero ruoli di rilievo ai vertici del partito guidato con piglio ultra-dirigenziale da Alice Weidel e Tino Chrupalla dove sono decisamente sorpresi per la singolare scelta.