Palestina I permessi concessi sono stati ritirati: a migliaia in fila ai checkpoint fermati dai soldati, mentre il ministro Ben Gvir passeggiava sulla Spianata. L'ultimo rapporto Onu accusa Israele del tentativo di pulizia etnica nei Territori occupati
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Il checkpoint di Qalandiya blindato nel primo venerdì di Ramadan – Ap/Leo Correa
Qalandiya è affollata, molto più del solito per i tempi attuali: con i permessi di lavoro stracciati l’8 ottobre 2023, i checkpoint militari israeliani che separano la Cisgiordania da Gerusalemme sono quasi sempre semi-vuoti.
Tornano a riempirsi solo nel mese sacro di Ramadan: secondo le regole imposte da Tel Aviv, bambini, donne e anziani potrebbero godere del «privilegio» di attraversare tornelli, controlli elettronici e muri di cemento per raggiungere la moschea di al-Aqsa. Ma ieri, nel primo venerdì di mese sacro, quel «privilegio» è stato subito ritirato: a migliaia di palestinesi è stato impedito di passare nonostante il permesso accordato.
UN ANZIANO HA TROVATO una sedia su cui riposare nell’attesa, vana, di superare il checkpoint di Qalandiya. Si appoggia a un bastone mentre rivolge alla telecamera la sua domanda retorica: «Pregare richiede un permesso? Non succede da nessun’altra parte nel mondo. Voglio solo pregare. Stanno aumentando le restrizioni ma noi non ci stanchiamo, i nostri cuori sono forti».
Ieri la stampa israeliana riportava di migliaia di ingressi dalla Cisgiordania, dopotutto Israele aveva concesso 10mila pass (erano 250mila nei decenni scorsi) a palestinesi con meno di dodici anni, donne sopra i 50 e uomini più anziani di 55, verificati dal Cogat, l’ente dell’esercito che si occupa di «gestire» gli affari civili nei Territori palestinesi occupati. Non è andata così.
«Mi sono registrato il primo giorno e ho ottenuto il permesso – racconta a Middle East Eye Jihad Basharat, di Tammun, nel nord della West Bank – Ho passato il primo cancello, poi al secondo mi hanno detto che il mio permesso era stato annullato». Le lunghe file sono rimaste tali, pochi quelli che sono riusciti a superare il dispiegamento di soldati in tenuta antisommossa che non hanno risparmiato abusi e detenzioni ai più giovani. Alle ambulanze intervenute è stato impedito di soccorrere i feriti.
Chi invece ad al-Aqsa è entrato, protetto da poliziotti e accompagnato da estremisti di destra, è stato il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, che non si è fatto sfuggire l’occasione di una delle provocazioni a lui più care nel primo venerdì di Ramadan. Prima di camminare sulla Spianata, ripulita della presenza palestinese, si è fatto fotografare con gli agenti a cui ha ordinato il pugno duro contro i fedeli musulmani.
L’obiettivo, più volte dichiarato, dell’ultradestra israeliana (e ormai condiviso anche da quella più moderata) è l’assunzione del controllo totale della Spianata, un’operazione che si accompagna alle già concrete trasformazioni urbanistiche imposte alla città di Gerusalemme dove siti archeologici, poli museali e infrastrutture servono allo scopo non solo di minimizzare la presenza palestinese ma di rimuovere la storia della città e spezzare i legami fisici e simbolici con il resto della Palestina storica.
AL DI LÀ DEL MURO la campagna di pulizia etnica prosegue con la violenza: 1.100 gli uccisi dal 7 ottobre 2023, l’ultimo un giovane palestinese con cittadinanza statunitense, Nasrallah Abu Siyam, ammazzato dal fuoco sparato da un gruppo di coloni. E prosegue con la «legge», le nuove norme catastali imposte da Tel Aviv sulla Cisgiordania.
Anche di questo tratta l’ultimo rapporto dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, relativo al periodo tra il primo novembre 2024 e il 31 ottobre 2025: «Attacchi in aumento e trasferimenti forzati – si legge – appaiono volti allo sfollamento permanente dei palestinesi…sollevando il timore circa la pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania». Il rapporto cita la carestia (e la morte per fame di almeno 463 persone), la distruzione delle infrastrutture civili e gli omicidi mirati di civili nella Striscia e l’uso illegittimo della forza, le detenzioni e le torture di massa in West Bank.
