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Spagna e Stati uniti Il no di Madrid all'uso delle basi in Andalusia scatena la minaccia del presidente americano

Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez parla con i media al suo arrivo al vertice UE presso la sede del Consiglio europeo a Bruxelles, giovedì 23 ottobre 2025. (AP Photo/Harry Nakos) Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez – Foto Ap

Non vogliamo averci nulla a che fare, vogliamo tagliare ogni commercio con la Spagna”, che è un socio “terribile”. Sono le parole sprezzanti che il presidente statunitense Donald Trump, riunito ieri con il cancelliere tedesco Friedrich Merz nell’Ufficio Ovale, ha dedicato all’esecutivo guidato da Pedro Sánchez.

L’abituale tono da bullo stavolta è stato provocato dal netto rifiuto di Sánchez a collaborare con l’attacco israelo-statunitense contro l’Iran. In un discorso pronunciato lunedì a Barcellona per l’inaugurazione del World Mobile Congress il premier socialista si era chiaramente posizionato contro l’attacco: “Si può stare contro un regime odioso come quello iraniano e al contempo contro un intervento militare ingiustificato, pericoloso e contrario la legalità internazionale”, aveva detto Sánchez. Mentre la sua ministra della difesa, Margarida Robles, confermava che gli Stati Uniti non avrebbero utilizzato le basi a Morón de la Frontera (Siviglia) e Rota (Cadice) per l’attacco.

Per questa posizione, la Spagna ha ricevuto l’ennesimo attacco di Israele, stavolta per bocca del ministro degli esteri Gideon Sa’ar che retoricamente ha chiesto al governo spagnolo se stare dal lato di Hamas e del regime iraniano era stare “dal lato giusto della storia”, come aveva detto proprio il giorno prima l’attrice Susan Sarandon, a Barcellona per ricevere un premio, lodando la politica estera della Spagna.

Nel suo attacco Trump ha ricordato che la Spagna si è rifiutata di aumentare fino al 5% la sua spesa militare (dimenticando che arrivare al 2% ha comunque significato duplicare il budget degli armamenti del paese) e se l’è presa con Sánchez per non aver mostrato collaborazione. “Noi possiamo usare le nostre basi quando vogliamo”, ha detto tronfio, “nessuno ce lo può impedire. Ma abbiamo deciso di non farlo per la sua reazione ostile. La Spagna non ha nulla che ci interessi”, ha detto, prima di chiedere di tagliare ogni commercio col paese.

L’attacco del presidente americano ha immediatamente provocato la reazione dell’esecutivo guidato da Pedro Sánchez, che si è comunque scudato dietro l’Unione Europea: “La Spagna rispetta i suoi impegni […] è un partner commerciale affidabile per 195 paesi in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti, con i quali intratteniamo relazioni commerciali di lunga data e reciprocamente vantaggiose”, ha fatto sapere l’esecutivo spagnolo mediante un comunicato in serata. “Se l’amministrazione statunitense desidera rivederle, deve farlo nel rispetto dell’autonomia delle imprese private, del diritto internazionale e degli accordi bilaterali tra Unione Europea e Stati Uniti”.

Già in passato le minacce del governo statunitense erano finite nel nulla.

L’opposizione del Pp invece si schiera con Trump e Netanyahu. Alberto Núñez Feijóo ha usato lo stesso argomento di Israele: “Se l’Iran la ringrazia e gli Stati Uniti la considerano un pessimo alleato, chi ha fallito è lei. Questa non è equidistanza. Sta danneggiando gli interessi della Spagna di fronte a un regime odioso, per usare le sue stesse parole”, ha scritto sulla rete sociale X rivolto a Sánchez.

Mentre il portavoce della Commissione europea ha sottolineato in serata che “la Commissione garantirà sempre la piena tutela degli interessi dell’Unione europea”. Stamattina alle 9 Sánchez farà una dichiarazione istituzionale su tutta questa faccenda.