Migranti Le opposizioni rilanciano: il governo sapeva che quei migranti sarebbero tornati indietro. «Deportati solo per fare campagna sul referendum». E torna lo spettro del danno erariale
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Un’informativa urgente del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi su quanto sta accadendo nel Cpr di Gjader. È la richiesta avanzata ieri in Aula dalla deputata Sara Kelany, responsabile immigrazione di FdI. «Apprendiamo, preoccupati ma purtroppo non stupiti, di un ulteriore provvedimento della Corte d’Appello di Roma che non convalida il trattenimento nel Cpr di Gjader (di un cittadino straniero) che riporta nel suo curriculum condanne per furto, spaccio e sequestro di persona, violenza sessuale e di gruppo», ha dichiarato la parlamentare.
IL GIOCO È quello iniziato poco più di due settimane fa, quando il governo ha improvvisamente spedito in Albania una novantina di migranti già trattenuti nei centri in Italia. Con il passare dei giorni è venuto fuori che alcuni di loro hanno una fedina penale piuttosto lunga e articolata. Da un punto di vista giuridico, comunque, quei reati non c’entrano nulla con il trattenimento amministrativo, che dipende solo dalla non regolarità dei documenti.
Tutti i trasferimenti sono stati decisi dalle autorità di polizia in modo arbitrario, senza fornire alle persone atti formali con le ragioni della scelta. Quali siano i criteri adottati resta un mistero. Di certo, però, c’è l’attenzione mediatica e politica dedicata, in chiave referendaria, alle decisioni delle toghe. Che non hanno stabilito nulla di nuovo: è dallo scorso aprile che chiunque fa domanda di asilo a Gjader torna in Italia perché c’è il forte sospetto che le attuali norme Ue siano violate dalla permanenza fuori dal territorio comunitario dei richiedenti (lo chiarirà presto la Corte del Lussemburgo, dove pende un rinvio proprio sul punto).
KELANY FA BENE a dirsi «non stupita» dalle mancate convalide: sapevano tutti, il governo in primis, che sarebbe andata così. «Se la richiesta di informativa al ministro viene da FdI forse finalmente potremo avere risposte – ha rilanciato la parlamentare di Avs Francesca Ghirra – Sapete benissimo che nessun magistrato convaliderà i trattenimento a Gjader, perché sono illegali».
Sulla stessa linea il Pd con Matteo Orfini, «ci associamo con entusiasmo alla richiesta della deputata Kelany», e il M5s con Alfonso Colucci: «I cittadini hanno capito benissimo che il governo sta provando a nascondere il fallimento del protocollo Albania e a sostenere il Sì al referendum a colpi di bugie, lanciando accuse infamanti su magistrati che fanno solo il loro lavoro applicando le leggi».
«CON IL REFERENDUM alle porte, devono poter dire che i magistrati liberano i migranti che Piantedosi spedisce in Albania. I cittadini italiani stanno pagando uno spot del governo sul referendum su questioni che con il referendum non c’entrano nulla. Meloni e Piantedosi vengano al più presto in Parlamento a rispondere di questo intollerabile danno all’erario», ha detto invece il deputato di Iv Davide Faraone.
Nel frattempo l’aumento improvviso dei trasferimenti sta creando maretta anche tra le forze di polizia. «Il numero totale delle forze presenti è sceso a poco meno di 200 unità, rispetto alle circa 250 che garantivano il presidio solo pochi mesi fa, e questo avviene proprio in un momento in cui, a differenza del recente passato, le presenze all’interno del Centro non sono affatto simboliche», si lamenta il Siulp che chiede rinforzi e fa capire che la situazione si sta deteriorando. «Tensioni ricorrenti, aggressioni nei confronti degli operatori e del personale della ditta appaltatrice, e un clima di crescente instabilità», si legge nel comunicato.
CAMBIA LO STATO, la posizione geografica, l’ente gestore ma il risultato dei Cpr è sempre lo stesso: un fallimento strutturale da tutti i punti di vista.
