Vedo Nero Il taglio di 25 centesimi alle accise, deciso in cdm, varrà solo per venti giorni, in attesa degli sviluppi in Medio Oriente
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Consiglio dei ministri – Foto Roberto Monaldo / LaPresse
A quattro giorni dal referendum sulla giustizia su cui si gioca molto, e a poche ore da un difficile consiglio Ue sugli effetti della guerra in Iran sul caro-carburanti, il governo Meloni ieri ha varato un decreto elettorale che taglierà 20-25 centesimi su diesel e benzina per venti giorni. Tanto dovrà durare la guerra dell’«amico americano» Trump con Israele. Un giorno in più e sarà necessario varare un altro decreto in cui si taglieranno di nuovo le «accise», finanziandole con il gettito Iva maturato dallo Stato sull’aumento dei prezzi. E così via, fino alla fine delle ostilità e delle conseguenze sul mercato mondiale di gas e petrolio. Questo è stato l’esito di un’inerzia che è durata dall’inizio del conflitto il 28 febbraio scorso.
È ACCADUTO NEL 2022 quando il governo Draghi varò un decreto contro il caro-prezzi causato dalla guerra russa in Ucraina. Il decreto durava inizialmente 30 giorni e fu prorogato di mese in mese. 2Nel frattempo si cercavano le coperture perché, se la guerra finisce i prezzi scendono, anche se più lentamente, quindi l’abbassamento può essere modulato» ha argomentato Massimiliano Dona dell’Unione nazionale dei consumatori.
CONSIDERATO IL PREZZO medio del gasolio di ieri, 2,103 euro al litro, con la riduzione delle accise decisa dal governo il diesel scenderebbe a 1,798 euro/litro, vicina ai livelli pre-conflitto. Il Codacons ieri ha fatto subito un calcolo: Il taglio da massimo 25 centesimi di euro, considerata anche l’Iva che pesa sulle accise, si tradurrebbe in un calo del prezzo alla pompa pari -0,305 euro al litro. Il risparmio sarebbe di 15,2 euro su un pieno da 50 litri. «La promessa elettorale di abolire le accise, fatta da Meloni davanti a un distributore di benzina, durerà venti giorni» ha ironizzato la segretaria del Pd Elly Schlein che ha proposto un intervento strutturale di taglio delle accise che non è stato accolto dal governo.
IL DECRETO MOBILITERÀ 738 milioni a carico dello Stato: oltre i 130 in più alla «social card», ci saranno 608 milioni di bonus per l’autotrasporto sotto forma di credito di imposta, nella misura del 28 per cento della spesa sostenuta nel trimestre per l’acquisto del gasolio. Dal testo, composto di tre articoli, risulterebbe che la norma contro il caro-benzina, di cui saranno beneficiari gli automobilisti indipendentemente dal reddito, assorbirà le risorse stanziate per la «social card» destinata al sostegno all’acquisto di beni alimentari di prima necessità e di carburanti dei soli lavoratori poveri. In tale caso si userebbero i fondi per la povertà assoluta per pagare un pieno a chi ha una macchina da 50 mila euro. Capita negli interventi emergenziali che non intervengono sulla determinazione dei prezzi.
II PROBLEMA della sostenibilità del bilancio e di mancanza di risorse finanziarie sono evidenti dal modo in cui è stato concepito il decreto. Ci sarebbero anche i modi per pensare di finanziare un’iniziativa strutturale, e non occasionale, come quella presa dal governo. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra ha notato la mancanza nel decreto del tetto ai prezzi dei carburanti e la tassa sugli extraprofitti realizzati grazie alla speculazione: «La guerra di Trump la pagano gli italiani: si usino i 4 miliardi dell’Ets per ridurre il costo delle bollette». Le proposte del tetto sui prezzi, e della tassa sugli extraprofitti, sono state fatte dal vicepremier ministro dei trasporti Matteo Salvini che ieri ha fatto sapere di sentirsi «soddisfatto». Pensa così di ottenere un po’ di luce nella tardiva rincorsa del governo rispetto a eventi più grandi. Salvini ha incontrato ieri a Milano le multinazionali del petrolio. Risultato: si rivedranno la prossima settimana.
LE MISURE anti-speculative consisterebbero in un’opera di bene. Il fantasma del cosiddetto «Mister prezzi» sarà ravvivato. Nel caso in cui il «garante per la sorveglianza dei prezzi» rilevasse un «anomalo e repentino incremento», allora dovrebbe comunicare alla Guardia di Finanza i distributori, e le relative compagnie petrolifere, responsabili. E poi arriverebbero le sanzioni per il «reato di manovre speculativa sulle merci».