Tregua all’ultimo minuto, Stati uniti e Iran accettano 2 settimane di pausa per negoziare
«Stanotte morirà un’intera civiltà». È scaduto l’ennesimo ultimatum di Trump all’Iran, accompagnato da minacce terribili, compreso l’uso dell’atomica. Il presidente ormai criticato anche da molti dei suoi. Onu ed Europa stanno a guardare. Il papa: inaccettabile
Sul filo Offensiva aerea a pieno regime, distrutta la sinagoga di Teheran. Il papa: «Obiettivi civili inaccettabili». E il paese si compatta
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La sinagoga di Khorasaniha e gli edifici circostanti in macerie a Teheran, in Iran
«Stanotte un’intera civiltà morirà, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà», ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Una nuova alba si leva su un Iran ferito, confuso e furioso. Quella che molti iraniani speravano fosse una crisi isolata si è trasformata in un incubo. Gli attacchi coordinati da Stati Uniti e Israele violando qualsiasi linea rossa etica e umanitaria hanno sconvolto il Paese, innescando una reazione a catena di rabbia, ritorsioni e una drammatica escalation verbale.
A POCHE ORE dall’apocalisse annunciata dal presidente americano Trump gli iraniani agiscono con un misto di indifferenza e sfida. “Bisogna ammettere che purtroppo è già il mondo intero ad essere entrato nell’età della pietra, poiché la caratteristica di quest’epoca è l’assenza di etica, l’assenza di legge, l’assenza di impegni internazionali e il rifiuto di qualsiasi norma politica e razionale – di cui Trump è il simbolo principale», scrive il noto editorialista iraniano Abbas Abdi sul quotidiano Etemad.
QUALCUNO CHIEDE di fare scudi umani a protezione delle centrali elettriche e delle infrastrutture sensibili. Come se davvero le bombe americane e israeliane potessero fermarsi davanti ai loro corpi, come se la politica, per raggiungere il suo scopo, non infrangesse qualsiasi regola etica.
Il presidente iraniano Pezeshkian scrive nel suo account X che «oltre 14 milioni di iraniani hanno dichiarato la propria disponibilità a sacrificare la propria vita per difendere l’Iran. Anch’io sono stato, sono e sarò pronto all’estremo sacrificio per la Patria». Si riferisce alla sottoscrizione nella lista “Jan-Fada” – pronto a dare la vita -, un’espressione forte, usata per indicare lealtà totale al Paese, che in pochi giorni ha raggiunto oltre 14 milioni di sottoscrizioni.
Paradossalmente il linguaggio massimalista e le minacce di Trump hanno provocato una reazione di sdegno che sembra unanime, che comprende riformisti, falchi e persino alcune figure dell’opposizione. Se l’obiettivo di Washington era di incoraggiare il dissenso contro la Repubblica islamica, si potrebbe affermare che l’atteggiamento americano ha invece rafforzato una narrativa nazionalista.
IERI È STATA un ennesima giornata difficile per gli iraniani. Un edificio residenziale nel cuore della capitale è stato attaccato, secondo l’agenzia Mehr News, l’esplosione ha raso al suolo il palazzo e la sinagoga di Teheran che gli stava accanto. Un video di 12 secondi mostra soccorritori che camminano su cumuli di detriti, libri sacri distrutti e vetrate infrante. La comunità ebraica iraniana, che conta circa 20mila persone e vanta una presenza millenaria nel Paese ha definito l’atto «un oltraggio inaccettabile». La provincia di Alborz è stata la più colpita durante la notte di ieri: 18 morti, tra cui due bambini, e 24 feriti. A Shahriar, periferia ovest della capitale, un attacco a un quartiere residenziale ha ucciso 9 persone. A Pardis, a est di Teheran, i soccorritori hanno estratto sei corpi dalle macerie.
UNA NUOVA e inquietante strategia di guerra sta emergendo tra gli strateghi israeliani: prendere di mira le infrastrutture ferroviarie. L’esercito israeliano ha
diramato avvisi ai civili iraniani, invitandoli a evitare le linee ferroviarie, gettando nel panico migliaia di viaggiatori. A Mashhad, seconda città santa dell’Iran, le autorità hanno sospeso tutti i servizi ferroviari in partenza dalla stazione centrale, temendo che i binari possano diventare il prossimo obiettivo militare. Persino il papa lo definisce inaccettabile: «Ci sono questioni certamente di diritto internazionale ma molto di più. E’ una questione morale per il bene del popolo intero», è stato l’accorato appello di Leone XIV.
IL MINISTRO del patrimonio culturale ha chiesto ufficialmente l’intervento dell’Unesco per proteggere la ferrovia transiraniana, dichiarata patrimonio dell’umanità nel 2021. Una struttura unica, lunga 1.394 chilometri, che collega il Mar Caspio al Golfo Persico. Colpirla, avverte Teheran, significherebbe attaccare «il patrimonio comune dell’umanità». Nel frattempo, la Mezzaluna Rossa iraniana ha denunciato che almeno 17 aree civili sono state bombardate negli ultimi raid, parlando apertamente di «crimini di guerra». «Non c’è alcuna giustificazione per attaccare i civili», si legge in una dichiarazione ufficiale.
DURANTE IL TARDO pomeriggio, boati assordanti hanno scosso ancora la capitale, mentre aerei militari sorvolavano la città in volo circolare, segno che l’offensiva aerea non accenna a fermarsi. I residenti hanno riferito di almeno tre potenti esplosioni, senza un immediato chiarimento sugli obiettivi colpiti.
L’attacco più significativo potrebbe essere stato quello all’isola di Kharg, cuore pulsante dell’industria petrolifera iraniana. Nel Golfo Persico, Kharg ospita il principale terminale di esportazione del greggio iraniano ed è l’isola che gli americani minacciano di occupare con i loro marines. Qualsiasi danno alle sue infrastrutture rischia di avere ripercussioni devastanti sull’economia del Paese e sui mercati energetici globali. L’entità dei danni non è ancora stata resa nota, ma la posta in gioco è altissima.
Secondo fonti ufficiali, le vittime accertate ammontano a 2.076 morti, e i feriti superano le 26.500 persone. Il ministero della cultura iraniano ha reso noto che sono stati danneggiati 56 siti storici, 30 università e 55 biblioteche.
IL CONFLITTO e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz stanno provocando «una crisi energetica più grave di quelle del 1973, 1979 e 2022 messe insieme», ha detto Fatih Birol, direttore dell’International Energy Agency. L’impatto colpisce soprattutto i Paesi in via di sviluppo, ma anche Europa, Giappone e Australia.
