Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

25 aprile Su Instagram, la memoria al presente raccontata da Francesco Satanassi

LEGGI ANCHE La resistibile Repubblica «meloniana»

Battaglione Corbari foto IstorecoFC Battaglione Corbari foto IstorecoFC

La linea che separa l’Emilia dalla Romagna, per i partigiani che risalivano l’Appennino, era segnata dal Sangiovese: se te lo offrivano al posto dell’acqua, sapevi di essere arrivato. Eppure, questa terra di ospitalità leggendaria custodisce una contraddizione profonda, quasi un trauma genetico: ha dato i natali a Mussolini e, insieme, è stata il baluardo della lotta di Liberazione. Ogni famiglia in zona ha un nome da ricordare il 25 aprile. Ma una volta deposte le corone d’alloro delle commemorazioni ufficiali e spente le cerimonie, rimane una domanda sospesa: «Cosa resta di quella lotta tutti gli altri giorni dell’anno?».

Francesco Satanassi, forlivese classe 1981, ha trasformato una ricerca personale in una missione. Forlì dista 16,6 km da Predappio, città natale di Mussolini, dove ogni anno continuano a radunarsi i suoi neri nostalgici. Sono quindici minuti di macchina, praticamente nulla a livello logistico, ma dove ogni km di vicinanza pesa: la presenza dei fascisti è ben palpabile. E non si tratta solo di ricorrenze per nostalgici appunto: è dell’anno scorso la notizia dell’apertura in pieno centro a Cesena di una nuova sede di CasaPound, seguita da quella dell’aggressione razzista di tre giovani da parte di una quindicina di membri del movimento di ispirazione fascista.

Partendo dal ritrovamento del diario di prigionia del nonno, Francesco ha così iniziato a scavare nella memoria della sua terra, indagando le radici dell’antifascismo e della Resistenza romagnola. Dopo diverse autoproduzioni, ha quindi deciso di fare la sua parte come farebbe un millennial nel 2024: ha aperto un profilo Instagram, «Romagna Ribelle». Iniziato un po’ per passione e un po’ in modo rudimentale, ha cominciato condividendo le storie che conosceva di alcuni partigiani e partigiane e le loro fotografie, recuperate setacciando il web. Nei primi anni 2000 avrebbe aperto probabilmente un Tumblr, oggi è un profilo Instagram, e ne fa un uso virtuoso, rendendo le storie partigiane un appuntamento quasi quotidiano per chi segue il profilo.

Non solo in questo modo viene tenuta viva la memoria di chi ha combattuto, raccontandone le vicende su base giornaliera, ma si diffonde anche il messaggio che l’antifascismo è necessario portarlo avanti oggi e ogni giorno. Sono esemplari i commenti ricevuti sotto al post che racconta la storia di «Nunziatina», ovvero Annunziata Verità, partigiana catturata dai fascisti della brigata nera di Faenza e sottoposta a fucilazione ma sopravvissuta, la quale non solo ha testimoniato contro i fascisti della zona nei processi del dopoguerra, ma ha cercato e rintracciato i suoi esecutori per tutta la vita, trovandoli e confrontandoli. Ogni tipo di insulto alla donna, ora centenaria e ancora viva, è menzionato sotto questo post, proprio a riprova che se nel ’45 il fascismo è stato sconfitto, i fascisti no. Ed è questo il punto centrale di tale progetto: il 25 aprile non è stato un interruttore, il 26 aprile i fascisti c’erano ancora, anche il 27 e così via. La resistenza è un processo che è stato quindi interrotto, ma che può e deve riprendere, anche con progetti come questo.

Le ricerche effettuate presso l’Istituto Storico della Resistenza di Forlì e altri archivi per scoprire nuove storie per il profilo hanno portato anche a importanti rivelazioni, come quella riguardante le vicende relative alla liberazione di Forlì. Infatti, la storia che si tramanda ufficialmente è quella della città liberata dagli Alleati, ma alcuni partigiani hanno sempre raccontato che la città era già stata liberata la notte prima dai Gap presenti in città. Gli Alleati avrebbero dovuto rifornire i partigiani dell’Ottava Brigata Garibaldi, che erano alle porte della città, ma non accadde, impedendo così alla Brigata di entrare. Furono quindi i Gap interni durante la notte a cacciare i tedeschi e quando gli inglesi entrarono trovarono la città già libera.
Da qualche mese il progetto si è espanso ed è diventato anche un podcast, dove Francesco insieme ad altri appassionati di storie partigiane continuano ad amplificare la resistenza.

 

***

Graphic novel

«La resistenza di Madeleine. Pasta al pomodoro» di JD Morvan, Madeleine Riffaud, (Giralangolo, illustrazioni di Dominique Bertail, trad. di Simona Mambrini, pp. 128, euro 20) è il terzo volume della saga dedicata alla vita di Madeleine Riffaud e comincia tra le strade di Parigi. Dopo aver sparato a un ufficiale nazista sul Ponte Solferino, la partigiana Rainer è stata arrestata e la notizia della sua cattura si diffonde in fretta. Entriamo nei palazzi e nelle prigioni della Gestapo, celebri per la crudeltà degli interrogatori. «Pasta al pomodoro» porta chi legge nelle stanze della tortura. Questo terzo capitolo è il più scuro e più umano della saga. Un omaggio a una donna che non si è piegata e ha scelto la libertà.