La guerra grande Choc nella storica alleanza tra grandi produttori che vale (valeva?) il 40% del greggio mondiale
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Foto AP / Roy Essoyan – Foto AP / Roy Essoyan
Che l’ordine energetico mondiale stesse cambiando era sotto gli occhi anche dell’osservatore più distratto. Che lo stesse facendo alla velocità a cui stiamo assistendo in pochi lo potevano solo immaginare. E questo giorno uscirà difficilmente dalla memoria.
Almeno da quella di chi, nei decenni, ha guardato all’Alleanza Opec come un baluardo degli interessi dei paesi esportatori di petrolio.
L’annuncio dell’uscita parallela degli Emirati Arabi Uniti (Eau) dall’Alleanza Opec e dall’accordo Opec+ coglie tutti di sorpresa. I primi a sorprendersi sono gli stessi membri Opec. L’uscita degli Eau, che diventerà ufficiale dal 1° maggio, apre una nuova epoca d’incertezza per tutti i maggiori stakeholder del mercato petrolifero. Il tanto vituperato greggio ha ritrovato vitalità e centralità nella crisi energetica emanata dalle tensioni nel Golfo Persico, dal blocco di Hormuz e dalla guerra. Il prezzo del Brent è nuovamente oltre i 110 dollari al barile, ai massimi dal 2023.
La situazione sul mercato fisico del petrolio è di gran lunga peggiore. Mentre i barili non vengono scambiati per meno di 150 dollari, sulle piazze di Singapore si sono toccati i 210 dollari. In Sri Lanka, in preda ad una scarsità diffusa e agli incombenti monsoni, si sono toccati i 286 dollari al barile. Anche gli analisti del mercato di JPMorgan, non certo dei critici della geopolitica dell’energia, hanno affermato che la discrepanza tra i prezzi segnala che “qualcosa non funziona” nei mercati e che questi potrebbero presto correggersi al rialzo.
Se Washington e Teheran stentano anche soltanto a parlare la stessa lingua nei negoziati di Islamabad, non appare all’orizzonte una prospettiva di fuoriuscita dalla crisi. Dopo l’Ucraina, la diplomazia appare nuovamente ingolfata su sé stessa e l’arma energetica è invece nuovamente carica, anche tra gli stessi paesi produttori.
Oggi Opec pubblicherà il bollettino annuale delle statistiche dei paesi produttori, molti dei quali coinvolti direttamente dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Entro la data preannunciata per l’uscita degli Eau, il mercato petrolifero avrà perso 1 miliardi di barili di greggio e prodotti dell’industria. Tra questi anche i tanto discussi jet fuel e diesel.
Se il mese di marzo ha stravolto lo scenario energetico nel Golfo, le aspettative per l’intero mese di aprile sono che la produzione totale cali di oltre la metà rispetto a quella di febbraio scorso, l’ultimo mese precedente il conflitto. Nel recente passato mai si era prodotto così poco petrolio nella regione e oggi gli Eau non sono più disposti a sottostare alle rigide regole imposte dall’asse Riad-Mosca e internamente ad Opec dettate dalla stessa Arabia Saudita. Dopo quest’ultimo scossone, il mercato petrolifero difficilmente potrà sperare di recuperare una qualsivoglia normalità anche nel 2027.
Se è vero che i colossi energetici di Abu Dhabi e Dubai contano meno, in proporzione, rispetto alle capacità produttive di Saudi Aramco o della russa Rosneft, la compagnia statale dell’Oil and Gas Adnoc e gli altri colossi energetici targati Eau, come Masdar, sono attori di prim’ordine nelle gerarchie energetiche mondiali. Molte alleanze strategiche di Eau si basano proprio sull’elemento energia.
L’uscita da Opec e Opec+, alleanze all’interno delle quali gli Eau hanno da molto tempo esplicitato una forte sofferenza per la subalternità con l’Arabia Saudita, fa saltare l’ultimo caposaldo del coordinamento delle politiche energetiche nel Golfo. Le ripercussioni geopolitiche saranno inevitabili.
Riad ha continuato nelle ultime settimane ad esportare molto più petrolio degli altri paesi del Golfo grazie ai terminal sul Mar Rosso. Questi rendono il paese meno dipendente dalle dinamiche di Hormuz. Insomma, la crisi energetica non è la stessa per tutti i produttori ed esportatori.
Gli Eau sono stati costretti a tagliare poco meno del 50% della produzione interna: un record in negativo nella regione. In più, i droni iraniani hanno fatto incetta di obiettivi strategici, con danni che perdureranno nel tempo. Mentre Riad invoca più diplomazia, gli Eau vogliono azioni militari ancora più dure nei confronti di Tehran. Petrolio e potere, due sinonimi nella contemporaneità.