Scorta armata per uscire da Hormuz, scatta l’operazione Project Freedom e nel Golfo è subito clima di battaglia navale. Duemila imbarcazioni intrappolate ma nessun armatore osa muoversi e l’Iran lancia missili di avvertimento. Trump non sa più come uscire dalla sua stessa rete
Stretto è la via Il Project Freedom americano per le navi intrappolate, dall’Iran colpi di avvertimento
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Navi nello Stretto di Hormuz, in Iran
In un’escalation delle tensioni, il cessate il fuoco in Medio Oriente appare sempre più fragile. Nel tardo pomeriggio di ieri Abu Dhabi ha affermato che droni e missili iraniani hanno colpito la città di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, provocando un incendio nella zona industriale petrolifera. La difesa aerea emiratina ha intercettato tre missili, mentre un quarto è caduto in mare. L’agenzia di stampa della radiotelevisione iraniana, citando un alto funzionario militare, ha affermato che l’Iran non aveva alcun piano per prendere di mira gli Emirati.
Pochi giorni fa Axios aveva rivelato che Israele aveva fornito ad Abu Dhabi il sistema Iron Dome, con propri operatori militari, per intercettare attacchi iraniani. Le divergenze tra Emirati Arabi e Iran nascono da una lunga rivalità per il controllo e l’influenza nel Golfo Persico, alimentata da dispute territoriali e visioni opposte della sicurezza regionale. A questo si aggiunge una relazione ambigua fatta di forti legami commerciali che convivono con una profonda diffidenza politica e militare.
TEHERAN, IERI ha definito «delirio» il Project Freedom lanciato dal presidente Trump per far uscire le navi intrappolate nel Golfo. Il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale centrale iraniano, ha ammonito: «Avvertiamo le forze armate straniere, in particolare l’esercito aggressore degli Stati Uniti, che se tenteranno di avvicinarsi o entrare nello Stretto di Hormuz verranno attaccati».
Il “Progetto Libertà” è stato annunciato da Trump come un gesto «umanitario» per scortare fuori dallo Stretto di Hormuz le molte centinaia di navi di paesi terzi estranei al conflitto mediorientale, rimaste bloccate nel Golfo Persico. Il gesto è stato motivato dalla situazione critica degli equipaggi, che dopo due mesi sono a corto di viveri e rifornimenti.
TUTTAVIA, lunedì mattina, in un comunicato, l’esercito iraniano ha dichiarato di aver lanciato un avvertimento ai cacciatorpediniere americani dopo averli «monitorati e identificati nell’area dello Stretto di Hormuz, aprendo il fuoco di avvertimento nella zona di navigazione delle navi». Il comando americano (Centcom) in seguito ha affermato che due cacciatorpediniere statunitensi sono entrati nel Golfo Persico attraversando lo Stretto di Hormuz e che, sotto la loro scorta, anche due navi commerciali battenti bandiera americana hanno effettuato il passaggio. Teheran, immediatamente dopo, ha smentito la notizia e ha ribadito che «nessuna nave commerciale o petroliera ha attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime ore». In seguito, anche l’affondamento di 6 imbarcazioni veloci iraniane dichiarato dal Centcom è stato smentito dall’Iran.
IL JOINT Maritime Information Center (Jmic) ieri ha annunciato l’istituzione di una «zona di sicurezza rafforzata» a sud delle rotte di navigazione prebelliche che attraversavano lo Stretto di Hormuz. Il nuovo percorso prevederebbe il transito delle navi attraverso le acque territoriali dell’Oman.
Parallelamente, il comando militare iraniano ha ribadito che le navi in passaggio devono coordinarsi con le autorità di Teheran. «Garantiremo la sicurezza dello Stretto di Hormuz e informeremo tutte le navi di astenersi da qualsiasi tentativo di transito senza il coordinamento delle forze armate iraniane di stanza nello Stretto di Hormuz, al fine di non compromettere a loro sicurezza», ha dichiarato il generale Ali Abdollahi.
NEL FRATTEMPO, a bordo di una nave della compagnia sudcoreana Hmm si è verificata un’esplosione seguita da
un incendio. Il rogo è scoppiato nella sala macchine dell’imbarcazione, anche se un precedente rapporto aveva lasciato dubbi sulla possibilità che la nave fosse stata oggetto di un attacco.
È evidente che la tensione nella regione si è intensificata dopo l’annuncio del “Progetto Libertà” del presidente americano.
Hapag-Lloyd, la quinta più grande compagnia di trasporto marittimo di container, ha dichiarato lunedì che i convogli militari da soli non sono sufficienti a consentire la ripresa in sicurezza del normale traffico marittimo, perciò il transito attraverso lo stretto non era ancora possibile. Occorre una cessazione completa e concordata delle ostilità.
LA CHIUSURA dello Stretto favorisce anche la pirateria. Sabato pirati somali hanno dirottato la petroliera Eureka nel Golfo di Aden, portandola verso le coste del Puntland per chiedere un riscatto. È il terzo episodio simile da aprile e rappresenta un segnale preoccupante di recrudescenza della pirateria che ha reso il Mar Rosso una rotta ancora più strategica e redditizia.
L’amministrazione Trump ha accelerato la vendita di armi per 8,6 miliardi di dollari ai principali alleati del Medio Oriente, tra cui Qatar, Israele, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, per rafforzarli contro un eventuale attacco dell’Iran.
La mossa sfrutta una clausola di “emergenza” che permette al segretario di Stato Marco Rubio di aggirare il controllo del Congresso. Washington ha avvertito gli alleati europei – tra cui Regno Unito, Polonia ed Estonia – di aspettarsi lunghi ritardi nelle consegne di armi, a causa delle scorte esaurite proprio dal conflitto con l’Iran.
CHRISTOPHER Caldwell, noto editorialista conservatore americano, sostiene sul Ny Times che l’attacco americano-israeliano all’Iran segna un punto di svolta nel declino dell’egemonia statunitense, perché rappresenta un’estensione delle ambizioni militari americane ben oltre le capacità reali del paese. Caldwell vede nell’attacco all’Iran la stessa trappola che Trump aveva promesso di evitare: fare più di quanto ci si possa permettere, esattamente come i presidenti che lo avevano preceduto.
