La guerra grande Fmi sul caro-energia: il costo della guerra in Italia
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I cartelli dei prezzi di un benzinaio a Roma – Foto Ansa
La tassa Trump sull’energia costerà alle famiglie italiane 450 euro in più nello scenario migliore, e fino a 2.270 euro in più in quello peggiore. La nuova stima dei primi danni prodotti dalla guerra Usa-Israele contro l’Iran è stata fatta ieri dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Per l’Italia il danno è più alto e colpirà i consumi in modo diretto.
LA SITUAZIONE è compromessa da tempo. Già nel secondo semestre del 2025, ha sostenuto ieri Eurostat, l’Italia era già ai vertici in Europa per i costi del gas domestico: 14,81 euro per 100 kWh. Solo Svezia e Paesi Bassi avevano allora tariffe peggiori. Ad aprile il gas ha registrato ribassi tecnici stagionali, ha sostenuto l’Arera, ma l’Unione Nazionale Consumatori ha analizzato i dati: i prezzi attuali restano superiori del 64,4% rispetto ai livelli del 2021.
IL PROBLEMA è sempre lo stesso: il governo Meloni non potrà derogare al Patto di Stabilità. «Lo si fa solo per shock straordinari e non è questo il caso» hanno sostenuto Helge Berger e Oya Celasun, direttori del dipartimento europeo dell’Fmi. La risposta alla crisi consisterà solo in aiuti mirati e temporanei «attraverso le reti di sicurezza sociale». Quelli generalizzati, costati all’esecutivo almeno un miliardo e mezzo di euro in poco più di un mese, sono considerati un errore perché «distorcono il mercato».
IL GOVERNO dovrà continuare a tagliare la spesa sociale, accumulare gli avanzi di bilancio, contrarre gli investimenti, rientrare dal deficit e non «turbare i mercati». Al resto penseranno gli «stabilizzatori automatici» previsti dal patto di stabilità firmato dal governo Meloni nel 2023, lo stesso che oggi è ritenuto inadeguato per rispondere alla crisi. La stessa idea di politica economica è stata ribadita dal commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante un incontro faccia a faccia, e poi all’Eurogruppo e all’Ecofin che si è tenuto ieri. Il commissario lettone ha respinto le ipotesi formulate da Giorgetti, a cominciare da quella di scorporare le spese per l’energia dal patto di stabilità. Dombrovskis ha chiarito che la Commissione monitora e si dice pronta a reagire solo se la situazione peggiorasse: tradotto, l’Europa aspetta che arrivi ufficialmente la recessione prima di muovere un dito. La linea di Bruxelles è la stessa dell’Fmi. Ed è la stessa a cui si è legato il governo Meloni fino a quando ha avuto l’aria per respirare.
QUELLA DI DOMBROVSKIS è la stessa idea che abbiamo visto in tutte le emergenze, dal Covid a oggi. Le crisi non sono l’effetto di una contraddizione del capitale. Le loro cause vengono dall’esterno, sono equiparate agli alieni, non alla speculazione che gonfia i prezzi e i profitti, provocando l’aumento dell’inflazione e spogliando i salari. A differenza del Covid, o degli effetti economici prodotti dalla guerra russa in Ucraina, oggi c’è il patto di stabilità che impone un’altra pena: l’austerità. Paesi come l’Italia, che non hanno margini fiscali per finanziare gli aiuti per un tempo indefinibile, sono più penalizzati. La crisi sarà pagata dai cittadini. È già successo, sta riaccadendo.
GIORGETTI HA SOSTENUTO ieri che il governo è pronto a intervenire per sostenere famiglie e imprese: «Sarebbe irresponsabile non farlo». Per il ministro l’inerzia comporterebbe danni persistenti al tessuto sociale che risulterebbero «ingiusti e inaccettabili». La posizione di Giorgetti è, in fondo, curiosa. Il sostegno annunciato avrebbe potuto essere confermato, e rilanciato, già nel decreto sui carburanti il 30 aprile scorso. Ma questo non è accaduto. Anzi, il governo, per ammissione della presidente del consiglio Giorgia Meloni, non ha le risorse per prorogare i bonus precedenti. E ha mantenuto solo il bonus sul gasolio, il cui prezzo è comunque alto: oltre i due euro al litro. Poi ha tagliato il bonus sulla benzina il cui prezzo è subito schizzato (in media 17 centesimi in più al litro).
È L’EFFETTO-BOOMERANG che penalizza famiglie e imprese. Le stesse che Giorgetti ha detto di volere «proteggere». Ecco i dati: oggi un pieno da 50 litri costa oggi circa 9 euro in più. Il 22 maggio scadrà lo sconto sul gasolio e il prezzo salirà di 24 centesimi al litro. A meno che non si trovi il modo per rifinanziare lo sconto. Aumentando le tasse o continuando a tagliare la spesa sociale, ad esempio?
NON È CHIARO dove l’esecutivo prenderà i soldi senza nuovi scostamenti di bilancio. Né è chiaro come andrà a finire la trattativa, tutta in salita, intrapresa dal governo con Bruxelles a proposito della deroga al Patto di Stabilità che impone di proseguire il fallito rientro dalla procedura di deficit eccessivo anche nell’anno in corso. In compenso il governo ha trovato uno spauracchio utile nella politica del vittimismo: è colpa dell’Europa. Sarà utile per le prossime elezioni politiche, meno per chi vive in Italia.
