Centrosinistra Un gruppo di intellettuali contro i gazebo: «Strumento divisivo e leaderistico». Fratoianni: «Condivido, si parli del programma». Il movimento: «Non ci sono rischi di leaderismo». I dem: «Rispetto per l’iniziativa»
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L’appello di giuristi e intellettuali progressisti contro le primarie non è passato inosservato nei quartieri generali delle forze di opposizione. Ieri il lancio dell’appello su change.org, con le firme di Nadia Urbinati, Tomaso Montanari, Gaetano Azzariti, Michela Marzano, Giorgia Serughetti, Lea Melandri, Gherardo Colombo, Armando Spataro e altri docenti universitari a cui si è unito Pier Giorgio Ardeni: oltre 500 le firme raccolte in un giorno per dire che le primarie «rischiano di dividere la coalizione e di indebolirne la credibilità, spostando il confronto dal programma alla persona e alimentando il leaderismo».
Tra i partiti l’unico realmente convinto della bontà dell’iniziativa è Avs. «Condivido interamente le ragioni dell’appello», dice al manifesto Nicola Fratoianni. E ricorda che sin dal giorno della vittoria del referendum Avs auspica una «iniziativa per costruire il programma nel Paese, a partire dall’attuazione e dal rilancio della Costituzione». Esattamente quello che chiedono i firmatari.
In casa Pd il testo è stato letto «con grande attenzione», dovuta anche all’autorevolezza dei firmatari. Si ricorda che Schlein ha sempre anteposto la costruzione del programma alla scelta del leader e anche la necessità di partire dalla Costituzione come base per un progetto di governo. Resta però la necessità di individuare una guida della coalizione.
Per Schlein le strade possibili sono sempre state due: no al federatore esterno, sì al leader del partito che prende più voti o, in alternativa, le primarie di coalizione. Che Schlein non demonizza, anche perchè è diventata segretaria proprio con le primarie. «Guardiamo con grande rispetto alle opinioni espresse nell’appello da persone autorevoli, intellettuali culturalmente vicini al mondo del centrosinistra», il ragionamento.
Anche a Campo Marzio, sede dei 5S, l’appello è stato preso con grande serietà. E ha suscitato alcune obiezioni di merito. In primo luogo, viene ribadito che «l’alternativa alle primarie sarebbe la scelta del leader da parte di poche persone chiuse in una stanza». Una strada «assai meno partecipata e democratica» rispetto alla chiamata di centinaia di migliaia di persone. In secondo luogo viene ricordato che «Conte non è stato il primo a parlare di primarie, ha solo dato una disponibilità a partecipare dopo che altri leader lo avevano già fatto».
Infine il programma. «Abbiamo sempre sostenuto che vada individuato prima del leader, che è solo l’interprete di quel progetto condiviso da tutta la coalizione». Insomma, le primarie non si possono intendere come un diversivo per non parlare di temi concreti. I 5S rivendicano anche la scelta di individuare prima un programma di partito, e poi andare al tavolo della coalizione. Scelta che era stata implicitamente criticata nell’appello. «È necessario rispettare le diverse comunità politiche. Il nostro percorso dal basso ci consentirà di andare al tavolo della coalizione con delle proposte precise, con un mandato chiaro. È l’esatto contrario di una deriva leaderistica».
Le stesse fonti 5S ricordano che durante l’iniziativa Nova, che avrà il suo fulcro il 16 e 17 maggio in 100 città italiane, «chiederemo a chi parteciperà quali devono essere le priorità della coalizione progressista». Tradotto: «Ci muoviamo già in una logica di programma di coalizione, in un confronto aperto anche ai non iscritti». Rispetto dunque per i firmatari dell’appello. Ma una serie di obiezioni ragionate per fugare i dubbi espressi dal gruppo di intellettuali.
I due principali partiti, pur consapevoli delle criticità espresse nell’appello, sembrano dunque convinti che non si possa sfidare Meloni con un attacco a più punte. Che dunque serva individuare un o una leader prima del voto. E che per farlo le primarie siano la strada più democratica e partecipata. Almeno fino ad oggi. Non è escluso che di qui alle prossima primavera questa convinzione possa cambiare. Ma è molto difficile. Le logiche della seconda repubblica, a partire dal leaderismo, sembrano molto difficili da abbandonare.
