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Esclusiva In anteprima il documento del Viminale sulla distribuzione delle «procedure accelerate» da Patto Ue. Porti, scali, hotel

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Centro di accoglienza a Torino fotoLaPresse Centro di accoglienza di via Traves a Torino – LaPresse

Riavvio dei centri di trattenimento per richiedenti asilo a Porto Empedocle e Modica, nuove zone di frontiera nei porti dove approdano le ong, possibile accoglienza in hotel. È il piano del governo in vista del nuovo Patto Ue su immigrazione e asilo, che entrerà in vigore tra un mese. In un documento del Viminale datato 12 marzo ma non ancora pubblicato, documento che il manifesto ha visionato in anteprima, compare la distribuzione territoriale dei posti destinati alle «procedure accelerate di frontiera» (Paf) richiesti dall’Europa.

IL MECCANISMO funziona così: l’Italia dichiara, in maniera più o meno arbitraria, una certa area come «zona di frontiera»; in base a una finzione giuridica si ritiene che la persona al suo interno non sia ancora nel territorio nazionale; le si applica l’iter accelerato per la domanda di protezione internazionale che prevede varie deroghe, in primis a diritto di difesa e libertà di circolazione, con il risultato di moltiplicare i dinieghi dell’asilo.

Dalla negoziazione con l’Unione portata avanti dal governo Meloni dopo l’approvazione del Patto Ue è emerso che l’Italia deve disporre di 8.932 posti per le Paf, il numero più alto a livello comunitario. Circa 4.400 saranno previsti nelle zone di frontiera create da un decreto dell’agosto 2019, quando al Viminale c’era Matteo Salvini. A Ragusa saranno 356, di cui 84 per il trattenimento a Modica. Ad Agrigento 150, di cui 50 in detenzione a Porto Empedocle, più complicato ma non impossibile nell’hotspot di Lampedusa. Includendo le province, a Crotone saranno 841, a Caltanissetta 564, a Cagliari 340 e a Brindisi 328. Poi Catania e Messina. Sono in valutazione i numeri di Matera, Cosenza, Siracusa, Taranto e Trapani. Discorso a parte merita la frontiera est, dove le procedure accelerate saranno applicate a chi arriva dalla rotta balcanica: 1.140 posti tra Gorizia e Udine, 427 nell’area di Trieste.

LE NUOVE ZONE DI FRONTIERA, invece, sono previste nei porti di sbarco delle ong costrette a fare traversate lunghissime per far toccare terra ai naufraghi. In alcuni è ancora in corso l’individuazione dell’area, in ogni caso riguarderanno: Bari, Livorno, Napoli, Ortona, Ravenna, Reggio Calabria, Civitavecchia, Salerno, Vibo Valentia. In totale fanno 3mila posti.

L’ultimo capitolo del documento del Viminale riguarda le «possibili» zone di frontiera, che restano da valutare. All’esame Ancona, Massa, La Spezia, Savona, Palermo e Genova, sempre per l’arrivo delle navi umanitarie. Nel capoluogo ligure l’ipotesi, non definitiva, è che alcuni migranti siano alloggiati all’Hotel Columbus Sea, che da una ricerca su internet al momento risulta «chiuso definitivamente». Nella lista ci sono anche gli aeroporti di Linate, Malpensa e Fiumicino. Rispettivamente con 945, 296 e 50 posti. Verosimilmente con alloggio nelle zone limitrofe, almeno nella maggior parte dei casi.

IL MODELLO dei posti per le Paf è stato sperimentato in questi mesi in provincia di Agrigento, nel centro di Villa Sikania a Siculiana. Qui i cittadini stranieri non sono trattenuti – come il governo ha tentato di fare a Modica, Porto Empedocle e Gjader (in Albania) – ma hanno l’obbligo di «non allontanarsi dal territorio comunale ove è ubicato il centro e di rispettare gli orari di entrata e di uscita della struttura». Così recitano i verbali di notifica consegnati dalla locale questura, ufficio immigrazione IV sezione.

Una sorta di confino. In modo da scavalcare le udienze di convalida davanti al giudice che finora hanno affossato le velleità governative di estendere la «detenzione senza reato» ai richiedenti asilo. Se i migranti non rispettano l’obbligo di dimora rischiano: cessazione delle misure di accoglienza; ritiro implicito della domanda di protezione internazionale; provvedimento di trattenimento e una conseguente procedura di rimpatrio. Non è trattenimento, ma neanche libertà.