Flotta continua L’8 e il 9 assemblea internazionale della Global Sumud per la strategia migliore da seguire
LEGGI ANCHE La Flotilla rialza le vele. «Siamo pronti a tutto»
Barcellona, corteo solidale con Saif Abukeshek e Thiago Avila – Foto Ap
Nonostante abbia più di vent’anni, Bianca, la barca sulla quale mi trovo, è considerata una tra le più agili della Flotilla. Dicono che abbia delle buone vele, ma soprattutto un motore affidabile e potente, e durante l’intercettazione del 29 aprile si è dimostrata all’altezza della propria fama riuscendo a defilarsi senza danni fino alla soglia delle acque nazionali greche. Oggi, insieme alle altre 33 barche scampate all’imboscata dell’Idf, Bianca si rimetterà in mare per raggiungere la città di Marmaris, in Turchia.
DA IERAPETRA, a Creta, dove ci trovavamo fino a questa mattina, sono circa 180 miglia nautiche – un tragitto relativamente breve, ma che almeno in due tratti ci obbligherà a inoltrarci nelle acque internazionali. È plausibile che Israele approfitti di questi passaggi per assaltare nuovamente la Global Sumud Flotilla? E, se sì, in che modo lo farà?
Ieri, mentre fervevano i preparativi per la partenza, praticamente non si parlava d’altro. Lo scenario ritenuto più verosimile è quello di un attacco con i droni, ma non è da escludersi che le forze speciali di Tel Aviv possano tentare anche nuovi arrembaggi. Del resto, gli uomini di Netanyahu hanno dimostrato di poter contare sulle simpatie del governo di Atene, che durante la scorsa intercettazione ha cooperato apertamente con loro, e che tutto sommato potrebbe decidere di “chiudere un occhio” anche in questa occasione.
Per quanto riguarda Ankara, invece, il discorso appare completamente diverso. La Turchia – che al contrario dei propri vicini appoggia apertamente il movimento – è vista dai più come una sorta di rifugio sicuro. Tale prospettiva, tuttavia, ha provocato negli scorsi giorni numerose discussioni, soprattutto tra i militanti che negli ultimi anni hanno simpatizzato per la resistenza curda, e che oggi, giustamente, non vorrebbero avere nulla a che spartire con «il regime genocidario di Erdogan». A quanto pare, però, gli toccherà mettersi il cuore in pace.
TRA IL 9 E IL 10 MAGGIO – come è stato annunciato ieri – la Turchia ospiterà infatti una vera e propria assemblea internazionale della Global Sumud Flotilla, durante la quale «i partecipanti, gli organizzatori, i partner e gli esperti internazionali si riuniranno per rivalutare e approfondire la strategia politica e affinare la traiettoria della missione». Ciò significa – in parole povere – che il tragitto Ierapetra-Marmaris potrebbe precedere un lungo stop di assestamento, durante il quale gli attivisti dovranno sostanzialmente mettersi d’accordo su alcuni punti fondamentali: in che misura una eventuale prosecuzione della missione «fino a Gaza» potrebbe influire negativamente sulla sorte di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, i due portavoce del movimento che si trovano attualmente in carcere in Israele? Che grado di violenza potrebbero raggiungere i prossimi attacchi dell’Idf, man mano che ci si avvicinerà alla Striscia? E ancora: ha veramente senso mettere a repentaglio le 34 imbarcazioni superstiti (alle quali se ne aggiungeranno altre quattro provenienti dalla Sicilia, cinque dalla Grecia e dodici dalla Turchia) in una missione che rischia di risolversi, purtroppo, nell’ennesima retata?
SONO DOMANDE CHE DIVIDONO, oggi più che mai, anche se la maggior parte degli attivisti – compresi quelli che hanno vissuto la prigionia – sembrano sempre determinati ad andare fino in fondo. “Mi sono stancato di tutte queste chiacchiere – dice Andrew, dagli Stati Uniti -, sono venuto qui per raggiungere Gaza, ed è esattamente quello che voglio fare”. Ma la strada, ovviamente, è ancora molto lunga.
