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Riforme Voci su un accordo tra dem e Marina Berlusconi per il Colle, Forza Italia: messe in giro da Fdi per delegittimare il partito

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foto di Carlo Lannutti / Imagoeconomica foto di Carlo Lannutti / Imagoeconomica – foto di Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Sulla legge elettorale «la maggioranza è all’angolo», come affermano le opposizioni, o per lo meno è in grossa difficoltà. Per spiegare questa affermazione occorre riavvolgere il nastro esattamente sino alla conclusione del vertice di maggioranza di lunedì sera a Palazzo Chigi. In quella riunione, come avrebbe detto Umberto Bossi, «non si è trovata la quadra». La conclusione è stata un appello alle opposizioni a dire la loro, garantendo la disponibilità al dialogo. Un esito che però le stesse opposizioni hanno interpretato come un voler calciare la palla in tribuna, viste le difficoltà interne del centrodestra. Ieri mattina è stata una sequela di non possumus a questo appello da parte delle opposizioni, a partire dal responsabile riforme del Pd, Alessandro Alfieri, dal suo capogruppo in Senato Francesco Boccia («un tavolo? Lo facciamo sugli stipendi, non sulla legge elettorale»), passando per Avs con Filiberto Zaratti («prima ritirino la proposta di legge»), Nicola Fratoianni («non ci sono le condizioni politiche»), Angelo Bonelli, e +Europa con Riccardo Magi.

LA SENSAZIONE delle opposizioni di una difficoltà del centrodestra è stata confermata dalla ferma smentita di Marina Berlusconi sulla sua presunta volontà, tramite Gianni Letta, di voler interferire sull’iter della riforma elettorale in vista delle elezioni del presidente della Repubblica nel 2029, come ha riferito un retroscena de La Stampa. Per altro una indiscrezione che, secondo alcuni parlamentari di Fi, trova origine non nella figlia del fondatore ma in Fdi per delegittimare preventivamente le mosse del partito alleato, descritto come «inciucista». Non proprio un clima di reciproca fiducia.

CI HA PROVATO allora Giovanni Donzelli a rilanciare l’appello alle opposizioni. Durante le audizioni mattutine dei professori Roberto D’Alimonte, Stefano Ceccanti e di Luciano Violante, Donzelli – ponendo loro alcune domande – ha affermato: «Niente è precostituito, abbiamo detto più volte che siamo pronti a qualsiasi cambiamento, non c’è un pacchetto chiuso, speriamo di fare tavoli con l’opposizione per sentire le loro proposte. Siamo pronti a riflettere su qualsiasi cosa, anche sui tetti» del premio. Sia il politologo D’Alimonte (che scrisse l’Italicum) che Ceccanti avevano approvato il meccanismo del proporzionale con premio suggerendo tuttavia di correggere le criticità, come appunto quella di prevedere un tetto al premio stesso al 55%. Per dimostrare la serietà delle intenzioni, Donzelli ha anche fatto una proposta di merito: differenziare i premi di Camera e Senato, così da rendere agevole l’attività ordinaria a Palazzo Madama.

I CAPIGRUPPO del centrodestra nel pomeriggio si sono riuniti, in una sala riservata al quinto piano di Montecitorio, e hanno rilanciato l’appello al centrosinistra, anche con telefonate personali, per aprire un tavolo, ricevendo un nuovo non possumus. L’apertura sarebbe una ciambella di salvataggio alle divisioni del centrodestra. Se Fi, infatti, per rendere costituzionale il Melonellum propone di eliminare il listone nazionale bloccato del premio, la Lega è tetragona nel suo no. Il capogruppo in commissione della Lega, nonché co-relatore, Igor Iezzi, spiega al manifesto: «A noi andava bene il Rosatellum con i collegi; abbiamo accettato di cambiarlo ma sulla base di un accordo, che non può essere ribaltato». Stesso niet per la proposta di compromesso di Fdi, di ricorrere ai collegi uninominali proporzionali, stile Provincellum. «Il luogo del confronto è il Parlamento» ha tagliato corto la capogruppo del Pd, Chiara Braga. «L’abboccamento della destra è pure poco convinto» ha chiosato Zaratti.