Lo stretto indispensabile Teheran ha pronto un meccanismo per uno stretto aperto agli alleati e cerca una sponda nel Vaticano. Trump scalda i motori della guerra aperta
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Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian – (AP Photo/Vahid Salemi)
Neanche il vertice Xi-Trump è riuscito a portare a una svolta nella guerra degli Stati uniti e Israele contro l’Iran. Per il momento sembra che il presidente americano abbia deciso di continuare la sua diplomazia coercitiva, caratterizzata da minacce pubbliche, insulti e ultimatum, anche se finora si è scontrata con il muro iraniano. Invece Teheran, malgrado una devastante crisi economica che sta portando il Paese al rischio di collasso, ha intenzione di resistere per non darla vinta a ciò che considera «pretese eccessive» americane.
Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco dell’8 aprile è solo una pausa temporanea, concessa «come favore al Pakistan». La guerra non è finita, ma semplicemente messa in pausa, con l’opzione di riprendere gli attacchi sempre sul tavolo. Tuttavia, la presenza del ministro degli interni pakistano Mohsin Naqvi a Teheran, secondo fonti pakistane, avrebbe portato a progressi positivi per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz e avrebbe mantenuto aperta la porta ai negoziati sulle questioni ancora in sospeso, incluso il programma nucleare. Comunque sia molti osservatori e analisti prevedono una ripresa delle ostilità a causa dell’impazienza del presidente Usa, mentre l’Iran sta mettendo in campo il massimo sforzo diplomatico, dichiarandosi pronto «sia per la pace sia per la guerra».
IL PRESIDENTE IRANIANO ha scritto una lettera a Papa Leone XIV, ringraziandolo per la sua «posizione morale» riguardo all’aggressione israelo-americana contro l’Iran. La lettera ha un forte valore politico, simbolico e diplomatico, rivolto non solo al Vaticano ma anche all’opinione pubblica internazionale. Il testo denuncia l’assassinio della Guida suprema Ali Khamenei, l’uccisione di 3.468 cittadini iraniani, tra cui molti bambini, oltre alla distruzione di infrastrutture civili definite «crimini di guerra». È stata citata la dichiarazione del presidente americano sulla volontà di «riportare l’Iran all’età della pietra», descritta come espressione di arroganza e abuso di potere. In questo modo Teheran tenta di spostare il confronto dal piano militare a quello etico e giuridico. Pezeshkian parla di «pace giusta» e presenta l’Iran come civiltà antica e pluralista, afferma che le azioni nel Golfo sono «legittima difesa» ed esorta il mondo a contrastare le «richieste illegali e le pericolose politiche avventuristiche» statunitensi.
La Tv di Stato iraniana riferisce che i Paesi europei stanno negoziando con Teheran per ottenere il transito delle loro navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo le informazioni divulgate negli ultimi giorni, le navi di alcuni Paesi dell’Asia orientale, in particolare Cina, Giappone e Pakistan, avrebbero attraversato lo stretto concordando con la Marina delle Guardie Rivoluzionarie.
EBRAHIM AZIZI, presidente della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, ha dichiarato che l’Iran ha predisposto un meccanismo per gestire il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz e che lo annuncerà a breve. Azizi ha sottolineato che solo le navi commerciali e i Paesi che collaborano con Teheran potranno usufruire di tale accordo. L’Iran riscuoterà tariffe per i servizi specializzati forniti nell’ambito di questo meccanismo.
Le autorità iraniane mantengono una posizione rigida sul controllo di Hormuz, sostenendo che il passaggio non vada considerato una via d’acqua internazionale ma un’area composta esclusivamente da acque territoriali iraniane e omanite. Secondo Teheran, la gestione dovrebbe quindi spettare solo a Iran e Oman. L’Oman continua ufficialmente a riconoscere Hormuz come una rotta marittima internazionale, mentre la Repubblica islamica ribadisce la propria interpretazione giuridica e strategica.
Teheran intanto respinge la proposta di risoluzione promossa dal Bahrain e dagli Stati uniti, che ha ottenuto il sostegno di 112 nazioni, e la qualifica come «strumento politico di aggressione». La proposta chiede la fine degli attacchi iraniani e il ripristino della libertà di navigazione nelle acque del Golfo. Teheran avverte che qualsiasi Paese che approvi la bozza condividerà la «responsabilità internazionale» per le conseguenze qualora Washington dovesse innescare una nuova escalation.
