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Crisi ucraina Zelensky: distrutta una sede dell’Fsb nel Kherson occupato. Oggi in Svezia ministeriale Nato

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Kherson Kherson

La notizia, se confermata, sarebbe di quelle che diventano pietre miliari nelle cronache di una guerra. «Le forze speciali ucraine hanno colpito il quartier generale dell’Fsb russo nel villaggio di Genicheska Hirka, nell’oblast di Kherson, provocando circa un centinaio fra vittime e feriti», ha scritto nel primo pomeriggio di ieri Volodymyr Zelensky. Si tratterebbe dell’attacco singolo più devastante subito dai militari di Mosca dall’inizio della guerra. Il problema è, appunto, come confermare.

«COMBATTENTI del Centro operazioni speciali ‘A’ delle Ssu (forze speciali dei servizi segreti militari, ndr)» spiega Zelensky, «hanno distrutto un sistema missilistico terra-aria Pantsir-S1», ovvero un dispositivo da 20 milioni di dollari, oltre al centro di comando dell’Fsb (intelligence russa). «I russi devono sentire che devono porre fine a questa loro guerra. Le sanzioni a medio e lungo termine dell’Ucraina continueranno a funzionare». A corroborare questo messaggio esplosivo il leader ucraino allega un video che mostra sia la zona dell’attacco – costa orientale del Kherson, poco a nord della Crimea – sia il bersaglio, con una rilevazione satellitare e l’esplosione finale. Alcuni analisti confermano che le coordinate e le immagini degli edifici colpiti coincidono con quelle mostrate nel video. Si tratta di una struttura alberghiera situata sulla costa e formata da diversi edifici.

Gli ucraini ritengono che parte di quei palazzi fossero diventati il centro di comando per le azioni della polizia segreta russa nell’area. Se (e perché) vi si trovassero così tanti individui come sostiene Zelensky è tutto da stabilire. Al momento in cui questo articolo è andato in stampa da Mosca non era ancora arrivato nessun commento sull’accaduto e anzi, l’attenzione del Cremlino e delle agenzie di stampa russe era tutta rivolta alle esercitazioni nucleari in corso, definite «le più massicce degli ultimi anni».

VLADIMIR PUTIN e il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, le cui forze armete hanno partecipato alle manovre, hanno assistito in videoconferenza ai lanci di diversi vettori, considerati il fiore all’occhiello dell’ingegneria militare russa contemporanea. Come scrive l’agenzia Interfax: «un missile intercontinentale balistico Yars è stato lanciato dal cosmodromo di Plesetsk sul poligono di Kura, in Kamchatka. Dal Mare di Barents un sommergibile nucleare strategico ha lanciato un missile intercontinentale Sineva e una fregata della marina militare ha lanciato un vettore ipersonico Zircon con obiettivo il poligono di Chizha. Infine, un jet Mig-31 ha lanciato un missile ipersonico Kinzhal». All’elenco non manca nesusno degli spauracchi evocati dai falchi russi negli ultimi mesi.

LE FORZE BIELORUSSE si sono limitate a un «missile balistico con il sistema Iskander-M dal sito di Kapustin Yar». Alle esercitazioni hanno preso parte «circa 65.000 militari, 200 lanciatori e 8 sottomarini strategici». Inoltre, secondo Lukashenko, Minsk si sta preparando «completamente» a una guerra, «e se ci sarà o meno non dipende da noi, non abbiamo intenzione di combattere con nessuno se nessuno ci tocca».

Immediata la risposta di Kiev: «la leadership bielorussa stia attenta, ci saranno conseguenze in caso di azioni aggressive contro l’Ucraina e il nostro popolo». Prescindendo dalla postura aggressiva del boiardo di Putin a Minsk, l’avvertimento che i russi stanno lanciando con queste manovre militari è chiaro. Sebbene, come dichiarato dal Cremlino, non intendono «lasciarsi coinvolgere in una corsa agli armamenti», questo dispiegamento di mezzi e missili vuole dimostrare che la Russia è pronta a qualsiasi scenario e non è debole come ormai azzardano molti in Occidente.

IN MANIERA speculare, l’annuncio di Zelensky di ieri è un duplice monito. Per i nemici: possiamo colpirvi dovunque, non solo sulle raffinerie a migliaia di chilometri dalla frontiera (come a Syrzan la scorsa notte), ma anche nei centri di comando sul campo teoricamente protetti dalla massima segretezza e dalla contraerea. Per gli alleati: non è vero – come sostiene la controparte – che ormai abbiamo perso e sul campo stiamo semplicemente arginando l’inevitabile avanzata russa. Kiev vuole dimostrare nei fatti ciò che Zelensky ripete da mesi in ogni riunione internazionale: «con armi e fondi possiamo fermare la Russia». O, perlomeno, strappare un accordo che non sia una resa mascherata, come voleva Donald Trump.

A HELSINGBORG, in Svezia, ieri si è aperta una due giorni di ministeriale della Nato con una cena informale Consiglio Nato-Ucraina, ma le riunioni vere e proprie sono attese per oggi. Tra i temi principali degli incontri il disimpegno Usa dall’Europa e la strategia di deterrenza contro la Russia. Il tutto in preparazione del vertice Nato di Ankara previsto per il 7-8 luglio. A conclusione del summit odierno si terrà una riunione informale ospitata dai ministri degli Esteri di Svezia e Turchia con i membri del gruppo E5 (Germania, Regno Unito, Francia, Polonia e Italia) più l’Olanda.