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Poveri ma bellici Coperta corta: è scontro tra il vicepresidente Ue Raffaele Fitto e la rappresentante dei territori: «Noi non siamo il bancomat dei paesi membri». I fondi vanno impiegati entro dicembre. Ma l’Italia è ultima nell’Ue per spesa Il dilemma di Meloni: «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa»

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Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen, ap Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen

I soldi per tagliare le tasse sui carburanti non possono essere più spesi perché il patto di stabilità non lo permette. I 14,9 miliardi messi a disposizione dalla Commissione Europea con il prestito «Safe» non possono essere dati al riarmo perché l’Italia ha un deficit troppo alto. E allora dirottiamo i soldi destinati alle regioni per scuole, strade e ospedali e usiamoli per curare gli effetti del caro-energia. Del resto, come ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al ministro Guido Crosetto: «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la Difesa».

 
Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione Ue ANSA/MATTEO CORNER

COSÌ IERI È ARRIVATA una lettera di Raffaele Fitto, esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente esecutivo della Commissione Europea. Il testo è stato inviato ai ministri competenti e ha esortato i governi a usare con urgenza circa 35 miliardi di euro a livello comunitario, di cui 7 miliardi all’Italia, contro gli effetti della crisi energetica. I tempi sono brevi: i soldi vanno spesi entro il prossimo 31 dicembre nel miglioramento energetico di scuole, musei, impianti sportivi e per il sostegno alle famiglie e alle imprese energivore.

LA LETTERA HA SCATENATO le critiche della presidente del Comitato delle Regioni Ue, la finlandese Kata Tutto. I fondi di coesione non sono un «bancomat di emergenza» per tappare i buchi dei bilanci nazionali. Per Kata Tutto, la Commissione Ue costringerà i territori a barattare la pianificazione strutturale con una temporanea «aspirina politica». Ciò peggiorerà un sottoinvestimento cronico e sottrarrà risorse a progetti di sviluppo locale già avviati. Sarà la «morte della transizione giusta» sostenuta da Bruxelles. Fitto ha respinto la metafora del bancomat e ha sostenuto che la flessibilità dei fondi era stata sollecitata dalle stesse regioni. A suo avviso Bruxelles non impone un obbligo sull’uso dei fondi. La scelta di rimodulare le risorse spetterà ai governi e alle regioni.

LA MOSSA della Commissione Ue è conseguente a quanto hanno già detto il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis e la presidente della Commissione von der Leyen: il patto di stabilità non si tocca, ma si possono usare in maniera «flessibile» le regole prestabilite a suo tempo nel patto di stabilità. Ne ha parlato lo stesso ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti.

LA LETTERA DI FITTO sembra avere dato al governo Meloni un escamotage contabile: usare i fondi europei a disposizione senza pesare sui criteri contabili del nuovo patto di stabilità. Le spese coperte da fondi Ue sono scomputate dal calcolo della «spesa netta nazionale», un parametro monitorato a Bruxelles. Andrà però visto il modo in cui arriveranno i soldi di cui più ha bisogno in questa fase il governo: il «cash» alle imprese e agli automobilisti con i tagli alle accise. Il governo ha già speso due miliardi, ha aumentato i profitti dei petrolieri e non ha fermato l’aumento dell’inflazione. Ue, Bce e Fmi dicono di dare aiuti «mirati». Di nuovo, servono i soldi. Basteranno?

FITTO HA LANCIATO anche un allarme. I fondi sociali europei non si riescono a spendere e rischiano di andare persi. L’Italia è un campione europeo: riceve tantissimi soldi, ma non sa che farsene. Al 31 marzo scorso su 1,2 miliardi di euro del «Fondo per la transizione giusta» per il ciclo 2021-2027 era stato speso l’1,8% delle risorse. Sui 43,4 miliardi di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale la spesa effettiva è ferma al 13,3%. Il Pnrr non ha risolto il problema. Lo ha aggravato. Tra Roma e Bruxelles c’è qualcuno che vorrebbe usare i soldi non spesi di questo piano per pagare i conti di un paese in bolletta.

LA COPERTA È CORTA. Non si riescono a spendere i fondi, ora non si usano per le spese necessarie per un territorio ma per tappare i buchi creati dalla crisi dell’energia. Né si risolve il problema italiano della dipendenza dalle energie fossili che fa oscillare un governo fragilissimo come quello di Meloni.

L’ESECUTIVO RESTA nella morsa di un patto di stabilità che non ammette eccezioni, salvo quella del riarmo. La richiesta di avere soldi in più per l’energia non è bloccata solo dalla Commissione Europea. Ci sono anche da paesi come la Germania che hanno scolpito il patto a propria immagine. E l’Ue ha un problema serio: la crisi di Hormuz richiede risposte in tempo reale, la sua costituzione economica impone condizioni che peggiorano le dinamiche del mercato.

UNA RISPOSTA AGLI APPELLI di Meloni & Co. potrebbe arrivare mercoledì prossimo quando la Commissione Ue darà le sue ricette economiche ai paesi membri. Il nodo che il governo si è stretto al collo potrebbe essere stretto più lentamente, mentre i problemi creati dalla risposta dell’Iran a Trump a Hormuz dureranno a lungo.