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Legge elettorale Dopo le criticità emerse durante le audizioni, la maggioranza potrebbe decidere di non presentare oggi il nuovo testo elettorale

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Elezioni. Foto Ansa/Andrea Merola Elezioni – Foto Ansa/Andrea Merola

La segretaria del Pd Elly Schlein ieri ha chiuso nuovamente ogni spiraglio a un dialogo sulla riforma elettorale. Una scelta che pone il centrodestra, e in particolare Fdi, in difficoltà. Tanto che non è ancora chiaro se oggi pomeriggio i relatori presenteranno un testo ter del Melonellum, o rinvieranno le correzioni – ammesse dagli esponenti della maggioranza – alla fase degli emendamenti. Infatti nell’ultimo ciclo di audizioni, svoltosi ieri, sono emerse nuove criticità. Ciò spinge qualcuno della maggioranza a non cristallizzare le correzioni in un nuovo testo da presentare oggi, che poi potrebbe essere ulteriormente cambiato nelle prossime settimane.

«NON CI SONO NOVITÀ sulla questione della legge elettorale, su cui continuiamo a non vedere le condizioni per un dialogo sulla proposta fatta dalla destra», ha detto Schlein. E a rincarare la dose ci hanno pensato i parlamentari dem impegnati nelle audizioni in commissione Affari costituzionali della Camera: «Il ddl Bignami è inemendabile», ha detto Simona Bonafè, mentre Federico Fornaro ha sollecitato il centrodestra a ritirarlo e a riaprire il discorso.

Anche Riccardo Magi di +Europa, e Filiberto Zaratti (Avs) hanno fatto la stessa sollecitazione, mentre i parlamentari di M5s in commissione hanno parlato di «bocciatura» del testo da parte dei giuristi ascoltati. L’appello alle opposizioni della ministra Maria Elisabetta Casellati, stoicamente presente a tutte le audizioni, a «collaborare» è caduto nel vuoto. La stroncatura del ddl da parte di quasi tutti gli auditi, ha rafforzato il non debemus, non possumus, non volumus delle opposizioni.

ANCHE I DUE costituzionalisti che hanno promosso l’impianto del ddl Bignami, cioè Giovanni Guzzetta e Mario Esposito, hanno rilevato che va comunque cambiata la criticità dell’esclusione di Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta dal computo dei voti per assegnare il premio di governabilità. Una scelta per venire incontro alla Svp che vuole rimanere blockfrei, ma che rende incostituzionale il testo.

Il centrodestra aveva ipotizzato di presentare oggi, al momento dell’adozione ufficiale del testo base, un Melonellum ter che includesse le modifiche sul Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta. Ma viste le criticità emerse ieri dalle audizioni anche il testo ter potrebbe dover essere limato nelle prossime settimane; tanto vale adottare oggi – è il ragionamento – il Melonellum bis come testo base e lavorare a tutte le modifiche con emendamenti. Il relatore di Fdi Angelo Rossi, parlando col manifesto, ha indicato questo percorso; il presidente della commissione e relatore di Fi, Nazario Pagano ha riferito che tra ieri sera e stamattina il centrodestra assumerà una decisione.

LE CRITICITÀ SONO quelle emerse anche nel precedente ciclo di audizioni. In primis il listone bloccato nazionale (70 nomi alla Camera e 35 al Senato), che contraddice la sentenza 1 del 2014 della Consulta (solo liste corte e conoscibili). Lorenzo Spadacini ha spiegato che per conoscibilità non si deve intendere solo il fatto che siano resi noti i 70 e 35 nomi con appositi cartelloni, ma che l’elettore conosca l’effetto del suo voto sulla selezione di quei nomi. Che appunto manca con il Melonellum.

C’è il tema della disparità non solo tra i voti presi dal vincitore e i seggi ottenuti col premio, ha detto Andrea Marrone, ma anche tra il vincitore e il secondo, magari divisi da una manciata di voti. In più: in Senato con la nuova soglia del 42%, il vincitore non arriverebbe comunque alla maggioranza assoluta dei seggi (65 dal proporzionale e 35 di premio), rendendo irragionevole il premio stesso, ha detto Marrone. E poi c’è la norma di coordinamento del Melonellum bis la quale prevede che o la medesima coalizione ottiene il premio in entrambe le Camere o si passa al riparto proporzionale.

Ma a Costituzione vigente le due Camere, ha sottolineato Gaetano Azzariti, sono due organi distinti e autonomi: «Ci possono essere due esiti diversi per Camera e Senato per l’assegnazione del premio, e quindi serve una norma di coordinamento, ma il bicameralismo perfetto impedisce che l’esito di una Camera dipenda da quello dell’altra. Un perfetto Comma 22», ha detto Azzariti, affondando il Melonellum. Di qui le esitazioni del centrodestra sulle prossime mosse.

Infine Angelo Rossi ha confermato che il centrodestra si appresta a ridurre il numero delle circoscrizioni Estere, per «proporzionalizzare il voto». Un altro gerrymandering, una manipolazione dei confini dei collegi per ottenere più eletti per il centrodestra.