Il limite ignoto Lettera aperta del leader ucraino, con una stoccata a Trump e un assist all’Europa per tornare in gioco. Svolta o bluff?
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«L’Ucraina propone di porre fine alla guerra in un formato tra noi e voi» ha scritto ieri Volodymyr Zelensky a Vladimir Putin, «propongo di fissare una data precisa per un incontro».
Il presidente ucraino è passato dalle parole ai fatti, dopo aver dichiarato mercoledì di sentirsi abbandonato dagli Stati uniti e di non voler «stare in fila ad aspettare che risolvano tutti i conflitti del mondo». Stupisce anche la formula usata, quel «noi e voi» che riporta l’invasione dell’Ucraina a una questione personale tra i due belligeranti. Senza le strategie filo-russe di Donald Trump o l’inazione sconfortante dell’Unione europea. La quale, sembrava «volesse avviare l’iter» per scegliere un rappresentante da inviare a trattare con Mosca. Troppo poco, troppo tardi, come spesso hanno imputato a Bruxelles amici e nemici in questi anni.
LA LETTERA DI ZELENSKY prosegue con un ovvio rimando di responsabilità: «La scelta ora spetta a voi». Ma non dimentica di inserire la richiesta chiave di Kiev fin dalle prime consultazioni con i mediatori Usa: «L’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati». Zelensky l’ha ripetuto fino allo sfinimento e Putin ha sempre risposto di no. Il rischio, pensano a Mosca, è che gli ucraini utilizzino questa tregua per riorganizzare l’esercito, magari per lanciare una nuova mobilitazione e accumulare più armi occidentali. Del resto, se il diniego russo puntava sul fatto che nel frattempo sul campo la situazione sarebbe mutata decisamente a vantaggio delle proprie truppe, a mesi di distanza ciò non è avvenuto. Anche se Putin dopo l’annuncio della lettera di ieri ha ribadito che «Non c’è bisogno di sospendere le ostilità per avviare i negoziati». Il bluff è stato visto.
In conclusione la stoccata diretta agli Usa: «Abbiamo sentito dire che vi era stata promessa in Alaska (durante l’incontro tra Putin e Trump il 15 agosto scorso, ndr) la risoluzione di alcune questioni riguardanti l’Ucraina e l’Europa. Ma potete constatare da soli che le questioni ucraine ed europee non vengono decise ad Anchorage». Trump non è stato in grado o non ha voluto e stavolta Zelensky lo scrive nero su bianco, anche se più avanti dichiara comunque di ritenere importante la partecipazione di Washington alle trattative. Sa di toccare un nervo scoperto, tanto che nel pomeriggio il ministro degli Esteri Lavrov aveva dichiarato che «gli accordi presi ad Anchorage non sono stati rispettati». Ma è un bluff anche questo, che il Cremlino vede subito.
IN OGNI CASO, per Kiev il caposaldo non dovrà essere più la Casa Bianca: «Dato che la guerra si sta svolgendo in Europa, e dato che l’Ucraina necessita di garanzie di sicurezza, mentre anche voi cercate garanzie di sicurezza per voi stessi, sarebbe logico coinvolgere coloro che possono autenticamente fungere da garanti. Riteniamo che l’Europa debba far parte di questo processo, coloro che hanno realmente la capacità di influenzare la situazione». Non si pecchi di ingenuità: l’Europa – o almeno le potenze europee – sono saldamente schierate al fianco di Kiev, i rappresentanti dell’Ue l’hanno ribadito anche nei giorni scorsi di non essere «neutrali» e averli al tavolo come mediatori sarebbe un modo per avere più peso negoziale.
Ciò che stupisce tuttavia, è che se davvero questa lettera dovesse avere un qualche esito, il merito di aver incluso davvero i Paesi del Vecchio continente sarebbe da assegnare a Kiev e non a Bruxelles o a una delle altre capitali europee.
Ma Putin è un giocatore esperto e già nel pomeriggio, durante il suo discorso al Forum economico internazionale di San Pietroburgo aveva prima messo in dubbio la legittimità di Zelensky, derubricandola a «questione da avvocati» e poi aveva dichiarato che il controllo russo su tutto il Donbass (non ancora conquistato militarmente) e la conclusione di un accordo «non si escludono a vicenda».
DAL CREMLINO è poi arrivata una risposta, anche questa già sentita come parte delle proposte – che svela quanto i due leader stiano giocando al gatto e al topo: «Zelensky è il benvenuto a Mosca in qualsiasi momento». Ma il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha già dichiarato che nella lettera del presidente ucraino questa eventualità è già esclusa.
