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Neanche in cartolina «Nessuna dietrologia» chiosa il governo: sullo sfondo le tensioni con Francia e Germania

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Gli scatti della cerimonia che si svolge per la prima volta a Reggio Calabria, nell'arena sul lungomare. La premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto seduti in tribuna, Reggio Calabria, 5 giugno 2026. ANSA / MARCO COSTANTINO Giorgia Meloni e Guido Crosetto a Reggio Calabria per il 212° anniversario dell’arma dei Carabinieri – foto Marco Costantini/Ansa

Un francobollo. Tanto è bastato a Giorgia Meloni per far cambiare destinazione al proprio aereo, che ieri in tarda mattinata avrebbe dovuto portarla da Reggio Calabria a Tivat, in Montenegro, per partecipare al vertice Europa-Balcani con il resto dei leader del continente. La distanza palpabile, dettata dalla motivazione perlomeno curiosa, non è con i paesi balcanici. Ad irrigidire l’esecutivo è la posizione di Francia e Germania rispetto alla guerra in Ucraina e la sua adesione ai 27.

ALL’INCONTRO era in discussione il processo di allargamento dell’Unione sull’altra sponda dell’Adriatico, dove il primo paese ad aderire ufficialmente all’Ue dovrebbe essere il Montenegro, atteso per il 2028. In fila, con status e problemi diversi fra loro, ci sono anche Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Albania. Un processo supportato dall’Italia, anche in forza della vicinanza e degli accordi che sono stati stipulati (in primis il protocollo con Tirana), e di cui Palazzo Chigi e la Farnesina si sono fatti sponsor in questi anni. Alle 15, tuttavia, l’aereo di Meloni è atterrato a Roma anziché sulle bocche di Cattaro: dallo staff della premier hanno fatto sapere che il forfait è stato dovuto alle lungaggini della festa per l’anniversario dei Carabinieri che si tenevano a Reggio. Da protocollo Meloni sarebbe dovuta decollare intorno alle 13 al termine delle cerimonie ufficiali, ma la premier ha deciso di trattenersi in prefettura, per assistere alla presentazione di un francobollo celebrativo. Così ha scritto al presidente montenegrino Milatovic e al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: ha espresso il proprio «rammarico», ma ad arrivare in tempo non ce la faceva proprio.

DAL MONTENEGRO bisogna tornare a Kiev. Del processo di adesione al momento Roma preferirebbe non saperne nulla: la Lega di Salvini è quella che manifesta la propria ostilità in modo più vistoso, ma nemmeno Meloni e Tajani ne sono entusiasti. Il nodo rimangono i fondi europei per l’agricoltura (Pac) e quelli per la coesione, che avrebbero un nuovo ingombrante destinatario con cui dividere la torta. Alla vigilia del summit montenegrino però il cancelliere tedesco Friederich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno inviato alla Commissione Ue un non-paper proponendo l’adozione di un meccanismo graduale di inserimento nell’Unione. Una formula che ora faciliterebbe i paesi balcanici impantanati nei capitoli di adesione, ma che in un futuro non troppo lontano potrebbe riguardare anche Kiev e la Moldavia. L’idea sarebbe quella di istituire la figura del paese «osservatore», con benefici graduali man mano che avanzano i capitoli negoziali, ivi incluso il mercato unico europeo, i programmi Erasmus e Horizon e l’integrazione nel settore della difesa.

UFFICIALMENTE la maggioranza ritiene che dell’adesione dell’Ucraina si potrebbe parlare solo a guerra conclusa e pace consolidata: «Altrimenti sarebbe come portare l’Ue nel

conflitto», è il ragionamento. Ieri Merz e Macron, insieme al premier britannico Keir Starmer, hanno comunicato che incontreranno il presidente ucraino Zelensky domenica a Londra. Un ritorno del formato E3 (Francia, Inghilterra e Germania) per discutere delle prospettive di pace, in cui il governo non ha mai creduto molto e da cui ha sempre preso le distanze, preferendo affidarsi alle mediazioni degli Stati Uniti ritenuti imprescindibili. Nelle stesse ore il presidente russo Vladimir Putin ha rispedito al mittente la proposta di un incontro avanzata da Zelensky.

ALTRO DOSSIER caldo è quello che riguarda l’alto rappresentante per la Bosnia-Erzegovina, casella da riempire su cui i candidati sono due: l’ambasciatore italiano Antonio Zanardi Landi e Renè Troccaz, inviato speciale francese nei Balcani. L’italiano è sponsorizzato da Washington, il secondo da Germania e Uk e per lui avrebbe lavorato Macron nella cena informale che si è tenuta in Montenegro giovedì sera.

«NESSUNA DIETROLOGIA, solo una questione di tempistiche», hanno glissato da Palazzo Chigi, provando a smentire qualsiasi attrito. Ma l’assenza è stata evidente, ancor più che ieri lo stesso ministro degli Esteri Tajani insisteva: «I Balcani devono entrare nell’Ue prima dell’Ucraina». Le opposizioni sono andate all’attacco. Il primo è stato il leader di Iv Matteo Renzi: «Imbarazzante. Meloni è arrabbiata perché Merz, Starmer e Macron viaggiano da soli, non la considerano e lei fa l’offesa. Però se vuoi fare la Presidente del Consiglio non fai l’offesa, perché questi sono comportamenti tardo adolescenziali che fanno male all’Italia».

«Possibile che l’Italia sia caduta così in basso mentre Meloni parla di centralità ritrovata, ma l’aereo lo guidava Salvini?» ha scritto Giuseppe Conte. Idem da Angelo Bonelli di Avs: «I leader europei discutono e la premier si attarda alla presentazione di un francobollo e salta il vertice, l’immagine plastica dell’irrilevanza».