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Frontiere Esultano i governi, critiche dalle organizzazioni umanitarie, sindacali e cattoliche

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Migranti al porto di Pozzallo, Ragusa foto Ansa Migranti al porto di Pozzallo – Ragusa foto Ansa

«Come Ue ci siamo assunti molte responsabilità. Prima non avevamo un sistema ed è per questo che alla fine non avevamo controllo su ciò che accadeva nell’Unione», ha dichiarato ieri il Commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner. Era a Cipro per un vertice ministeriale informale sul Patto migrazione e asilo in vigore da ieri. Il pacchetto di regolamenti approvato al termine della scorsa legislatura europea dopo lunghi negoziati «passa dall’accordo politico alla fase pratica di attuazione», ha aggiunto Nicholas Ioannides, viceministro per la Migrazione di Nicosia.

DAL PORTOGALLO alla Romania, dall’Italia alla Finlandia ora valgono le nuove regole. Accelerano in maniera generalizzata le procedure d’asilo, abbattendo le garanzie. Le norme estendono l’uso di detenzione amministrativa, anche per famiglie e minori, e di misure simili al confino. Insistono sull’identificazione biometrica degli stranieri, attraverso banche dati comuni e le più moderne tecnologie. Permettono l’esternalizzazione dei richiedenti asilo con i futuri centri nei «paesi terzi sicuri». L’obiettivo è limitare la libertà di movimento dei migranti, anche dentro le frontiere Ue, e facilitare le deportazioni. Il risultato più probabile sarà un aumento esponenziale delle persone in situazione di irregolarità.
A chiudere il cerchio il via libera definitivo al nuovo regolamento rimpatri: la plenaria dell’Europarlamento lo darà mercoledì prossimo, poi mancherà l’adozione da parte del Consiglio.

Dentro ci sono anche i return hub nei paesi terzi, dove parcheggiare i migranti in attesa di rimandarli nel luogo di partenza, ammesso sia possibile. Su queste strutture scommettono i governi europei, a eccezione della Spagna. La loro configurazione giuridica e operativa resta ancora molto ambigua.

INTANTO è stato finalmente pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto con le norme attuative per l’Italia. Riguardano soprattutto aspetti procedurali e organizzativi. Rispetto alle bozze circolate dopo il Cdm che lo ha varato cambia poco. Le «sezioni stralcio» diventano «uffici per il processo stralcio»: al loro interno, coordinati da un magistrato togato, saranno i giudici di pace a decidere il futuro dei richiedenti asilo. L’obiettivo è smaltire l’arretrato sui ricorsi contro i dinieghi precedenti all’11 giugno. Il risultato sarà il deterioramento della qualità delle decisioni su un diritto fondamentale, con i gdp che allargano la loro competenza: dai trattenimenti degli irregolari alle domande d’asilo.

L’entrata in vigore del patto spacca il dibattito politico: esultano i governi, mentre ong, sindacati e cattolici protestano. «Ci saranno ancora maggiori controlli e rimpatri più rapidi per chi non ha diritto a essere accolto. Contrastare l’immigrazione irregolare significa avere un’Europa e un’Italia più sicure e libere», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il titolare dell’Interno di Berlino, Alexander Dobrindt, definisce il nuovo sistema «una pietra miliare» per lo stop ai migranti illegali. Il suo governo, guidato dal cristiano-democratico Friedrich Mertz, mostra il pugno duro contro gli stranieri sperando di frenare l’ascesa di Afd: gli arrivi dei primi sono calati, intanto la seconda è diventata comunque primo partito nei sondaggi. Ancora da capire che farà il nuovo governo ungherese (Viktor Orban aveva boicottato il Patto, da destra).

«PIÙ CHE UNA RIFORMA volta a rafforzare la protezione internazionale, il Patto è un progressivo arretramento del diritto di asilo», attacca il Centro Astalli. La Uil critica la mancanza di adeguata programmazione degli ingressi regolari e sostiene che le nuove norme indeboliscono «il controllo democratico e giurisdizionale sulle procedure, riducendo le tutele delle persone coinvolte». Per Save the children «esiste il serio rischio che questo Patto possa rendere il trattenimento dei minori la nuova normalità alle frontiere».