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Limite ignoto Raid con 351 droni e ben 68 missili, 29 balistici, dichiara l’Ucraina. Tutti a segno. Yuri Ignat: «Serve qualcosa per abbatterli»

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Persone sul luogo di un attacco russo in una zona residenziale di Kiev, Ucraina, foto Sergey Dolzhenko/Ansa Persone sul luogo di un attacco russo in una zona residenziale di Kiev, Ucraina – foto Sergey Dolzhenko/Ansa

La seconda giornata di lutto cittadino a Kiev in meno di una settimana corrisponde a una minaccia mantenuta. Dopo l’attacco di giovedì scorso i russi avevano annunciato che «d’ora in poi gli attacchi su Kiev saranno sempre combinati». Ovvero centinaia di droni, come da mesi, ma anche decine di missili, tutti contemporaneamente, così da eludere la contraerea. Il bilancio di ieri parla chiaro: nella capitale ucraina si sono registrati 15 morti più altri 7 nell’hinterland e quasi 60 feriti, un deposito di munizioni centrato in pieno e le vie limitrofe completamente distrutte, 15 condomini civili danneggiati e altre infrastrutture energetiche e delle telecomunicazioni «seriamente compromesse».

SECONDO L’AERONAUTICA ucraina il raid è stato condotto con 351 droni e ben 68 missili, 29 dei quali balistici. Tutti a segno. Lo dice il portavoce delle forze aeree ucraine, Yuri Ignat: «Serve qualcosa per abbattere i missili balistici. Ci sono abbastanza sistemi, serve un rifornimento costante di missili. I russi stanno sfruttando il fatto che in Ucraina, e nel mondo, c’è una grave carenza di missili intercettori e quindi si stanno concentrando maggiormente sugli attacchi balistici». Il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiga ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma il ministero della Difesa russo ha già dichiarato – al solito – che l’attacco ha colpito «con armi di precisione» solo obiettivi del «complesso industriale militare, impianti di carburante ed energia». Le immagini delle esplosioni dell’arsenale in fiamme hanno fatto in fretta il giro del mondo e per i canali Telegram russi favorevoli alla guerra sono diventati motivo di esultanza.

UN BILANCIO difensivo così drammatico non si registrava da tempo e infatti la questione dei Patriot e delle batterie di contraerea sarà al centro delle richieste ucraine al vertice Nato di Ankara che inizia oggi. Volodymyr Zelensky ha già annunciato di aspettarsi «decisioni forti» dagli alleati, ovvero forniture massicce di missili che impediscano attacchi come quelli di ieri notte.

Ma le premesse non sono incoraggianti per Kiev. Lunedì Donald Trump ha chiamato Vladimir Putin per una telefonata di 90 minuti che da entrambe le parti è stata definita «molto costruttiva». Dal lato russo il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha sottolineato che è stata la Casa Bianca ad alzare la cornetta e che Trump ha rinnovato il suo impegno per una soluzione «adeguata» del conflitto in Est Europa. Il tycoon è tornato a parlare della fine della guerra, che sarebbe «più vicina di quanto si pensa» e ha dichiarato che anche Putin «vuole fortemente» la fine delle ostilità. Ad Ankara il presidente Usa incontrerà Zelensky, ma ha già chiarito che subito dopo richiamerà Putin. Il tutto mentre il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, definisce Putin «sempre più disperato» ed esorta gli alleati a spendere di più per far fronte alla minaccia russa (che però Trump, lo stesso che esige gli investimenti per interposta persona, non nomina mai).

LA SCORSA NOTTE sono proseguiti anche gli attacchi ucraini alla Russia. Le forze armate russe hanno dichiarato di aver abbattuto 519 droni ucraini, principalmente sulle regioni di Mosca e San Pietroburgo. Ma anche nella regione di confine di Belgorod, dove si registrano almeno un morto e due feriti. Tuttavia, i droni ucraini a lungo raggio sono riusciti di nuovo a bucare le difese del Cremlino a Omsk, nella Russia nord-orientale, a più di 2500 km dalla frontiera ucraina.

L’ennesima raffineria colpita, «l’ultimo grande impianto del genere a non aver ancora subito danni dai raid ucraini» specificano i canali russi, aggrava una situazione già drammatica per l’infrastruttura petrolifera di Putin. Con le sue 8 tonnellate e mezzo di tonnellate l’anno, la raffineria di Omsk era uno degli snodi nevralgici della produzione di greggio di Mosca e ora anche questa si aggiunge al lungo elenco di strutture danneggiate dalla nuova strategia di Kiev.

La seconda giornata di lutto cittadino a Kiev in meno di una settimana corrisponde a una minaccia mantenuta. Dopo l’attacco di giovedì scorso i russi avevano annunciato che «d’ora in poi gli attacchi su Kiev saranno sempre combinati». Ovvero centinaia di droni, come da mesi, ma anche decine di missili, tutti contemporaneamente, così da eludere la contraerea. Il bilancio di ieri parla chiaro: nella capitale ucraina si sono registrati 15 morti più altri 7 nell’hinterland e quasi 60 feriti, un deposito di munizioni centrato in pieno e le vie limitrofe completamente distrutte, 15 condomini civili danneggiati e altre infrastrutture energetiche e delle telecomunicazioni «seriamente compromesse».

SECONDO L’AERONAUTICA ucraina il raid è stato condotto con 351 droni e ben 68 missili, 29 dei quali balistici. Tutti a segno. Lo dice il portavoce delle forze aeree ucraine, Yuri Ignat: «Serve qualcosa per abbattere i missili balistici. Ci sono abbastanza sistemi, serve un rifornimento costante di missili. I russi stanno sfruttando il fatto che in Ucraina, e nel mondo, c’è una grave carenza di missili intercettori e quindi si stanno concentrando maggiormente sugli attacchi balistici». Il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiga ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma il ministero della Difesa russo ha già dichiarato – al solito – che l’attacco ha colpito «con armi di precisione» solo obiettivi del «complesso industriale militare, impianti di carburante ed energia». Le immagini delle esplosioni dell’arsenale in fiamme hanno fatto in fretta il giro del mondo e per i canali Telegram russi favorevoli alla guerra sono diventati motivo di esultanza.

UN BILANCIO difensivo così drammatico non si registrava da tempo e infatti la questione dei Patriot e delle batterie di contraerea sarà al centro delle richieste ucraine al vertice Nato di Ankara che inizia oggi. Volodymyr Zelensky ha già annunciato di aspettarsi «decisioni forti» dagli alleati, ovvero forniture massicce di missili che impediscano attacchi come quelli di ieri notte.

Ma le premesse non sono incoraggianti per Kiev. Lunedì Donald Trump ha chiamato Vladimir Putin per una telefonata di 90 minuti che da entrambe le parti è stata definita «molto costruttiva». Dal lato russo il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha sottolineato che è stata la Casa Bianca ad alzare la cornetta e che Trump ha rinnovato il suo impegno per una soluzione «adeguata» del conflitto in Est Europa. Il tycoon è tornato a parlare della fine della guerra, che sarebbe «più vicina di quanto si pensa» e ha dichiarato che anche Putin «vuole fortemente» la fine delle ostilità. Ad Ankara il presidente Usa incontrerà Zelensky, ma ha già chiarito che subito dopo richiamerà Putin. Il tutto mentre il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, definisce Putin «sempre più disperato» ed esorta gli alleati a spendere di più per far fronte alla minaccia russa (che però Trump, lo stesso che esige gli investimenti per interposta persona, non nomina mai).

LA SCORSA NOTTE sono proseguiti anche gli attacchi ucraini alla Russia. Le forze armate russe hanno dichiarato di aver abbattuto 519 droni ucraini, principalmente sulle regioni di Mosca e San Pietroburgo. Ma anche nella regione di confine di Belgorod, dove si registrano almeno un morto e due feriti. Tuttavia, i droni ucraini a lungo raggio sono riusciti di nuovo a bucare le difese del Cremlino a Omsk, nella Russia nord-orientale, a più di 2500 km dalla frontiera ucraina.

L’ennesima raffineria colpita, «l’ultimo grande impianto del genere a non aver ancora subito danni dai raid ucraini» specificano i canali russi, aggrava una situazione già drammatica per l’infrastruttura petrolifera di Putin. Con le sue 8 tonnellate e mezzo di tonnellate l’anno, la raffineria di Omsk era uno degli snodi nevralgici della produzione di greggio di Mosca e ora anche questa si aggiunge al lungo elenco di strutture danneggiate dalla nuova strategia di Kiev.