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Renitenza alla leva La rivolta di Leopoli non è un caso isolato. Forti disuguaglianze sociali alla base delle ragioni di chi non vuole combattere

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Scontri con il personale addetto al reclutamento militare e con la polizia a Leopoli, Ucraina Scontri con il personale addetto al reclutamento militare e con la polizia a Leopoli, Ucraina

«Attenzione, nebbia» dice l’applicazione del gps emettendo un suono d’allarme. Sono le 6 del pomeriggio e l’aria è limpida seppure fresca. Svoltato l’angolo c’è un posto di blocco improvvisato, la strada è chiusa da transenne e birilli e il traffico è convogliato tra due file di militari e poliziotti con le armi ben in vista. Fermano tutti gli uomini e li fanno accostare, provano anche con noi ma «italiano» e il passaporto sono il nostro lasciapassare. Agli altri controllano i documenti di identità e quelli militari, se ne hanno. C’è un’aria tesa, nessuno parla più del dovuto. Dall’altro lato della strada una decina di militari con il passamontagna e il mitra controllano che nessuno faccia storie.

COME A LEOPOLI tre giorni fa dove degli agenti del Tcc (Centri di reclutamento territoriale) sono quasi stati linciati. La dinamica è piuttosto comune: i reclutatori fermano un uomo sui 30 anni per controllargli i documenti, dai quali risulta che il soggetto è stato richiamato ma che non si è presentato. Ne nasce un’accesa discussione, ma mentre i toni si alzano una folla si raduna intorno e diventa sempre più aggressiva. Gli agenti si barricano in macchina, mentre la folla – oltre 200 persone secondo la procura ucraina – urla «vergogna!» e da tutti i lati arrivavano calci e botte, tanto da far traballare il grosso 4×4. Non riuscendo a ribaltarlo un uomo sale sul cofano e prova ripetutamente a frantumare il parabrezza con un sasso. Il caso ha avuto una grande eco mediatica: ma come, nel tranquillo ovest, dove non si fa che ripetere «fino a cacciare l’ultimo russo dal territorio nazionale», da dove vengono molti dei reparti che in Donbass sono in prima linea (58mila uomini in servizio attivo, secondo il sindaco Andriy Sadovyi) gli ucraini non vogliono fare il proprio dovere? Sembra proprio di no, almeno quei 200 identificati l’altra sera.

«La situazione è molto grave – ha dichiarato Zelensky – l’atteggiamento verso le persone in uniforme è molto negativo e non dovrebbe essere così». Ma non si tratta di un caso isolato, un video meno scenografico ma con una dinamica simile è arrivato da Odessa qualche mese fa. In quell’occasione gli agenti erano riusciti a prendere il renitente e lo stavano per «busificare», salvo poi doverlo lasciare perché dai palazzi sono arrivati una ventina di uomini che li hanno circondati e malmenati. E sui canali Telegram e nelle chat cittadine si diffondono gli allarmi sui posti di blocco e si passa parola.

GLI UCRAINI HANNO CONIATO il verbo «busificare» per indicare la cattura: deriva dal fatto che gli agenti del reclutamento molto spesso arrivano su pullmini civili anonimi, si fermano all’improvviso in mezzo alla strada e tirano dentro tutti i maschi in età da leva che incontrano. Poco importa se l’uomo in questione ha i documenti in regola, un’esenzione o è già arruolato ma magari si trova in licenza. L’importante è il numero di persone che si portano ai centri di reclutamento, il Tcc lavora a cottimo.

Si stima che in Ucraina al momento ci siano oltre due milioni di civili ricercati per renitenza alla leva e almeno altri 200mila soldati «assenti senza permesso» (Awol). Cifre fornite dal ministro della Difesa Mykhailo Fedorov a gennaio di quest’anno. Sul Kyiv Independent il capo di Ukranian security club, Igor Goncharenko, ha parlato apertamente di un «problema politico e sociale che si sta trasformando in una minaccia di sicurezza». I politici di Kiev hanno invocato «risposte rapide e inflessibili», segno evidente di timore.

Il fatto è che la guerra spaventa e l’idea che tra non molti mesi potrebbe finire contribuisce ad aumentare la determinazione a non farsi trovare. Senza contare un altro milione di ucraini in età abile all’estero, per i quali Kiev vorrebbe l’estradizione e l’Ue (con Von der Leyen come sponsor) potrebbe anche iniziare ad accontentarla. Almeno a parole, dato che revocare decine di migliaia di permessi umanitari non solo non sarebbe semplice, ma esporrebbe ad altrettanti ricorsi.

PER CHI NON È USCITO dal Paese prima e di arruolarsi non ne vuol sapere è il momento di restare fermi e tenere un profilo il più basso possibile. Tentare di scappare all’estero è diventato quasi impossibile, almeno da Odessa. Prima della frontiera, nell’unica strada che porta al varco con la Moldavia di Palanca, sono i militari a comandare. Le auto e i pullman sono controllati uno per uno, bagagliai compresi. Ai conducenti viene dato un bigliettino stampato sul momento con il numero dei passeggeri che va consegnata al controllo successivo, all’ingresso del rettilineo che porta verso il territorio di Chisinau. Meglio restare in città, fuori dal centro, nei quartieri dove gli agenti del Tcc non si addentrano spesso perché sanno che nel migliore dei casi verranno coperti di storielle dalle donne e – se insistono – di insulti dalle babushke.

Del resto permane un fattore di forte disuguaglianza sociale, che alimenta la narrativa di chi non vuole combattere. Chi poteva pagare a inizio guerra è uscito dal Paese, li vedevi in fila con le Tesla o i grossi 4×4 dai vetri oscurati, i vestiti Armani o Gucci e le mogli con le labbra gonfiate e piccoli cani al guinzaglio. Altri hanno ottenuto certificati medici finti, malcostume denunciato anche dall’ex Comandante in capo delle Forze armate Valerii Zaluzhni.

In città si vocifera che anche se dovessero fermarti, con 30mila grivnie (circa 600 euro) riusciresti a farti rilasciare. Anzi, qualcuno ci ha parlato proprio di tariffe. Ammesso che sia vero, si tratta di una cifra non indifferente di questi tempi per chi non può lavorare e vive come può, magari con la pensione dei genitori che lo nascondono o il lavoro della moglie, quando questa ne ha uno. Il che non è così frequente perché il lavoro femminile, nonostante l’enorme necessità di manodopera creata da 4 anni e mezzo di conflitto è ancora marginalizzato.

MA INTANTO SERVONO SOLDATI e perciò le ronde del Tcc non si fermano, le donne continuano a far finta di niente e gli uomini a nascondersi. L’uomo controllato a Lviv si trova già al centro d’addestramento e il suo destino è facilmente immaginabile. I 200 di Leopoli – assicura la procura – saranno processati. Tuttavia, i commenti maggiori su questa situazione vengono dai militari al fronte che si sentono traditi. E la spaccatura tra chi la guerra l’ha combattuta e chi no aumenta, cresce il risentimento e si sedimentano i problemi dell’Ucraina di domani.

I militari lo ripetono in continuazione, a un certo punto bisognerà prenderli in considerazione: «Chi non ha combattuto non potrà parlare e soprattutto non potrà decidere sul futuro del Paese».