Regioni Oggi il voto alla Camera: 4 regioni del Nord incassano la devoluzione sulle materie non Lep
Oggi pomeriggio la Camera approverà le risoluzioni del centrodestra che impegnano il governo a concludere le Intese per devolvere a Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria la competenza esclusiva su protezione civile, professioni, previdenza complementare e coordinamento della finanza pubblica sulla sanità. Dopo il via libera del Senato giovedì scorso, giunge a compimento il primo passaggio parlamentare che trasformerà la Repubblica Italiana in una confederazione, i cui profili non sono ancora chiari. Un esito non scontato anche perché il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro, ha preannunciato il ricorso davanti alla Corte costituzionale perché la devoluzione della sanità danneggerebbe il Mezzogiorno, come per altro denunciato durante le audizioni dalla fondazione Gimbe e da altri esperti.
L’INIZIATIVA DI DECARO apre un fronte non solo istituzionale, ma anche politico. I leader del centrodestra dovranno convincere, soprattutto nei prossimi passaggi parlamentari, i propri deputati e senatori meridionali della bontà della devolution, un dazio che Fdi paga alla Lega per il via libera alla riforma elettorale voluta da Meloni. Ieri nell’Aula di Montecitorio si è svolta la discussione generale sulle pre-Intese; i relatori della maggioranza, uno per ciascuna delle quattro regioni, hanno difeso le pre Intese portate in Parlamento dal governo dopo la firma il 18 febbraio; tutte le opposizioni hanno a loro volta sollevato criticità che dovrebbero indurre il governo a fermarsi.
È quello che chiede la risoluzione unitaria (tutti tranne Azione); il ministro Roberto Calderoli ha replicato definendo «fake news» i rischi paventati dal centrosinistra. Ma le criticità sono state sollevate nelle settimane scorse dagli esperti in commissione. A partire dal fatto che le Intese sono la fotocopia l’una dell’altra, fatto confermato da alcuni refusi: nelle Intese del Veneto ad esempio si cita per errore il Piemonte. L’autonomia differenziata è legata alle particolarità territoriali, elemento su cui ha insistito la Corte costituzionale nel 2024, quando bocciò parte della legge Calderoli sull’Autonomia. Come si coniuga questo requisito con pre Intese fotocopia?
LA DEVOLUZIONE di competenze che più spaventa è quella del coordinamento della finanza pubblica in tema di sanità: le quattro regioni avranno margini di manovra della spesa sanitaria totali. In Aula Gilda Sportiello (M5s) ha attaccato: «Volete riconoscere ulteriore autonomia a quattro regioni ignorando la Corte costituzionale, che ha completamente demolito il provvedimento che avevate fatto, e senza sapere cosa accadrà ai cittadini del resto del Paese. Ci sono divari territoriali che voi state suggellando, perché non vi interessa risolverli».
Il turismo sanitario aumenterà, i costi saranno a carico delle regioni di provenienza dei pazienti, ma i cittadini del Nord vedranno allungarsi le liste d’attesa. Calderoli ha replicato domandando: «La sanità di serie A e di serie B possono essere colpa dell’Autonomia differenziata che ancora non c’è o l’Autonomia può essere uno strumento per risolvere questi problemi, dimostrando a chi è indietro che si può fare meglio?». Decaro ha preannunciato il ricorso alla Consulta quando le Intese verranno approvate in via definitiva dal Parlamento. In risposta, il presidente della Basilicata Vito Bardi (Fi) si è dissociato. Il futuro dipenderà anche dalla mobilitazione dell’opinione pubblica e della società civile.
