Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Il Governo ha cavalcato la crisi dell'enclave spagnola e ora vuole sfruttarla per accelerare sui centri per il rimpatrio nei Paesi terzi a spese dell'Ue. La proposta verrà portata al vertice d'emergenza martedì. Ma ha funzionato? Sorpresa: sui rimpatri hanno fatto molto meglio gli Stati che questi hub non ce li hanno. La lista di Eurostat

Un pacco per Ceuta. Il piano di Meloni è il modello Albania. I numeri dicono che è un fiasco

Al vertice europeo d'emergenza del 4 agosto, per discutere della crisi migratoria (rientrata) di Ceuta, il governo italiano si presenterà con una proposta. La più inflazionata in Italia sull'immigrazione: "Il modello Albania". In altre parole, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi sosterrà con i suoi colleghi europei la necessità di creare degli hub in Paesi extra Ue dove far stanziare i migranti da rimpatriare. Ci sarebbe già anche una lista di Paesi da coinvolgere: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. Nessun endorsement è arrivato dai partner europei, ma l'idea di appaltare la gestione dell'immigrazione a Paesi al di fuori dell'Unione europea piace. E questa possibilità è presente anche nel Patto asilo e immigrazione, entrato in vigore a giugno 2026 che prevede la creazione di centri extra Ue per contenere migranti già formalmente espulsi. 

Ma quando parliamo dei centri per migranti italiani in Albania, costruiti a Gjader e Shëngjin, possiamo parlare di modello? No, piuttosto di fiasco. E lo dicono i numeri. Quelli più recenti li ha ottenuti l'europarlamentare del Partito democratico Cecilia Strada, che è entrata nel campo di Gjader il 29 giugno e successivamente ha fatto due accessi agli atti. Da quando il centro è stato aperto - ad aprile 2025, prima era stato reso inutilizzabile da tre decisioni della magistratura italiana - sono stati trattenuti lì 685 migranti. Una media di 45 al mese. Al 28 luglio risultavano essere nel centro 83 persone, la metà circa di cittadinanza marocchina. Cifre un po' scarne per una struttura che, stando ai piani iniziali del governo, avrebbe dovuto avere una capienza di 3mila persone. E ospitare 36mila migranti l'anno. 

L'obiettivo principale di questi centri doveva essere il rimpatrio delle persone che non avevano diritto a stare in Italia. Almeno questo è accaduto? Pochissimo. Le cifre sono risibili. Secondo i dati raccolti da Strada, in poco più di un anno sono state rimpatriate appena 101 persone. Meno del 15% dei trattenuti in Albania. A parte qualche rara eccezione, stando a quanto risulta al Tavolo asilo e immigrazione (Tai) che monitora le strutture, la stragrande maggioranza dei migranti non è partita da Tirana, ma da aeroporti italiani. In pratica: i migranti vengono selezionati dai Cpr italiani, mandati in Albania per un periodo più o meno breve, quando si concretizzano le condizioni per il rimpatrio vengono riportati in Italia e da qui messi su un aereo che li porterà nel Paese d'origine. Un procedimento un tantinello macchinoso. E costoso. La campagna Renditi conto del Tai ricorda come questi centri abbiano un costo di 670 milioni di euro, spalmati tra il 2023 e il 2028: "Risorse - si legge nel documento che presenta la campagna - sottratte a servizi davvero essenziali che andrebbero a beneficio di tutta la comunità". ì

Allontanare quello che viene ritenuto un problema dai propri confini (i migranti irregolari, in questo caso) sta diventando sempre più popolare in Europa, non solo tra i partiti di centrodestra. Ma ciò non basta a trasformare il progetto di Gjader in un modello, come è evidente dai numeri appena citati. Che non sono gli unici che spiegano il flop generale delle politiche italiane per allontanare dal Paese i migranti che non hanno titoli per starci. Secondo i dati Eurostat aggiornati a giugno 2026, nella lista dei Paesi che fanno più rimpatri l'Italia si colloca in undicesima posizione, con 4.780 rimpatri effettuati nel 2025. Prima di lei ci sono vari membri dell'Ue che non hanno finora usato centri in Paesi terzi, ma che riescono a rimpatriare meglio del governo Meloni. Al primo posto c'è la Germania, che nel 2025 ha accompagnato fuori dai confini 36mila persone. Segue la Francia, con 18.930. Al terzo posto la Svezia, con circa 14mila, poi Cipro con 10.630 e la Polonia con 9.700. In tutti i casi le richieste di espulsione sono molto più alte rispetto ai rimpatri effettivi: in Germania per esempio, sempre secondo i dati Eurostat, il foglio di via era arrivato a 55mila persone, in Francia a 138mila. I soggetti realmente allontanati dal Paese sono molti meno perché rimpatriare non è semplice. A nessuna latitudine. Serve l'accordo con il Paese di provenienza, il suo via libera, un'organizzazione capillare.

Alla luce di tutto questo, considerare un modello qualcosa che, almeno finora, non è servito allo scopo per cui era stato creato - i centri in Albania, per l'appunto - e proporre addirittura di esportarli in Europa e nel mondo è una mossa un po' azzardata. Che serve solo ad aiutare la propaganda anti immigrati, molto efficace in termini di polarizzazione. E forse, nel 2027, di voti.