Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Ce lo chiede l'Europa Il commissario Brunner si allinea ai governi di destra, critica Madrid per la sanatoria dei migranti e promette una nuova stretta

LEGGI ANCHE Le ombre che muovono i corpi

4b2cda1a-dc0b-4011-ac01-0211cc779d22 Un’immagine di Ceuta – Ap

Per Ceuta, tutti solidali con la Spagna, come chiedeva Madrid? Solo sulla carta. La solidarietà resta confinata nelle poche righe del documento approvato al termine della riunione straordinaria in videoconferenza dei ministri dell’Interno dell’Ue. Oltre il linguaggio della diplomazia c’è la consacrazione delle critiche rivolte al governo del premier socialista Pedro Sánchez per la gestione della crisi migratoria e, più in generale, delle sue politiche sull’immigrazione. Il doppio registro attraversa l’intera giornata: il comunicato finale richiama l’unità, gli interventi di Commissione e governi certificano invece un’Europa che isola la Spagna. Non manca il cordoglio tardivo della Commissione, espresso dal commissario Brunner, per le vittime di Ceuta e la vicinanza ai loro familiari. Ma, archiviati i messaggi di circostanza, il confronto politico è duro. «La solidarietà europea è morta a Ceuta», affonda l’ex Alto rappresentante, il socialista spagnolo Josep Borrell, la reazione dell’Ue «è stata l’opposto di quanto ci si aspettasse». Il dito è puntato contro Roma per aver innescato la miccia dello scontro chiedendo di mettere in discussione Schengen.

A segnare la linea Ue è soprattutto il commissario agli Affari interni e alla Migrazione, l’austriaco Magnus Brunner, quando liquida senza esitazioni la sanatoria dei migranti del governo spagnolo come «non un buon segnale per il resto d’Europa». Si riferisce alla regolarizzazione presentata a giugno dal governo Sánchez, per cui hanno presentato domanda oltre un milione di persone. Una presa di posizione che arriva proprio mentre Madrid è bersagliata dai governi di destra con l’accusa di avere così alimentato un effetto calamita sui flussi migratori. Fonti del governo spagnolo insistono sul fatto che la regolarizzazione non riguarda oltre un milione di persone, come sostenuto da alcuni governi, ma un numero nettamente inferiore. Soprattutto ricordano che il provvedimento non attribuisce automaticamente il diritto di vivere e lavorare nell’intero spazio Schengen, bensì produce effetti limitati al territorio spagnolo. Un argomento con cui l’esecutivo di Sánchez prova a smontare la tesi del cosiddetto pull factor, evocata da diversi governi, primo fra tutti quello italiano.

LO SCONTRO tra Madrid e Roma resta comunque apertissimo. Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, torna a definire incomprensibile e sproporzionata la decisione di Roma di ripristinare controlli aggiuntivi verso la Spagna, chiedendone l’immediata revoca. A suo giudizio Schengen non è mai stato realmente a rischio, anche perché Ceuta gode di uno status particolare e non avrebbe potuto generare i temuti movimenti secondari. Per rafforzare la propria tesi il ministro snocciola anche i dati sull’emergenza: circa 70 mila delle 72 mila persone arrivate sarebbero già rientrate in Marocco, segno che la crisi è stata rapidamente riportata sotto controllo grazie alla collaborazione con Rabat.

NEPPURE SUL DOSSIER Schengen il commissario Brunner sposa la linea di Madrid. Al contrario, afferma di comprendere la reazione dell’Italia, osservando che

le immagini di Ceuta hanno alimentato la preoccupazione dell’opinione pubblica e ricordando che proprio per situazioni di questo tipo il Codice frontiere Schengen consente il ripristino temporaneo dei controlli. Bruxelles, aggiunge, dovrà comunque verificare se la decisione italiana rispetti i criteri di proporzionalità e temporaneità previsti dalla normativa europea.

L’altro terreno di scontro nel vertice di ieri riguarda gli hub per i rimpatri nei Paesi terzi. Brunner apre agli hub modello Albania, cavallo di battaglia dell’Italia, e già si indicano le ipotesi Rwanda, Uganda e Montenegro. «Credo che questa sia la strada da seguire», afferma Brunner riferendosi alla possibilità di finanziarli con fondi europei. Il prossimo negoziato sul bilancio pluriennale, aggiunge, dovrà definire come sostenere queste strutture.

RISPETTO A QUESTA prospettiva, Madrid resta l’unica voce apertamente contraria. «Noi abbiamo sempre manifestato la nostra opposizione», scandisce il ministro Marlaska, secondo cui «l’esistenza di questi hub potrebbe violare i diritti fondamentali e anche i principi e i valori dell’Unione europea».

Dal commissario agli Interni, a nome dell’esecutivo europeo, arriva soprattutto l’indicazione di una nuova stretta. Al centro c’è il rafforzamento delle frontiere esterne della Fortezza Europa, a partire dalla promessa di un ruolo più incisivo per Frontex. Bruxelles vuole sistemi di allerta precoce e un monitoraggio rafforzato delle campagne di disinformazione e dei social media, in collaborazione con Europol, anche per individuare eventuali tentativi di strumentalizzazione delle migrazioni da parte di attori ostili. Esattamente quello che Bruxelles non ha fatto contro il Marocco, partner chiave nel Mediterraneo per il controllo dei flussi, evitando così di venire in soccorso a Sánchez.

PARTE DELLA STRATEGIA per il controllo delle frontiere esterne è anche l’annuncio di un’offensiva contro le reti dei trafficanti, attraverso un futuro regime europeo di sanzioni. Ma soprattutto il ricorso alle leve politiche e finanziarie dell’Ue – dai visti ai rapporti economici – presentate come lo strumento per «consolidare le partnership e sostenere le strategie di rimpatrio». Come a dire: utilizziamo le nostre armi di ricatto, prima che siano loro a farlo.