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Campo largo Dopo il dissenso su primarie e Ucraina, i due leader tracciano i prossimi passi. A partire dalla risoluzione comune di oggi

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La risoluzione unitaria Pd-M5S-Avs in vista delle comunicazioni del ministro Giancarlo Giorgetti in Parlamento viene bocciata dall'area riformista dem

9052602e-d6e3-4945-b009-b4a8b4a6225b Giuseppe Conte ed Elly Schlein – Lapresse

Il pranzo, dicono i convitati, era stato organizzato da una settimana, dunque prima dello scambio di battute sulle primarie, ma è un fatto che ieri Elly Schlein e Giuseppe Conte si sono visti in un ristorante romano, a Campo de’ Fiori. I due devono aver discusso, registrato i punti in comune e preso atto delle divergenze, perché qualche ora dopo, intercettato dai cronisti, Conte dice ecumenicamente che «la dialettica rimane, ma nel rispetto reciproco».

DOPO IL VERTICE, si parte per le rispettive mente. Conte va a presentare il suo libro a Capalbio, Schlein si muove verso il Molise, dalle parti di Isernia, dove partecipa ad un dibattito della locale festa dell’Unità. Nel frattempo, gli sherpa sono al lavoro per mettere a punto la risoluzione unitaria da presentare oggi in occasione delle comunicazioni alla camera e al senato di Giancarlo Giorgetti. C’è la mina vagante del Safe, ma ci sono anche i temi dello scostamento di bilancio e delle spese militari più in generale che consentono lo spazio di un accordo che potrebbe servire ad alleviare i dissidi degli ultimi giorni. «Riteniamo necessario riconsiderare radicalmente gli impegni assunti in sede Nato – si legge nel testo finale firmato da Pd, Alleamza Versi Sinistra e Movimento 5 Stelle – E scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello stato, nonché attivarsi per superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali privi di coordinamento puntando alla costruzione di una vera difesa comune europea e a perseguire una strategia che punti alla sovranità e indipendenza energetica che metta gli Stati membri al riparo dagli effetti destabilizzanti indotti dalle guerre». Il risultato è un pareggio: per i pentastellati il Safe resta uno dei pilastri del piano di riarmo, per i dem è al contrario (e a certe condizioni) un primo passo per la difesa comune finanziata da debito comune.

«SULL’UCRAINA in questi giorni ho detto e ripetuto le stesse cose che io e il M5S diciamo da quattro anni – assicura in seguito Conte – La nostra posizione è sempre la stessa. Ma rispetto le posizioni del Partito democratico». Dalle parti del Nazareno ci tengono a sottolineare che l’incontro tra i due è avvenuto in un clima disteso e che «è servito a determinare i prossimi passi». Dopo il primo evento andato a vuoto, quello sul «programma» di luglio a Napoli, e il secondo, che doveva tenersi a Padova, che è stato fatto saltare senza troppe spiegazioni, l’alleanza pensa alle mosse della ripresa. Il 19 e 20 settembre, a Milano, i 5 Stelle terranno l’evento conclusivo di Nova. A quel punto potranno consegnare il loro lavoro sul programma al tavolo della coalizione. E si comincerà a fare sul serio, sperano dalle parti del Pd.

INSOMMA, SE Schlein ha ribadito che prima viene il programma e poi ci sono le primarie, che dunque non servono a nominare un leader che decide su tutto, Conte ha incassato perché la tensione è servita a definire che le primarie ci saranno, come spera dalla chiusura delle urne del referendum sulla giustizia. Gli alleati, intanto, scalpitano. «Meloni vuole andare al Quirinale portandosi Vannacci premier e Salvini al Viminale. Vi va bene? – sostiene Matteo Renzi – A me no. Quindi dobbiamo metterci insieme nel centro sinistra e vincere. Questa è l’unica cosa da fare. Tutto il resto sono chiacchiere». E Nicola Fratoianni prova a mettere sul piatto le questioni di merito: «Quelli che sperano in un’alternativa che cosa ci chiedono? Ci chiedono di sapere che cosa vogliamo fare per migliorare la loro vita. E io penso che questa sia la priorità più che la discussione su chi comanda. In ogni caso, c’è bisogno che la coalizione si metta intorno ad un tavolo e non da sola, ma insieme alle forze vive del paese, per indicare un programma chiaro».