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C'è ancora time Il sindaco di Roma a Investire Sgr: «Avete scelto di non vendere, la nostra è una proposta solida anche sul piano giuridico»

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b97485ba-49d3-484f-b2cc-a3627241ec53 Roma, assemblea pubblica di Spin Time – Foto di Renato Ferrantini

Quando sono le 17.30 l’assemblea pubblicata convocata ieri da Spin Time davanti all’edificio non è ancora iniziata. Tra la folla si fa avanti il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Si posiziona al centro, intorno a lui ci sono abitanti e attivisti.

IL GIORNO DOPO il fallimento della trattativa per «l’accordo ponte», che avrebbe dovuto far rientrare le persone in attesa di poter finalizzare l’acquisto dell’edificio da parte dell’amministrazione, Gualtieri sceglie di rilanciare in primo luogo rispondendo alla società Investire Sgr, la proprietà. Sembrava che l’accordo potesse esserci, così come i preparativi per darne l’annuncio. Poi il fondo giovedì ha declinato l’offerta adducendo cavilli giuridici: la soluzione «esporrebbe la società e i suoi amministratori a rilevanti responsabilità civili e penali», hanno scritto in un comunicato in propria difesa. Motivazioni «capziose» per Gualtieri, che risponde: «La proposta d’acquisto era solida dal punto di vista tecnico e giuridico» scrive in una nota il Campidoglio, elencando gli articoli del codice penale e della Costituzione che smentirebbero quanto scritto dalla proprietà. Le condizioni di sicurezza, poi, erano state valutate dai periti del comune che «hanno escluso la presenza di criticità strutturali tali da impedire questo percorso e attestato la possibilità, una volta completati gli interventi e acquisite le necessarie certificazioni, di predisporre in condizioni di sicurezza spazi in grado di accogliere circa 120 persone entro 60-90 giorni».

ANCHE PERCHÉ la trattativa sarebbe andata avanti quasi per inerzia. A ogni studio e proposta del comune in risposta sarebbe arrivato un ostacolo giuridico, poi smentito, e così via. Un muro di gomma. «Come se la trattativa in realtà non ci fosse mai stata», è il ragionamento. Alcuni precedenti simili ci sono, come nel caso del Metropoliz al Casilino, a dimostrare la praticabilità della soluzione.

IL NODO è solo politico, le motivazioni giuridiche un pretesto. «Non c’era nessun obbligo di accettare la nostra proposta», dice Gualtieri davanti agli abitanti, «ma è anche vero il contrario: nessuno vieta a un fondo immobiliare di avere un cuore, di fare una scelta e assumersene le responsabilità. Non è che non si poteva fare, è che non hanno voluto farlo». E su una eventuale pressione dell’esecutivo: «Non so se ci sono state intromissioni dal governo, ma le posizioni della destra sono note. Se hanno condizionato la proprietà devono essere loro a dirlo». L’intenzione allora è di provare ad andare avanti, di comprare l’immobile: «Avvieremo tutte le procedure per valutare il prezzo e acquistare, non è una strada abbandonata anche se sarà lunga». In ogni caso dall’amministrazione escludono che l’esproprio possa essere un’opzione.

NELLA NOTTE di giovedì l’amministrazione ha assicurato che agli abitanti sarà garantito un alloggio pubblico, «non è una concessione ma un loro diritto». È lo stesso Gualtieri a

inquadrare la partita in una cornice più grande, oltre i confini della Capitale. «Questo è un percorso che merita riconoscenza, in primo luogo delle istituzioni. Se si dà una casa, un tetto ai bambini, si fa sì che vadano a scuola, una funzione pubblica. È stato fatto in un modo estremo, che ha delle criticità, ma rispondendo a un diritto che è un pilastro del diritto sociale europeo. Può piacere o non piacere, ma Spin Time ha generato un valore», aggiunge ancora in piazza. «Se l’alloggio popolare non c’è, è un vulnus delle istituzioni che non sono riuscite a garantire un diritto scolpito nella pietra», dice ripercorrendo la storia dell’edilizia pubblica, e della sua svendita, in Italia. In serata arriva anche il sostegno della segretaria dem Schlein: «Piena solidarietà al sindaco e a Spin Time».

DA IERI MATTINA l’amministrazione ha iniziato il lavoro per trovare una sistemazione alle 400 persone che dal 29 luglio sono state sfollate dall’edificio. Una soluzione in ogni caso più costosa dell’accordo sottoposto a Investire. «Anche su questo siamo stati lasciati soli, lo facciamo in condizioni drammatiche con le nostre sole forze, senza il sostegno né della regione né del governo» attacca Gualtieri. Il comune ha nuovamente incontrato una delegazione del palazzo e in mattinata Gualtieri ha firmato un’ordinanza per dare il via all’assistenza alloggiativa temporanea e iniziare a smantellare il presidio. Questo dovrebbe durare almeno un altro paio di giorni, poi dall’inizio della settimana i primi collocamenti. Il sindaco ha chiesto di trovare strutture «laiche o religiose» che per 60 giorni possano ospitare gli abitanti, in ballo ci sarebbero anche strutture della Caritas e l’ex Circolo degli Artisti. È stato chiesto anche che venga usato ogni strumento per garantire «la continuità scolastica ed educativa dei minori». Il rischio, nessuno lo nasconde, è che la comunità costruita in tredici anni si disperda.