Il caso L’incidente alla Knds, a 60km da Roma: non ci sono stati feriti Il progetto di aprire un nuovo sito a poca distanza con fondi Ue. I comitati: «Questo dimostra che la nostra è una battaglia in difesa del territorio»
LEGGI ANCHE Ex Ilva, la cordata italiana vuole scudi e soldi pubblici
L'esplosione alla Knds di Colleferro – Legambiente Lazio
Prima l’incendio, poi il boato: ieri pomeriggio, intorno alle 14.30, è esplosa la fabbrica della Knds Ammo Italy di Colleffero, 60 chilometri a sud di Roma. L’azienda, rilevata nel 2014 dalla holding franco-tedesca, produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. Si tratta di una delle più importanti industrie belliche del paese: nel 2025 la Knds ha ottenuto il via libera per 42 milioni di nuove esportazioni verso l’Europa, Turchia e Arabia Saudita, portando il totale a 129 milioni di euro.
ALL’INTERNO dello stabilimento non era presente quasi nessuno, per via del periodo estivo di bassa produzione: una ventina di dipendenti, di cui nessuno è rimasto ferito. L’incendio sarebbe divampato nell’area di lavorazione e pressatura delle polveri di sparo, per cui i lavoratori hanno fatto in tempo ad allontanarsi prima dell’incidente. Le cause al momento non sono note: secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato generato da una pressa esplosa durante la lavorazione. Ieri il procuratore di Velletri, Carlo Villani, ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di incendio ed è atteso un sopralluogo nei prossimi giorni insieme ai vigili del fuoco, quando avranno terminato di spegnere tutti i focolai che si sono generati. È esclusa l’ipotesi di un sabotaggio.
LA FABBRICA non è uno stabilimento qualsiasi della zona. È nata prima ancora del paese: nel 1912 si insediò lì la Bombrini Parodi-Delfino, rilevando uno zuccherificio riconvertito a fabbrica di munizioni. Colleferro nacque solo vent’anni dopo, nel 1935, come insediamento per gli operai (oltre 3mila) dello stabilimento e dell’indotto. Poi è passata di mano in mano, prima alla Snia nel 1968, negli anni ’90 arrivò la Fiat e infine nei primi 2000 a Simmel Difesa, fino all’attuale Knds. E di incidenti, nella storia, non ne sono mancati. Il primo nel 1938, quando un’esplosione nel polverificio portò alla morte di sessanta persone. Più di recente, a ottobre del 2007, a saltare in aria fu il reparto di produzione di munizioni: perse la vita un operaio di 35 anni, Roberto Pignalberi, mentre altri 13 furono feriti.
TRA I PIANI di Knds c’è da un po’ di tempo quello di espandersi. Allo stabilimento coinvolto nell’esplosione di ieri, infatti, se ne vorrebbe affiancare un altro poco distante, nei pressi di Anagni. Si tratta di un sito più piccolo, circa 50 ettari, fino a questo momento utilizzato per attività di «demilitarizzazione»: si smantellano vecchi materiali bellici, non più utilizzabili, per farli tornare ad uso civile. La riconversione invece dovrebbe ampliare la fabbrica con la costruzione di undici nuovi capannoni e riconvertirla alla produzione di nitrogelatina, componente base per la produzione di munizioni, che sarebbe poi inviata al sito di Colleferro esploso ieri. Un progetto finanziato anche con fondi europei: la società è capofila del progetto «Rollo» che ha ricevuto un finanziamento da 41 milioni di euro attraverso il regolamento Asap (Act in Support of Ammunition Production).
IL PROGETTO è da tempo contestato da parte dei comitati antimilitaristi e ambientalisti della zona, considerato che la valle del Sacco, dove si trovano Colleferro ed Anagni, è stata dichiarata nel 2005 Sito di interesse nazionale a causa della contaminazione di metalli pesanti data dal complesso industriale petrolchimico. «Questa esplosione dimostra che la nostra non è una battaglia ideologica: è una battaglia per l’autodifesa del territorio, per la salute del bacino del fiume Sacco e per la sicurezza delle nostre famiglie. I danni reali di questa industria non sono ipotesi teoriche, sono boati reali che fanno tremare i vetri delle nostre case a chilometri di distanza» ha scritto ieri il comitato Disarmiamoli della valle del Sacco.
A FINE LUGLIO l’eurodeputata di Avs Cristina Guarda ha depositato un’interrogazione alla Commissione europea riguardo la procedura di assegnazione dei fondi e la tempistica con cui sono state presentate le documentazioni tecniche e di sicurezza, che sarebbero arrivate in ritardo. «Continuare a concentrare qui nuove produzioni belliche, invece di investire in bonifiche e riconversione economica, significa moltiplicare un rischio che i cittadini si trovano già a dover gestire», ha commentato ieri Guarda.
